Bomba artigianale esplode a Visignolo
di Ambra Prati
A mezzanotte un ordigno scoppia sotto il porticato di una villetta bifamiliare La Scientifica al lavoro. Tante piste nelle indagini per individuare il movente
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BAISO. Un boato improvviso, udito fin sulla provinciale, venerdì verso mezzanotte ha svegliato di soprassalto i residenti di via Borgo Visignolo, una manciata di case in sasso intorno ad una torre, sulle colline del territorio al confine tra Baiso e Viano.
L’allarme, scattato con notevole ritardo, alle 4 del mattino, ha mobilitato le forze dell’ordine per quello che, fin dal primo istante, è parso come un mistero. Una bomba artigianale, fatta scoppiare da mani ignote sotto il porticato dell’abitazione bifamiliare ai civici 33 e 35, ha semidistrutto l’edificio.
La richiesta di intervento risale alle 4 del mattino, quando sul posto sono giunti per primi i vigili del fuoco di Reggio Emilia. Questi ultimi si sono limitati a constatare l’assenza di feriti (al momento dell’esplosione, la casa era vuota) e i danni ingenti provocati dall’esplosione di un ordigno artigianale che ha mandato in frantumi la porta d’ingresso, danneggiato le finestre (pezzi degli infissi in legno sono volati nel cortile) e danneggiato mobili all’interno, mentre l’onda d’urto ha “alzato” e fatto ricadere il tetto del porticato, tanto che le tegole si presentavano sconnesse.
Dalle modalità, l’ipotesi della fuga di gas è stata subito scartata. Vista la natura senza dubbio dolosa della deflagrazione, i pompieri si sono limitati a dichiarare l’inagibilità dell’edificio, per motivi precauzionali, in attesa della valutazione di staticità, e hanno passato la palla ai carabinieri.
Sul posto sono giunti verso le 5 i militari della stazione di Baiso, del Nucleo operativo di Castelnovo Monti e quelli del Nucleo investigativo di Reggio, questi ultimi specialisti della scientifica. Il perimetro esterno dell’abitazione è stato delimitato e messo sotto sequestro: gli esperti della scientifica, in mascherina e guanti, sono rimasti sul posto per ore, provvedendo a repertare una serie di campioni che saranno inviati al Ris di Parma per le analisi e, soprattutto, per stabilire con quali elementi è stato composto l’ordigno. Soltanto alle 14.30 gli esperti della scientifica hanno concluso il minuzioso lavoro di scandaglio e il sopralluogo anche al piano superiore, in cerca di tracce che saranno fondamentali per indirizzare le indagini, coordinate dal pm Giulia Stignani.
Nel frattempo i colleghi dell’Arma hanno parlato con le proprietarie dell’immobile. Lo stabile è suddiviso in due piani: due appartamenti, corrispondenti ai civici 33 e 35, da decenni di proprietà della famiglia Cilloni. Ad ereditare la villetta dai genitori, entrambi deceduti, sono state tre sorelle: Rita, Lucia e Paola Cilloni, una residente a Scandiano e due a Visignolo, ad un chilometro di distanza. Una famiglia originaria del piccolo borgo, che utilizza la villa in modo molto saltuario: la casa è disabitata da anni e le tre sorelle hanno dichiarato di non avere “nemici”.
Negli ultimi giorni, però, l’abitazione è stata data in uso ad un modenese, Gian Luca Catelani, 54 anni, residente in via della Cerca a Modena. L’uomo è stato definito un ospite, un amico alloggiato in modo temporaneo e a titolo gratuito: risiede lì dal 15 luglio, da appena due settimane. È stato il 54enne, alle 4 del mattino, quando è rientrato a casa, ad accorgersi del disastro e a chiamare le forze dell’ordine.
Il caso ha presentato subito parecchi interrogativi. Chi può aver compiuto il gesto dinamitardo? Chi può essere andato nel borgo isolato, raggiungibile da una stradina che si arrampica sulle colline, per mettere una bomba? Qual è il movente dell’atto intimidatorio? Sempre che di intimidazione si tratti, visto che al momento i carabinieri non escludono alcuna pista, nemmeno quella della bravata da parte di ubriachi o vandali. Quest’ultima ipotesi però pare poco probabile, considerato il luogo difficile da raggiungere e le modalità “da avvertimento”.
