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Dipartimento mamme le reggiane dicono “No”

di Martina Riccò
Dipartimento mamme le reggiane dicono “No”

Coro unanime di proteste nel Pd dopo l’idea della segretaria di Renzi Antonella Incerti: «Un passo indietro». Vanna Iori: «Si parli di genitorialità»

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REGGIO EMILIA. Peggio della Dc anni ‘50. Si è levato compatto il coro delle donne e mamme del Pd dopo l’ultima trovata della segreteria Renzi: costituire un dipartimento ad hoc che analizzi e presidi i diritti delle madri. Non è il solo – la riorganizzazione del Partito Democratico passerà attraverso altri 39 dipartimenti per altrettanti settori della società, dal lavoro all’università – ma è quello che fa più discutere. Anche in casa nostra.

«La maternità/paternità/genitorialità – commenta su Facebook Roberta Mori, consigliere regionale e presidente della Commissione parità e diritti – è molto importante per donne, uomini e la società tutta. La responsabilità del presente e del futuro va condivisa e non caricata sulle spalle delle donne lisciando il pelo alla miopia iconografica patriarcale perché le mamme sono prima di tutto donne con un portato di storia che non può essere confinato. Come non ero d’accordo in Assemblea Nazionale, non sono d’accordo ora in una valorizzazione settaria e funzionale delle donne. Si vedrà ovviamente nel merito come saranno declinate le politiche, ma il simbolico nel linguaggio è talmente rilevante da poter condizionare moltissimo l’immaginario e provocare regressioni culturali enormi. Parlando per paradosso, e con un briciolo di ironia, se passa il concetto che vale la donna solo in quanto genitrice, allora... scusate il disturbo». Corredando il tutto con gli esplicativi ashtag: #avantitutte, #insieme, #mammenonmamme.

Dello stesso parere Valeria Montanari, assessore comunale alla Partecipazione: «Le donne andrebbero valorizzate con politiche di genere a prescindere dal ruolo di madre, e lo dico da mamma. Bene gli incentivi sulle nascite voluti dal Pd, anche se c’è ancora tanto da fare in questo senso, ma ritengo che il ruolo femminile vada pensato nella sua interezza piuttosto che concentrare tutto sulla genitorialità. Ci sono donne che non possono o non vogliono essere mamme, questo aspetto va considerato e rispettato». E se per Titti Di Salvo, responsabile del nuovo dipartimento, la polemica è sterile («L’intento politico è chiaro: si tratta di coniugare la maternità con l’estensione dei diritti»), per le reggiane le parole sono importanti, e un richiamo simbolico sbagliato rischia di riportare tutti indietro di cinquant’anni. «Bastava chiamare il dipartimento “della genitorialità” – spiega Vanna Iori, componente della Commissione bicamerale per l’infanzia e l’adolescenza – perché la questione familiare ed educativa non riguarda solo le mamme: c’entrano i padri ma anche la società tutta. La maternità è al centro di un universo di politiche che riguardano, per esempio, il lavoro e i servizi educativi, e comprende ambiti che non sono riconducibili alla mamma. Anche perché qualsiasi famiglia, che sia materna, paterna, adottiva o affidataria, è chiamata, insieme alla comunità circostante, a disegnare il futuro dei bambini».

«Il dipartimento delle mamme – ribadisce la deputata Antonella Incerti – è un passo indietro: in questi anni abbiamo lavorato nella direzione opposta e non vedo perché vanificare tutto. È a partire dalla legge 53 del 2000 di Livia Turco che proviamo a spostare l’idea di maternità a quella di genitorialità. Credo che questo dipartimento non sia giusto nemmeno per quei papà, e ce ne sono tanti, che si dividono tra famiglia e lavoro. Se vogliamo aiutare le mamme dobbiamo parlare di genitorialità e agire per esempio nell’ambito del lavoro. Un passo fondamentale sarebbe aumentare il congedo parentale: la parità retributiva sancita per legge è infatti ancora solo teorica, perché spesso le donne sono obbligate a chiedere part-time o permessi. Staremo a vedere...». (m.r.)

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