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Un museo in memoria dell’epopea dei pontieri

BORETTO. «L’idea del museo è nata con l’intento di ricordare tutti coloro che almeno una volta nella loro vita hanno attraversato il ponte. L’ho fatto inoltre per i miei genitori, che mi hanno dato...

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BORETTO. «L’idea del museo è nata con l’intento di ricordare tutti coloro che almeno una volta nella loro vita hanno attraversato il ponte. L’ho fatto inoltre per i miei genitori, che mi hanno dato tanto, e per le future generazioni. Spero che le mie nipotine un giorno sceglieranno di portare avanti questo ricordo». Dire che Romano Gialdini conosce ogni segreto del Po sarebbe un eufemismo: il grande fiume scorre nelle vene della sua famiglia, in quanto il nonno Archimede è stato capopontiere, così come il padre Dino.

E lui stesso ha fatto in tempo a lavorare sul ponte per cinque anni, dal 1962 al 1967. Di fatto, è lui l’ultimo pontiere rimasto. In un ambiente che ha fatto parte delle strutture collaterali al vecchio ponte, Gialdini ha collocato fotografie dei momenti più significativi della vita del ponte e un tratto del ponte stesso in scala 1:10.

Tra le tante foto, ad esempio, ne spicca una in cui figura il responsabile tecnico del ponte, Mario Prodi, padre di Romano, ex presidente del Consiglio.

Gialdini tiene infine a ricordare chi sono stati i pontieri borettesi che negli ultimi anni hanno prestato servizio: Gino Benassi, Gino Bobbioni, Mario Bovi, Ferrante Gialdini, Nemes Gialdini, Giovanni Melli, Stello Savini, Renne Simonazzi, Gino Vaccari e Dino Villani. (a.v.)

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