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Da Reggio Emilia alla conquista della Silicon Valley
REGGIO EMILIA. Le aziende hanno già cominciato a corteggiarli, interessate agli sviluppi di quel progetto “made in Emilia” che non è infatti sfuggito ai docenti dell’Università di Pisa che l’hanno...
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REGGIO EMILIA. Le aziende hanno già cominciato a corteggiarli, interessate agli sviluppi di quel progetto “made in Emilia” che non è infatti sfuggito ai docenti dell’Università di Pisa che l’hanno scelto tra i vincitori di una settimana nel regno delle idee diventate impresa: la Silicon Valley. Il viaggio in California del reggiano Pietro Carra – con la sua “socia” di studi, la modenese Elisa Ferrari – è iniziato sabato scorso e durerà quasi dieci giorni, tra incontri e corsi di accelerazione di impresa al TVLPx di Menlo Park che ospiterà gli ideatori dei quattro progetti vincitori del programma PhD+ con cui l’ateneo pisano promuove lo spirito imprenditoriale dei propri studenti e laureati.
Un’opportunità che Pietro e Elisa – 24enni iscritti alla laurea magistrale di Fisica medica in Toscana, dopo la triennale all’Unimore – non volevano lasciarsi sfuggire e così hanno pensato di mettere nero su bianco un progetto che unisse le proprie competenze. L’esito finale si chiama “Smart panopticon”, progetto per dotare le telecamere di videosorveglianza della capacità di riconoscere autonomamente comportamenti sospetti e segnalare infrazioni o danneggiamenti: tutto avviene grazie ad un chip capace di rendere intelligente qualsiasi telecamera con costi che vanno da dieci euro in su. «In questi mesi concluderemo la realizzazione del primo prototipo che sarà brevettato, nel frattempo diverse aziende si sono già fatte avanti mostrando un serio interesse per possibili investimenti – rivela Pietro –. Il nostro obiettivo è fondare una startup e poi avviare collaborazioni con i diretti interessati».
Un’opportunità che Pietro e Elisa – 24enni iscritti alla laurea magistrale di Fisica medica in Toscana, dopo la triennale all’Unimore – non volevano lasciarsi sfuggire e così hanno pensato di mettere nero su bianco un progetto che unisse le proprie competenze. L’esito finale si chiama “Smart panopticon”, progetto per dotare le telecamere di videosorveglianza della capacità di riconoscere autonomamente comportamenti sospetti e segnalare infrazioni o danneggiamenti: tutto avviene grazie ad un chip capace di rendere intelligente qualsiasi telecamera con costi che vanno da dieci euro in su. «In questi mesi concluderemo la realizzazione del primo prototipo che sarà brevettato, nel frattempo diverse aziende si sono già fatte avanti mostrando un serio interesse per possibili investimenti – rivela Pietro –. Il nostro obiettivo è fondare una startup e poi avviare collaborazioni con i diretti interessati».
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