«È anche merito dell’Università se c’è la ripresa»
di Roberto Fontanili
Il prorettore Ferretti commenta l’indagine del Sole 24 Ore Reggio al top fra le province che reagiscono alla crisi
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REGGIO EMILIA . Tra i diversi fattori che hanno fatto di Reggio Emilia, assieme a Modena e Bergamo, una delle provincie più dinamiche e meglio attrezzate a reagire alla crisi economica, figura anche il numero di laureati tra i giovani reggiani. La nostra provincia risulta, infatti, al primo posto nella crescita del numero dei laureati nella popolazione giovanile nell’ultimo quinquennio, ovvero nel periodo compreso tra il 2012 e il 2016.
A segnalare il primato è il prorettore dell’Università degli Studi di Modena e Reggio, Riccardo Ferretti, sulla base dell’indagine pubblicata nelle scorse settimane da Il Sole 24 Ore. Ferretti sottolinea come «la performance di Reggio Emilia è in buona parte dovuta anche all’apporto di tanti nuovi laureati». Prendendo a riferimento la valutazione del quotidiano economico, secondo la quale «anche se il quadro economico continua a rimanere difficile, dalle province italiane affiorano i primi segnali di reazione, puntando sempre più sull’istruzione», il prorettore rimarca il ruolo svolto da Unimore per il raggiungimento di questo risultato, che vede l’ateneo reggiano sfornare ogni anno numerosi nuovi laureati che poi in molti casi approdano in tempi non lunghissime nel mercato del lavoro. E anche questo è un altro delle performance messe a segno da Unimore.
«Sono diversi gli indicatori, che ormai dimostrano – si sottolinea da palazzo Dossetti – che con una laurea è più facile trovare un’occupazione e che più in generale in questi anni è aumentato in Italia e a Reggio il numero dei laureati ogni mille giovani».
«Secondo l’indagine – spiega il prorettore – che si è rifatta a fonti del Miur (Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, ndr), Reggio Emilia è la provincia dove questo rapporto è aumentato in misura maggiore, mettendo a segno un +21% e passando dal 54,3% al 65,8%. E la presenza di Unimore ha certamente contribuito in maniera significativa a questo processo». La conferma arriva dal numero dei laureati reggiani che ogni anno escono dall’Università.
Secondo i dati di Unimore circa il 40% dei 2.500 dei diplomati che ogni anno escono dagli istituti superiori reggiani, si iscrive poi all’Università di Modena e Reggio. Negli ultimi cinque anni l’aumento è stato significativo passando da 756 del 2012 ai 1.029 del 2016 (con un aumento del 25%, pari a + 250 laureati).
Il prorettore, nell’esprimere particolare soddisfazione per questi dati confortanti, argomenta ulteriormente la sua analisi sottolineando come «Unimore contribuisca in maniera significativa a questi risultati partecipando in tal modo all’arricchimento del tessuto sociale e alla dinamicità del territorio in cui opera. Questo dato è anche un’ennesima conferma di ciò che molti studiosi affermano da tempo e che l’investimento in istruzione risulta essere un importante fattore nella competizione». Da ultimo, Ferretti pone l’accento sulla capacità attrattiva e l’offerta formativa di Unimore e aggiunge: «A questi dati il costante aumento degli studenti immatricolati, risulta evidente che l’Università di Modena e Reggio con la sua offerta formativa riesca a incontrare l’interesse degli studenti e offrire loro una qualificata formazione da poter spendere sul mercato del lavoro».
A segnalare il primato è il prorettore dell’Università degli Studi di Modena e Reggio, Riccardo Ferretti, sulla base dell’indagine pubblicata nelle scorse settimane da Il Sole 24 Ore. Ferretti sottolinea come «la performance di Reggio Emilia è in buona parte dovuta anche all’apporto di tanti nuovi laureati». Prendendo a riferimento la valutazione del quotidiano economico, secondo la quale «anche se il quadro economico continua a rimanere difficile, dalle province italiane affiorano i primi segnali di reazione, puntando sempre più sull’istruzione», il prorettore rimarca il ruolo svolto da Unimore per il raggiungimento di questo risultato, che vede l’ateneo reggiano sfornare ogni anno numerosi nuovi laureati che poi in molti casi approdano in tempi non lunghissime nel mercato del lavoro. E anche questo è un altro delle performance messe a segno da Unimore.
«Sono diversi gli indicatori, che ormai dimostrano – si sottolinea da palazzo Dossetti – che con una laurea è più facile trovare un’occupazione e che più in generale in questi anni è aumentato in Italia e a Reggio il numero dei laureati ogni mille giovani».
«Secondo l’indagine – spiega il prorettore – che si è rifatta a fonti del Miur (Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, ndr), Reggio Emilia è la provincia dove questo rapporto è aumentato in misura maggiore, mettendo a segno un +21% e passando dal 54,3% al 65,8%. E la presenza di Unimore ha certamente contribuito in maniera significativa a questo processo». La conferma arriva dal numero dei laureati reggiani che ogni anno escono dall’Università.
Secondo i dati di Unimore circa il 40% dei 2.500 dei diplomati che ogni anno escono dagli istituti superiori reggiani, si iscrive poi all’Università di Modena e Reggio. Negli ultimi cinque anni l’aumento è stato significativo passando da 756 del 2012 ai 1.029 del 2016 (con un aumento del 25%, pari a + 250 laureati).
Il prorettore, nell’esprimere particolare soddisfazione per questi dati confortanti, argomenta ulteriormente la sua analisi sottolineando come «Unimore contribuisca in maniera significativa a questi risultati partecipando in tal modo all’arricchimento del tessuto sociale e alla dinamicità del territorio in cui opera. Questo dato è anche un’ennesima conferma di ciò che molti studiosi affermano da tempo e che l’investimento in istruzione risulta essere un importante fattore nella competizione». Da ultimo, Ferretti pone l’accento sulla capacità attrattiva e l’offerta formativa di Unimore e aggiunge: «A questi dati il costante aumento degli studenti immatricolati, risulta evidente che l’Università di Modena e Reggio con la sua offerta formativa riesca a incontrare l’interesse degli studenti e offrire loro una qualificata formazione da poter spendere sul mercato del lavoro».
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