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Licenziamenti alla Mac3 Vertice sindacati-azienda

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BAISO. È ancora guerra alla ceramica Mac3 di Baiso, dopo il licenziamento improvviso di quattro dipendenti a tempo indeterminato avvenuto a inizio giugno. Martedì ci sarà un incontro in municipio...

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BAISO. È ancora guerra alla ceramica Mac3 di Baiso, dopo il licenziamento improvviso di quattro dipendenti a tempo indeterminato avvenuto a inizio giugno.

Martedì ci sarà un incontro in municipio fra la proprietà, la Filctem Cgil e il sindaco per tornare a parlare della questione della Mac3, storica realtà di Baiso con una quarantina di dipendenti. A inizio giugno le trattative fra azienda, maestranze e sindacato su una riorganizzazione dell’orario lavorativo, con ampliamento dei turni normali sino al sabato, si erano interrotte e poco dopo quattro dipendenti, tutte con contratto a tempo indeterminato, hanno ricevuto la lettera di licenziamento.

Martedì 13 giugno la Filctem e una ventina di addetti avevano organizzato un picchetto di protesta, sottolineando che da una parte c’erano licenziamenti e dall’altro l’impiego di persone con contratti interinali. La situazione non si è risolta da allora, i licenziamenti rimangono validi e ora il sindaco torna alla carica coinvolgendo anche la Regione. «Abbiamo richiesto e ottenuto un interessamento dell’assessorato regionale alle Attività Produttive», spiega il segretario provinciale Filctem Cgil Vittorio Venezia. Martedì ci sarà l’incontro in municipio, in cui provare una ricucitura.

Le parti però sono distanti. «Licenziare dei lavoratori mentre si discute e si contratta una diversa distribuzione dell’orario di lavoro è un atto gravissimo. È un comportamento ottocentesco che non fornisce, a nostro avviso, neppure le dovute risposte alle esigenze aziendali poste da mesi in trattativa», attacca Venezia che torna poi sul tema dei contratti. Per la sigla ceramica della Cgil non è possibile «accettare queste situazioni: da una parte si licenzia e dall’altra si utilizza lavoro precario e a termine. È una piaga nazionale che si estende sempre di più e crediamo che tutti, e a qualsiasi livello di responsabilità, dobbiamo dare una risposta». (adr.ar.)

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