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L’accusa della leghista Silva «I profughi sporcano i parchi»

L’accusa della leghista Silva «I profughi sporcano i parchi»

BRESCELLO. «I richiedenti asilo che sono ospiti qui a Brescello devono avere maggiore rispetto dei parchi del paese. Non è tollerabile che queste persone si permettano di sporcare impunemente le aree...

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BRESCELLO. «I richiedenti asilo che sono ospiti qui a Brescello devono avere maggiore rispetto dei parchi del paese. Non è tollerabile che queste persone si permettano di sporcare impunemente le aree verdi frequentate da famiglie con bambini».

È l’accusa lanciata da Catia Silva, responsabile legalità per la Lega nord Emilia che ha già avvisato la Dimora d’Abramo, l’associazione che si occupa della gestione dei richiedenti asilo, per far presente la situazione.

Un’invettiva che arriva quasi in contemporanea con l’iniziativa della commissione prefettizia che, proprio questa mattina, presenta in Comune il progetto di volontariato a favore delle persone richiedenti asilo, in collaborazione proprio con la Dimora d’Abramo e alcune associazioni locali quali l’Auser, la Protezione civile, la Pro Loco e la parrocchia.

«Mi sono arrivate delle segnalazioni – spiega la Silva – che poi ho documentato con foto, rispetto allo stato in cui versano in particolare due parchi del paese. Si tratta del parco del bocciodromo e del parco a fianco alla caserma dei carabinieri. I richiedenti asilo, prima di rientrare nell’albergo che li ospita in paese, trascorrono alcune ore all’aria aperta. Fin qui tutto bene, non fosse che dopo il loro passaggio i parchi presentano rifiuti sparsi ovunque. Non solo: c’è anche chi fa i propri bisogni indisturbato. Sono comportamenti non tollerabili da parte di chi è ospite qui da noi e riceve accoglienza e assistenza».

La leghista preannuncia ulteriori azioni qualora la situazione dovesse persistere: «In questi giorni inizierò con altri cittadini il presidio di questi parchi per controllare di persona eventuali comportamenti scorretti. Un conto sono la tolleranza e l’ospitalità, un altro conto invece è la maleducazione». (a.v.)

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