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Estorsione e usura: condannato a 6 anni

di Ambra Prati
Estorsione e usura: condannato a 6 anni

Ha prestato 700 euro a un 50enne pretendendo il doppio e prendendo a garanzia un’automobile che ne valeva 13mila

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SAN MARTINO IN RIO. È diventata definitiva la condanna a 6 anni e 8 mesi, per i reati di usura ed estorsione, a carico di Giuseppe Della Corte, 59 anni, originario di Napoli ma residente a San Martino in Rio.

Il soggetto, conosciuto dalle forze dell’ordine per i suoi precedenti penali, è già sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza. L’iter giudiziario nei suoi confronti si è concluso nei giorni scorsi: l’Ufficio esecuzioni penali del tribunale di Reggio ha emesso a carico del 59enne un ordine di carcerazione, che è stato inviato ai carabinieri di San Martino in Rio. I militari hanno rintracciato Della Corte nella sua abitazione e, dopo avergli notificato il provvedimento, lo hanno accompagnato nella Casa Circondariale di Reggio, dove dovrà scontare la pena di 6 anni e 8 mesi di reclusione.

La vicenda che ha portato all’attuale condanna risale al 2013 e si è consumata nella zona dello scandianese. Da quanto è stato ricostruito in sede di dibattimento, all’epoca un 50enne in difficoltà economica ha chiesto a Della Corte un prestito da 700 euro. Quest’ultimo però ha preteso dal malcapitato di riavere indietro – in un arco temporale strettissimo, appena una decina di giorni – il doppio della somma prestata: 1400 euro.

In più l’estorsore ha preteso di avere la macchina della vittima in garanzia: un’Audi A4, il cui valore commerciale, all’epoca dei fatti, è stato giudicato in oltre 13mila euro. L’Audi è stata utilizzata come “ostaggio” per costringere il 50enne a saldare: Della Corte ha poi restituito la macchina, una volta onorato il debito (il 50enne ha dovuto far ricorso ad un prestito del padre, chiamato poi a rilasciare la sua deposizione in aula), ma questo particolare è costato all’uomo l’accusa grave di estorsione.

Il processo si è svolto nel 2015 in tribunale a Reggio. Inizialmente è stato imputato anche il figlio di Della Corte, che durante diversi incontri con la vittima in una villetta aveva fatto intendere di non essere lui direttamente a prestargli i soldi, bensì una terza persona: probabilmente una “tattica” per spaventare ancor di più la terrorizzata vittima, facendogli prefigurare una organizzazione criminale alle spalle e quindi conseguenze nefaste nel caso in cui non avesse pagato.

Difatti da quanto emerso in sede giudiziaria il giovane è stato assolto con formula piena poiché, come sottolineato dal difensore avvocato Giancarlo Pasquale, non c’erano prove che il figlio fosse a conoscenza degli “affari” portati avanti dal padre con metodi da strozzinaggio.

Il procedimento giudiziario, dove hanno sfilato diversi testimoni e persone informate dei fatti, si è concluso con il riconoscimento della responsabilità di Della Corte, condannato oltre al carcere anche a pagare una multa di 1.500 euro.

Ambra Prati

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