Branco di lupi sbrana tre capre «I predatori ormai sono a valle»
Quattro Castella, pascolavano libere intorno a un laghetto recintato nell’azienda agricola Rossi «È la seconda volta. Abbiamo i recinti elettrici, ma non bastano. Serve l’intervento della Provincia»
QUATTRO CASTELLA. Tre capre sbranate da un branco di lupi e trovate a pezzi in un campo di mais: le fotografie di quel che resta dei poveri animali sono impressionanti, con le ossa visibili e le interiora dilaniate. È accaduto nella notte tra giovedì e venerdì, per la seconda volta in sei mesi, alla Fattoria azienda agricola Massimo Rossi, in via Leopardi 18 a Montecavolo.
L’azienda storica (l’anno di fondazione è il 1868), che conta allevamenti bovini per il Parmigiano Reggiano, un allevamento suino, uno spaccio e una parte di fattoria didattica, si trova all’interno di una riserva protetta. «Questa è zona di ripopolamento, dove le lepri e i fagiani si riproducono poi vengono catturati e spostati in altre aeree: non si può cacciare, perciò le specie di riproducono indisturbate, lupo compreso», spiega Gianni Rossi, 51 anni, uno dei fratelli che conducono l’azienda. «Avevamo tre caprette, tenute libere a pascolare sull’argine nel lago recintato: sono utili anche perché tengono pulito il prato – prosegue Gianni –. Ieri mattina, vedendo che non c’erano più, ci siamo messi a cercarle: alla fine le abbiamo trovate in un campo di mais dietro al laghetto, squartate e ridotte a brandelli».
Sul fatto che siano stati i lupi non c’è dubbio, come ha confermato il guardiacaccia chiamato sul posto. «Un branco di lupi e anche numeroso. Una capra può pesare 30 chili, per azzannarle e trascinarle via ci vuole una notevole forza predatoria e non se n’è salvata nemmeno una».
Non è la prima volta che alla fattoria Rossi subisce un assalto del genere. «Circa sei mesi fa, sempre i lupi, hanno dilaniate ben cinque capre. Erano stati avvistati ma stavolta perfino i nostri due pastori tedeschi non hanno abbaiato».
«Il valore commerciale in sé è limitato, anche se dovremo presentare denuncia (gli animali sono tutti bollati e registrati, ndr) e pagare i veterinari Ausl per l’uscita, nonché altri 300-400 euro per smaltire le carcasse. Ma la preoccupazione è un’altra – spiegano alla fattoria –: abbiamo tanti animali più preziosi, come i vitelli, che sono nelle stalle ma hanno l’accesso al pascolo esterno. Se i lupi si avvicinano così tanto è in pericolo l’allevamento. O non facciamo più uscire gli animali oppure dobbiamo prendere provvedimenti».
In casi simili avvenuti in Appennino, il Parco nazionale ha consigliato difese passive come i recinti elettrici. «I recinti elettrici li abbiamo, ma il lupo passa lo stesso – replica ancora Gianni Rossi –. Qui bisogna prendere provvedimenti in fretta. E non li posso prendere io: sono la Provincia e le autorità che devono tutelarci, perché il lupo è un animale protetto e io non posso nemmeno toccarlo. Il guardiacaccia ci ha riferito che ci sono state diverse denunce nel castellese: cosa si aspetta?».
Senza contare che ora l’azienda dovrà ricomprare le capre. «Dubito che le ricompreremo. Le teniamo più che altro perché questa è anche una fattoria didattica e ai bimbi piacciono molto: la nostra politica è quella del benessere animale. Ma non è più possibile, credo che stavolta rinunceremo».
Ambra Prati
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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