Tutte le piste per ora rimangono aperte, comprese quelle che riguardano l’ospite modenese. Catelani è persona nota a Modena per essere stato in passato gestore di locali pubblici: lo storico bar “Penna d’oca” di via Bellini, una birreria in via Bellinzona e per un breve periodo un locale vicino al campo da rugby.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
L’allarme, scattato con notevole ritardo, alle 4 del mattino, ha mobilitato le forze dell’ordine per quello che, fin dal primo istante, è parso come un mistero. Una bomba artigianale, fatta scoppiare da mani ignote sotto il porticato dell’abitazione bifamiliare ai civici 33 e 35, ha semidistrutto l’edificio.
La richiesta di intervento risale alle 4 del mattino, quando sul posto sono giunti per primi i vigili del fuoco di Reggio Emilia. Questi ultimi si sono limitati a constatare l’assenza di feriti (al momento dell’esplosione, la casa era vuota) e i danni ingenti provocati dall’esplosione di un ordigno artigianale che ha mandato in frantumi la porta d’ingresso, danneggiato le finestre (pezzi degli infissi in legno sono volati nel cortile) e danneggiato mobili all’interno, mentre l’onda d’urto ha “alzato” e fatto ricadere il tetto del porticato, tanto che le tegole si presentavano sconnesse.
Dalle modalità, l’ipotesi della fuga di gas è stata subito scartata. Vista la natura senza dubbio dolosa della deflagrazione, i pompieri si sono limitati a dichiarare l’inagibilità dell’edificio, per motivi precauzionali, in attesa della valutazione di staticità, e hanno passato la palla ai carabinieri.
Sul posto sono giunti verso le 5 i militari della stazione di Baiso, del Nucleo operativo di Castelnovo Monti e quelli del Nucleo investigativo di Reggio, questi ultimi specialisti della scientifica. Il perimetro esterno dell’abitazione è stato delimitato e messo sotto sequestro: gli esperti della scientifica, in mascherina e guanti, sono rimasti sul posto per ore, provvedendo a repertare una serie di campioni che saranno inviati al Ris di Parma per le analisi e, soprattutto, per stabilire con quali elementi è stato composto l’ordigno. Soltanto alle 14.30 gli esperti della scientifica hanno concluso il minuzioso lavoro di scandaglio e il sopralluogo anche al piano superiore, in cerca di tracce che saranno fondamentali per indirizzare le indagini, coordinate dal pm Giulia Stignani.
Nel frattempo i colleghi dell’Arma hanno parlato con le proprietarie dell’immobile. Lo stabile è suddiviso in due piani: due appartamenti, corrispondenti ai civici 33 e 35, da decenni di proprietà della famiglia Cilloni. Ad ereditare la villetta dai genitori, entrambi deceduti, sono state tre sorelle: Rita, Lucia e Paola Cilloni, una residente a Scandiano e due a Visignolo, ad un chilometro di distanza. Una famiglia originaria del piccolo borgo, che utilizza la villa in modo molto saltuario: la casa è disabitata da anni e le tre sorelle hanno dichiarato di non avere “nemici”.
Negli ultimi giorni, però, l’abitazione è stata data in uso ad un modenese, Gian Luca Catelani, 54 anni, residente in via della Cerca a Modena. L’uomo è stato definito un ospite, un amico alloggiato in modo temporaneo e a titolo gratuito: risiede lì dal 15 luglio, da appena due settimane. È stato il 54enne, alle 4 del mattino, quando è rientrato a casa, ad accorgersi del disastro e a chiamare le forze dell’ordine.
Il caso ha presentato subito parecchi interrogativi. Chi può aver compiuto il gesto dinamitardo? Chi può essere andato nel borgo isolato, raggiungibile da una stradina che si arrampica sulle colline, per mettere una bomba? Qual è il movente dell’atto intimidatorio? Sempre che di intimidazione si tratti, visto che al momento i carabinieri non escludono alcuna pista, nemmeno quella della bravata da parte di ubriachi o vandali. Quest’ultima ipotesi però pare poco probabile, considerato il luogo difficile da raggiungere e le modalità “da avvertimento”.
Tutte le piste per ora rimangono aperte, comprese quelle che riguardano l’ospite modenese. Catelani è persona nota a Modena per essere stato in passato gestore di locali pubblici: lo storico bar “Penna d’oca” di via Bellini, una birreria in via Bellinzona e per un breve periodo un locale vicino al campo da rugby.
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