Gazzetta di Reggio

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Gattatico, duemila persone al Museo Cervi per la pastasciuttata antifascista

di Ambra Prati
Gattatico, duemila persone al Museo Cervi per la pastasciuttata antifascista

Tanto pubblico per rievocare la cena del 25 luglio di 74 anni fa dopo la caduta di Mussolini. Assenti molti sindaci compreso quello di Campegine. Soliani: «Dobbiamo difendere la democrazia»

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GATTATICO. Quasi duemila persone hanno partecipato martedì sera alla pastasciuttata antifascista al Museo Cervi: 1.200 i commensali, il Museo pieno di visitatori, 60 volontari, per un totale di circa duemila persone.
Un rito che ogni anno si ripete nella casa dei sette fratelli, a rinnovare la festa in piazza organizzata dai Cervi il 25 luglio 1943, quando la radio diffuse la notizia della caduta di Mussolini, sostituito dal re dal generale Badoglio.

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LA NOVITÀ. Quest’anno la novità principale è stata la Rete delle pastasciuttate resistenti, che si è sviluppata in modo quasi virale tramite il web: ieri a festeggiare a suon di penne, nelle tavolate “gemelle”, c’erano ben 120 località, la più lontana delle quali è stata Messina. Un quasi raddoppio: l’anno scorso le cene in contemporanea erano state solo 80.  La manifestazione, colorata e informale, ha invaso i Campi Rossi di persone di tutte le età, dai pensionati alle famiglie con bambini. Numerose le delegazioni Anpi da tutta la Regione, con alcune staffette partigiane: una di loro, Dina Manaresi, 94 anni arrivata con l’Anpi di Ravenna, è salita sul palco.

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I PRESENTI. Tante le persone in coda per un piatto di pasta o per il gnocco fritto con salume; numerosi i commensali, che hanno passato la serata tra bancarelle di gadget resistenti originali, stand di associazioni come Emergency, visite guidate al museo, bandiere rosse e file per conquistare le bevande.
Presenti al gran completo i discendenti dei Cervi: da Antenore Cervi della Cia all’ex sindaco Paolo e Adelmo sotto il palco. Hanno brillato per assenza, invece, le istituzioni locali: di sindaci c’erano solo il padrone di casa Gianni Maiola, di Gattatico, e Andrea Carletti di Bibbiano. Assenti tutti gli altri primi cittadini della Val d’Enza, compreso il sindaco di Campegine Germano Artioli.

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I VOLONTARI. Accanto alla quarantina di volontari assicurati da Campegine, Gattatico, Poviglio e Reggio, hanno servito tra i tavoli (con addosso la maglietta rossa d’ordinanza) anche i 45 ragazzi del progetto “Work in Progress”, finanziato dalla Regione e realizzato dall’Unione Val d’Enza. «Si tratta di adolescenti, di età compresa tra i 13 e i 17 anni, in parte disabili e in parte con difficoltà familiari, seguiti dal Servizio di Educativa territoriale dell’Unione Val d’Enza – spiegano Roberta Chierici, coordinatrice del Servizio Educativa, e Duccio Simonelli, coordinatore del progetto –. Questa serata, per loro, è il primo di cinque eventi. Di solito in questi progetti si impegnano gruppi disagiati in contesti ordinari: qui l’inclusione è alla rovescia, sono i ragazzi in difficoltà a diventare promotori di azioni sociali».

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"VALORI DA RIAFFERMARE" Alle 21.30 sono saliti sul palco la presidente dell’Istituto Cervi Albertina Soliani e il presidente della Provincia Giammaria Manghi. «Stasera siamo qui in festa per riaffermare i valori dei Cervi – ha detto Soliani –. Non siamo bravi come loro, perché facciamo perfino fatica a capire dov’è il rischio per la democrazia. Oggi, se avessimo la forza di cambiare noi stessi e la politica, nel mondo si sentirebbe un’aria diversa. Noi potremmo fare molto di più. Non possiamo venire una sera a Casa Cervi se poi non ci impegniamo a cambiare il mondo». Manghi ha ricordato «la perdita di alcuni valori fondamentali, come il diritto al voto e la questione migranti».

LA CERIMONIA. È seguita la premiazione del Festival Teatrale di Resistenza 2017 ospitato a Casa Cervi nelle scorse settimane: primo classificato “Esilio” della Piccola Compagnia Dammacco, secondo “Gianni” della Società dello Spettacolo, menzione speciale per la compagnia ErosAntEros per “Sulla difficoltà di dire la verità” e premio del pubblico ai MaMiMò per “Nessuna pietà per l’arbitro” (testo di Emanuele Aldrovandi).

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