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Polemica in zona stazione: «Non trasferite qui i malati di mente»

Polemica in zona stazione: «Non trasferite qui i malati di mente»

Reggio Emilia, nuovo appello del comitato: «Cittadini impauriti. Sindaco, prefetto e questore rivalutino il progetto di via Gobetti»

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REGGIO EMILIA. Il blocco avvenuto domenica scorsa in via Vecchi da parte dei carabinieri del pakistano di 25 anni fuggito dal Diagnosi e Cura, che inneggiava ad Allah, diventa ora l’appiglio usato dai comitati dei residenti della zona stazione per allontanare dal quartiere l’ipotesi di realizzare il progetto del centro per malati di mente.

Quest’ultimo, infatti, dovrebbe essere trasferito dalla cooperativa sociale L’Ovile da via Fantuzzi in via Gobetti, davanti a via Turri. Zona da mesi nell’occhio del ciclone formato da polemiche furenti sulla presenza di stranieri e sull’allarme sicurezza, inasprite ora dal trasferimento di servizi per persone con disagio mentale deciso dalle coop sociali.

«Il fatto accaduto in città, conclusosi proprio in via Vecchi e vissuto con il terrore di un attentato kamikaze da diversi abitanti della zona e soci di Cres, ci porta a chiedere nuovamente alle massime autorità cittadine di rivedere la destinazione dell’immobile di via Gobetti 1 di fronte a via Turri, recentemente ristrutturato dalla Cooperativa L’Ovile – scrive in un comunicato il direttivo del Cres, il comitato Reggio Emilia Sicura – Infatti tale stabile sarà occupato dal servizio di detta cooperativa dedicato ai malati di mente».

Quindi, l’episodio di domenica che ha visto protagonista un giovane pakistano inneggiante Allah, che era appena stato messo in trattamento sanitario obbligatorio, «ha scatenato nel quartiere molta agitazione».

«Ho ricevuto tante testimonianze di questo triste evento – dichiara il portavoce del comitato Reggio Emilia Sicura, Corrado Grasselli – di gente impaurita che si chiede cosa accadrà alla imminente apertura del servizio per malati di mente in via Gobetti 1. Quando lo scorso 30 marzo incontrammo, come Rete dei Comitati, il prefetto, presenti anche questore e sindaco, chiedemmo che venisse istituita una cabina di regia che governasse le scelte territoriali delle cooperative nell’assegnazione di certi servizi delicati, a forte impatto sociale e sull’ordine pubblico. Nulla di tutto questo».

Per Grasselli, «il servizio per i detenuti a fine pena è stato collocato alla Polveriera, via Gobetti è stata confermata ai malati di mente, e l’acquisto della ex vetreria di via Pezzarossa- angolo viale Olimpia da parte della Dimora di Abramo non fa certo ben sperare. In pratica in questa area della città viene incrementata e concentrata l'assegnazione di servizi che rappresentano dei reali pericoli per i cittadini, che non vengono ascoltati in istanze assolutamente legittime per vivere in sicurezza e nella legalità».

Il centro di via Gobetti dovrebbe ospitare solo dieci persone, controllate 24 ore su 24, e che saranno trasferite verso ottobre.

«Il direttivo di Reggio Emilia Sicura – scrive ancora il comitato nella nota diramata ieri – rivolge quindi un forte appello a prefetto, questore e sindaco di Reggio perché sia fatta in tempi brevissimi una nuova valutazione sulla scelta della destinazione d’uso fatta dalla cooperativa L'Ovile sull'immobile di via Gobetti 1, con l'auspicio che non si debba incorrere in spiacevoli situazioni per rendersi conto del grave sbaglio che si sta commettendo. Il direttivo rileva inoltre che nelle ultime serate si è riattivata l’azione della prostituzione in strada di ragazze di colore e l’attività di spaccio». Dal comitato arriva di conseguenza un’altra richiesta: «Si chiede quindi al questore, sempre attenta alle esigenze della cittadinanza, di riaccendere il faro sulle vie Vecchi e Sani. Abbiamo necessità di serenità tutti i giorni».

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