L’addio al ciclista in forma privata
Montecchio, il pm dà il via libera al funerale del 66enne travolto da un autocarro
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MONTECCHIO. È arrivato il nulla osta della Procura che ha restituito ai familiari il corpo di Renzo Dolci, 66 anni, il ciclista morto martedì scorso in un incidente stradale. Il funerale si terrà entro una settimana con una cerimonia n forma privata. Una decisione presa dai familiari e in linea col carattere del defunto, riservato e schivo.
L’autorizzazione del pm Stefania Pigozzi è arrivata dopo la consulenza disposta per accertare la dinamica dell’incidente. Per il decesso del pensionato è stato iscritto nel registro degli indagati il camionista, risultato negativo all’alcoltest.
L’apertura del fascicolo è di prassi in questi casi, ma l’omicidio stradale è diventato un reato dalle conseguenze pesanti, perciò la Procura vuole vederci chiaro nella dinamica: sequestrati il due ruote e l’autocarro, per poter confrontare il risultato della perizia affidata ad uno specialista con i rilievi eseguiti dalla polizia municipale Val d’Enza e con eventuali testimoni dell’accaduto.
Quel martedì, intorno a mezzogiorno, Dolci era in sella alla sua bicicletta, diretto verso Montecchio, quando dopo una curva nel lungo rettilineo della provinciale era stato urtato con violenza dall’autocarro di un operaio, che viaggiava nella stessa direzione di marcia. Dolci era stato sbalzato in un campo adiacente e, nonostante l’arrivo immediato de soccorsi, non c’era stato nulla da fare: inutili i tentativi di rianimarlo, durati più di mezz’ora.
Alle 12.40 il medico aveva dovuto dichiarare il decesso.
Renzo Dolci viveva in via Don Gaetano Chierici, nella zona dalla parte opposta al palazzetto dello sport in direzione Reggio, non lontano dal luogo dello schianto. Ex dipendente della Calf Spa, un’azienda di torni e macchine da stampaggio, era andato in pensione di recente. Non amava frequentare bar e circoli, mentre aveva una passione per le due ruote. Lascia la moglie Lorenza Rasori, i figli Andrea e Patrizia e una cognata residente a Barcaccia.
L’autorizzazione del pm Stefania Pigozzi è arrivata dopo la consulenza disposta per accertare la dinamica dell’incidente. Per il decesso del pensionato è stato iscritto nel registro degli indagati il camionista, risultato negativo all’alcoltest.
L’apertura del fascicolo è di prassi in questi casi, ma l’omicidio stradale è diventato un reato dalle conseguenze pesanti, perciò la Procura vuole vederci chiaro nella dinamica: sequestrati il due ruote e l’autocarro, per poter confrontare il risultato della perizia affidata ad uno specialista con i rilievi eseguiti dalla polizia municipale Val d’Enza e con eventuali testimoni dell’accaduto.
Quel martedì, intorno a mezzogiorno, Dolci era in sella alla sua bicicletta, diretto verso Montecchio, quando dopo una curva nel lungo rettilineo della provinciale era stato urtato con violenza dall’autocarro di un operaio, che viaggiava nella stessa direzione di marcia. Dolci era stato sbalzato in un campo adiacente e, nonostante l’arrivo immediato de soccorsi, non c’era stato nulla da fare: inutili i tentativi di rianimarlo, durati più di mezz’ora.
Alle 12.40 il medico aveva dovuto dichiarare il decesso.
Renzo Dolci viveva in via Don Gaetano Chierici, nella zona dalla parte opposta al palazzetto dello sport in direzione Reggio, non lontano dal luogo dello schianto. Ex dipendente della Calf Spa, un’azienda di torni e macchine da stampaggio, era andato in pensione di recente. Non amava frequentare bar e circoli, mentre aveva una passione per le due ruote. Lascia la moglie Lorenza Rasori, i figli Andrea e Patrizia e una cognata residente a Barcaccia.
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