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Aemilia, oggi testimonia il sindaco Vecchi

di Enrico Lorenzo Tidona
Aemilia, oggi testimonia il sindaco Vecchi

Citati anche il consigliere Pagliani, Alfonso Diletto e due pentiti. Non saranno sentiti i bomber Bonucci e Marchisio

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REGGIO EMILIA. La politica reggiana torna prepotentemente protagonista quest’oggi al processo Aemilia. Dopo il ministro alle Infrastruttur ed ex sindaco di Reggio Emilia Graziano Delrio, oggi sul banco dei testimoni sarà il turno dell’attuale sindaco della città, Luca Vecchi, citato dall’avvocato Antonio Piccolo del Foro di Bologna, difensore di Francesco Scida, quest’ultimo accusato di essere un prestanome di Pino Giglio. Una posizione più defilata rispetto a molte altre, quella di Scida, il cui difensore ha deciso però di chiamare in causa i vertici della politica locale per ricostruire il contesto della comunità cutrese e le eventuali frequentazioni degli imputati con la società reggiana.

Anche la moglie del sindaco Vecchi, Maria Sergio, ex dirigente alla Pianificazione territoriale in comune, sarebbe stata citata per oggi ma la sua deposizione è stata spostata all’udienza del primo agosto prossimo.

La lista testi odierna è fitta e prevedeva anche la citazione di due assi del calcio come Leonardo Bonucci e Claudio Marchisio, citati dall’avvocato Carlo Taormina, che difende l’ex juventino Vincenzo Iaquinta e il padre Giuseppe, imputati al processo ordinario. Per i due calciatori, però, è stata presentata rinuncia. Sempre da Taormina è stato citato per oggi il consigliere comunale di Reggio, Giuseppe Pagliani, già assolto dall’accusa di concorso esterno nell’abbreviato di Aemilia, e ora imputato nell’appello a Bologna, in forza al quale oggi potrebbe astenersi dal rispondere alle domande. Atteso anche il collegamento dal carcere di Alfonso Diletto, cutrese residente a Brescello, già condannato in abbreviato a 14 anni di carcere, considerato uno degli uomini al vertice del sodalizio attivo in Emilia.

Sempre per oggi era stata fissata dall’avvocato Piccolo la citazione per il senatore modenese Carlo Giovanardi - in lista anche agli avvocati Stefano Vezzadini e Stella Pancari per la difesa di Gianluigi Sarcone - e per il sindaco di Modena, Gian Carlo Muzzarelli, sul cui interesse testimoniale il presidente della corte Francesco Caruso ha espresso dei dubbi. La necessità di sfoltire la lista testi, inizialmente arrivata a 1.300 nomi circa, resta una priorità per la Corte, che prosegue la udienze a ritmo serrato e intende terminare il dibattimento all’inizio dell’anno prossimo.

L’avvocato Piccolo ha citato per oggi anche due pentiti di grande spessore visti i precedenti criminali nei clan di ’ndrangheta. Si tratta di Giuseppe Vrenna, crotonese affiliato alla ‘ndrangheta, membro di una famiglia storicamente vicino all’organizzazione criminale. Uomo che si è sempre occupato del contrabbando di sigarette e grazie alla sua collaborazione con la giustizia ha svelato diversi retroscena. La sua ascesa era stata assai veloce: da giovane “picciotto”, in forza del cognome Vrenna, diventò in breve camorrista, poi sgarrista, quindi santista, evangelista e trequartino, quest’ultimo grado di rango che ha affermato di aver ricevuto da Umberto Bellocco di Rosarno. Negli interrogatori avvenuti nel 2012 in presenza dei pm antimafia Roberto Pennisi e Marco Mescolini, rivelò di essere a conoscenza che a Reggio Emilia era stata aperta una ’ndrina legata al clan Grande Aracri, come rivelatogli da Vito Martino. Fu poi Vrenna a chiarire il ruolo dell’imprenditore Pino Giglio, già condannato in abbreviato a 12 anni, poi pentitosi nel processo Aemilia. Oltre a Vrenna dovrebbe essere sentito anche Luigi Bonaventura, altro pentito calabrese, soprannominato “gné gné”, che durante gli interrogatori ha rivelato il suo legame sempre con il boss cutrese Nicolino Grande Aracri, con il quale ha condiviso i giorni di carcere a Catanzaro nel 2007.

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