iniziativa
In via Rosselli una scuola di italiano per gli stranieri
REGGIO EMILIA. Aprirà a giorni la nuova scuola di italiano per stranieri che la cooperativa sociale Dimora d’Abramo gestirà in via Fratelli Rosselli. L’edificio, di proprietà del Comune di Reggio...
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REGGIO EMILIA. Aprirà a giorni la nuova scuola di italiano per stranieri che la cooperativa sociale Dimora d’Abramo gestirà in via Fratelli Rosselli. L’edificio, di proprietà del Comune di Reggio Emilia e adeguato dalla cooperativa alle nuove funzioni, «andrà così a rafforzare – come spiega il presidente Luigi Codeluppi – uno dei più importanti fronti di lavoro a fianco dei richiedenti asilo, che nella mancata conoscenza dell’italiano, e spesso in assenza di scolarizzazione, scontano rilevanti difficoltà nelle relazioni e nell'inserimento nelle comunità ospitanti».
La nuova scuola aprirà in collaborazione con il Comune capoluogo all’interno della rete “Diritto di Parola” e offrirà servizi anche ai residenti, configurandosi così come punto d’incontro tra storie, situazioni e culture diverse che, seppur temporaneamente, sono chiamate a convivere e ad integrarsi. «Continuiamo inoltre ad accantonare risorse – conclude Codeluppi – che possano concorrere come già sta accadendo ad assistere i migranti nel dopo emergenza e nei casi in cui venga negato il riconoscimento dello status di rifugiato. Proprio allora, infatti, si determinano nuove urgenze legate a rimpatri, a spostamenti in altre aree o a permanenze che vanno comunque gestite nel rispetto delle persone e delle attese delle comunità nelle quali sono rimasti per lunghi periodi».
La nuova scuola aprirà in collaborazione con il Comune capoluogo all’interno della rete “Diritto di Parola” e offrirà servizi anche ai residenti, configurandosi così come punto d’incontro tra storie, situazioni e culture diverse che, seppur temporaneamente, sono chiamate a convivere e ad integrarsi. «Continuiamo inoltre ad accantonare risorse – conclude Codeluppi – che possano concorrere come già sta accadendo ad assistere i migranti nel dopo emergenza e nei casi in cui venga negato il riconoscimento dello status di rifugiato. Proprio allora, infatti, si determinano nuove urgenze legate a rimpatri, a spostamenti in altre aree o a permanenze che vanno comunque gestite nel rispetto delle persone e delle attese delle comunità nelle quali sono rimasti per lunghi periodi».
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