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cronaca

Reggio Emilia, il viaggio dei paramenti della Sinagogaa fino ad Haifa

I gioielli storici e religiosi della nostra sinagoga trasferiti in Israele nel 1957 Un gruppo guidato da Istoreco nella città santa per visitare l’Aron-Ha-Kodesh 


23 luglio 2017 di Adriano Arati


REGGIO EMILIA . I paramenti di una sinagoga che viaggiano per il Mediterraneo, dalla Reggio violata dalla guerra sino ad Haifa. Nello stesso periodo in cui iniziano le manovre per “Livello 9”, il museo diffuso del ‘900 a Reggio Emilia, Istoreco torna a trovare un pezzo di storia locale oggi finita altrove, in Israele. Un viaggio della memoria si trova a Gerusalemme, in giorni turbolenti per gli ennesimi scontri sulla spianata delle moschee (o del tempio), uno dei luoghi più sacri per le tre grandi religioni monoteiste. Sinora non ci sono stati problemi per il gruppo, che dalla “città santa” si è spostato anche ad Haifa, visitando anche lo Yad Vashem, il museo dell'olocausto. Qui, nella prima periferia, si trova la comunità di Kiryat Shumel, che ospita i paramenti sacri appartenuti per quasi un secolo alla sinagoga reggiana, portati oltremare nel 1957. Dopo il conflitto mondiale la comunità ebraica di Reggio non esisteva più. La sinagoga di via dell’Aquila, costruita nel 1756 nel cuore del ghetto, era in abbandono. Per evitare danni e furti si decise di mandare in Israele il paramento più prezioso, lo splendido Aron-Ha-Kodesh realizzato in marmo di Carrara nel 1858. Di cosa si tratta? Di un’arca/altare tipica del ’700, usata per custodire i rotoli della Torah, il principale testo sacro ebraico, composto dai primi cinque libri dell’Antico Testamento. I paramenti della sinagoga di Reggio e di altri 21 luoghi di culti ebraici, vengono imbarcati a Genova e portati in Israele, grazie al lavoro di un ricco ebreo milanese. L’Aron-Ha-Kodesh era il pezzo più pregiato, per dimensioni e per il marmo al posto del legno, e viene scelta una destinazione adeguata, una grande sinagoga a Kyriat Shmuel di Haifa, dove si trova tutt’ora. Negli anni ’60, l’Aron-Ha-Kodesh è diventato anche un francobollo commemorativo, tutt’ora ricercato. Questa vicenda non ha lasciato tracce nella nostra città, dove la sinagoga ha continuato la sua decadenza, sino alle ristrutturazioni degli ultimi anni. E sino a pochi anni fa nessuno era a conoscenza del destino dei paramenti. Grazie al lavoro di Istoreco, sono stati ritrovati i documenti del trasporto e si è arrivati a Kyriat Shmuel. Lì il custode ha accolto Matthias Durchfeld di Istoreco dicendogli che da oltre 40 anni attendeva una visita reggiana. Nel 2013 e nel 2015 delegazioni reggiane hanno visitato Haifa, e nel 2017 l’esperienza si è ripetuta: una trentina di viaggiatori è stata accolta dalla comunità ortodossa di Kyriat Shmuel per uno scambio di doni e un momento in compagnia. In passato non erano mancate visite gradite, come quelle di Vittorio Liuzzi, discendente di ebrei reggiani (i Liuzzi sono stati una storica famiglia della nostra zona) da decenni residente a Haifa e di Donata Modena, una delle poche persone in grado di ricordarsi la sinagoga di via dell’Aquila. Ebrea ferrarese di madre reggiana, ha passato la sua infanzia in città degli anni ’30, con memorie chiare della sinagoga a cui passava davanti quotidianamente. Prima di ritrovarsela dopo la guerra nella “terra promessa”.

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