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Rebus punti nascita: «Pochi medici per tanti ospedali»

Rebus punti nascita: «Pochi medici per tanti ospedali»

Montecchio, il punto sulla sanità reggiana durante l’incontro con l’Ausl: «I pochi ginecologi e pediatri a disposizione se ne vanno»

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MONTECCHIO. Pochi medici, tanti ospedali: è quanto dicono i numeri portati sul tavolo dai medici dell’Ausl durante l’incontro intitolato “Dai punti nascita al nuovo piano sanitario provinciale” tenutosi venerdì sera nell’aula Magna dell’Istituto D’Arzo

All’assemblea pubblica – in platea un centinaio di spettatori tra i quali molti sindaci della Val d’Enza – hanno presenziato Fausto Nicolini, direttore generale Ausl, Alessandro Volta, pediatra e responsabile del Programma materno infantile Ausl, Giorgio Mazzi e Cristina Marchesi dell’Ausl, Gianmaria Manghi presidente della Provincia e Paolo Colli, presidente dell’Unione e sindaco di Montecchio. 
 
Gli specialisti hanno snocciolato numeri. «La chiusura transitoria del Franchini è ovvio che non ci piace, non si è mai vista, ce la siamo inventata – ha esordito Volta, in servizio a Montecchio dal 2002 –. Ma non si poteva fare altrimenti, eravamo in una situazione di illegalità sui turni: non potevamo più fare ricorso a ore aggiuntive, senza rispettare i riposi, o alla reperibilità ogni 36 ore». Escamotage usati, finora, per supplire alla carenza di organico.
 
«A Montecchio mancano 4 ginecologi e 2 pediatri, in provincia mancano ben 13 ginecologi – ha proseguito Volta –. Negli anni l’Ausl ha indetto 11 concorsi pubblici per ginecologi e 7 per pediatri: la metà sono andati deserti e i pochi arrivati se ne sono andati via presto preferendo gli ospedali grandi». 
 
Volta ha proseguito con le cifre: 6 ospedali nel reggiano contro 2 a Piacenza e 3 a Parma, un punto nascita ogni 800 parti nel reggiano contro la media di uno ogni 1.300 parti in regione. E vincoli di legge molto più stringenti: «Negli anni ’70-‘80 la donna partoriva solo con l’ostetrica. Oggi serve la presenza di tre specialisti 24 ore al giorno, un ginecologo, un anestesista e un neonatologo. Un sistema non più sostenibile e in cui l’errore non è ammesso».
 
La conclusione, per Volta, è che «Montecchio non deve chiudere, ma riconvertirsi». 
 

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