Gazzetta di Reggio

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Fatta l’ordinanza trovato l’inganno

di Gabriele Farina
Fatta l’ordinanza trovato l’inganno

Il divieto del sindaco proibisce la vendita di alcol dalle 15 In via Turri e dintorni le buste nascondono le bottiglie

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REGGIO EMILIA. Locale cinese, dell’est o italiano? Non importa: in zona stazione continui a uscire con la birra in mano.

L’ordinanza contro il consumo di alcol è già entrata in vigore, ma in via Turri e dintorni quasi nessuno sembra avvedersene. O, meglio, si trova subito lo stratagemma per continuare a fare affari senza farsene accorgere troppo. Il metodo è sempre quello immortalato nei film sul proibizionismo americano: una busta di carta a coprire le bottiglie di birra, vino e simili, così il gioco è fatto.

Da piazza Marconi a piazza Secchi si notano scene di ordinarietà pre-ordinanza dalle 15 in poi, ossia da quando dovrebbe vigere il divieto di consumo fino alle 6 del giorno seguente, così come prescritto.

Eppure, persone di diverse etnie (europee comprese) escono dai locali e bevono alcolici in strada utilizzando il trucco del sacchetto o non avvalendosene nemmeno. Qualcuno stappa una lattina di birra appena comprata in un market e inizia a berla tranquillamente, proprio davanti agli occhi del gestore.

Quest’ultimo rischia una multa di 250 euro e, in caso di recidiva, la chiusura del locale fino a un massimo di quindici giorni. Tuttavia, negli occhi di chi continua a vendere non si scorgono segni di nervosismo. In via Vecchi due ragazzi chiacchierano sorseggiando altrettante bottiglie di birra. Sono le 15.20, l’ordinanza per i locali è entrata in vigore da venti minuti, ma per chi frequenta i luoghi pubblici della zona stazione il divieto dura “dalle 00 alle 24”, come si legge nell’ordinanza, vale a dire sempre. Poco distante c’è un altro bar in cui tre persone discutono animatamente ai tavolini, facendo pensare che possa accendersi una rissa, proprio quelle che si vogliono evitare con l’ordinanza. La miccia è poi spenta, ma nelle mani degli uomini si notano ancora bottiglie di birra.

Le stesse che si possono comprare senza particolari problemi nelle varie attività. L’unico posto che ufficialmente fa eccezione è la Coop, ma di f atto sono molti i locali che agiscono, senza titolo, in deroga alla norma. L’alcol non scompare né dalle vetrine né dai frigobar e nessuno obietta quando si chiede una birra. Accettano i contanti, consegnano gli scontrini e si preparano a servire gli altri clienti senza batter ciglio.

In un caso su tre, negli scontrini si legge l’indicazione “Birra” con la specifica della marca. In un altro, il prodotto è rubricato come “Varie”. In un terzo, si tratta di un prodotto del “Reparto 001”. Come detto prima, l’etnia non c’entra. In una circostanza chi serve è originario dell’Europa dell’Est, in una seconda è italiano, in una terza è cinese. Nell’ultimo caso, non c’è nemmeno il consiglio di usare un sacchetto di plastica per coprire il contenuto proibito. Nel secondo, la busta è disponibile su richiesta. Nel primo, è data senza sollecitazione da chi è alla cassa.

In un’occasione, un’intera famiglia (padre, madre e due figli) esce da un market con una cassa di un vino pregiato italiano quando sono circa le 15.30. E l’ordinanza? Ignorata come se fosse un prodotto scaduto da tempo e non una norma approvata appena due giorni fa e in vigore fino al prossimo 1° ottobre.

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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