Gazzetta di Reggio

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Operazione gnocco fritto e simpatia

Stefano Scansani
Operazione gnocco fritto e simpatia

Le feste del Pd, ditemi che t-shirt indossate e vi dirò chi siete

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Chissà che piega prende quest’anno la festa regionale  Pd di Villalunga, capolavoro del renzianissimo Andrea Rossi. Cioè l’ex sindaco di Casalgrande, braccio destro di Stefano Bonaccini a Bologna, fresco comandante in capo a Roma dell’organizzazione del partito, o del pezzo che ne rimane. Mi piace la parola piega, perché mi porta dritto a scrivere della stoffa, o meglio di ciò che è stampigliato sulle magliette che a Villalunga vestiranno i volontari: i portatori del messaggio. Perché alla festa di Villalunga maturano e si mostrano natura e cultura del Pd in divenire.

La riva nostrana del Secchia è un laboratorio. Ditemi che t-shirt vestirete e vi dirò chi siete. Il fatto che sul palco-griglia-parco di Villalunga da qui a Ferragosto è atteso mezzo governo più il segretario, passa in second’ordine rispetto al messaggio-segnale che i volontari porteranno in pieno petto e un po’ di schiena, servendo gnocco fritto e lambruscone. La scelta di quest’anno è obbligata. E’ un’operazione simpatia, considerati i tempi che corrono, i sondaggi che girano, i gradimenti che cedono.

Ma prima di descrivere la t-shirt 2017, è giusto ricordare la tinta e la scritta di quella dell’edizione passata che contò 132mila ingressi. La maglietta era rosa. Cioè quel mezzo colore moderato che si addice al centro progressista, che dichiara la decadenza, l’annacquamento del lambruscone e della sinistra. Nel 2016 la scritta era un consiglio in codice, baldanzoso e di belle speranze: “Sì fa festa”. Quel “Si” era un invito subliminale a votare favorevolmente il 4 dicembre al referendum costituzionale. Sappiamo come andò a finire. Quale batosta pigliò il Pd, quanto conflitto anticipò e seguì la consultazione, quale metamorfosi subì l’immagine di Renzi.

Dunque il Pd che festeggia a Villalunga non è più quello d’una volta (tre stagioni fa). Anche se frigge, spadella e impiatta, si ritrova in ansia e smagrito. Di conseguenza l’attuale maglietta è un capovolgimento. E’ tornata rossa, molto rossa, decisamente red. Bello il motto che le volontarie porteranno in seno e i volontari in petto: “Noi a Villalunga siamo così”.

Così come? Lo spiega l’illustrazione sottostante: un plotone di undici emoticon riadattati. Mi spiego. Una serie di faccine, quelle che di solito vengono utilizzate per rafforzare o stilizzare le nostre frasettine su WhatsApp, Facebook, Sms, ma reinterpretate per Villalunga. Tutte sorridenti, alcuni personaggi hanno i baffi e il cappellone da cuoco, altri portano schiumarole e bottiglie, altri leggono o giocano. Al primo colpo d’occhio sembra una scelta di contemporaneità, un utilizzo degli ideogrammi dei social, leggero e scanzonato, un po’ digital e un po’ di tendenza.

Credo che i magliettologi,  gli ideatori e Rossi in testa siano felici di questo esame iconografico. Ma devo dar loro un dispiacere. L’illustrazione, pur esaltando un’occasione di festa, segna un disimpegno. Zero slogan. Niente messaggi, neanche subliminali. Preciso: segna lo smarrimento del Pd, la sua attuale incertezza, il sorvolo o la rimeditazione sullo strumentario caro alla sinistra (di lotta o di governo): il riformismo, il lavoro, la giustizia sociale, la solidarietà, la cultura. Gli emoticon dicono un’acca.

Immagino la pronta replica: sono i ministri e il segretario Renzi attesi a Villalunga a parlare forte e chiaro dei temi che una maglietta in puro cotone non  può declamare. Rispondo in anticipo che la t-shirt l’anno scorso ha declamato parecchio, ad essa è stato affidato un programma di riforme referendarie.

E anche quest’anno il simbolo del Pd è finito di schiena, piccolo piccolo sulla prima vertebra dorsale aggregata al simbolo della festa di Villalunga dove ci sono le sagome di una famiglia, un batterista, una coppia, un uomo seduto sulla “di”,  sul supporto di un grande albero. Quest’ultimo è certamente il riferimento al Parco Secchia che ospita la manifestazione, ma alla lunga, o meglio alla Villalunga, ricorda l’Ulivo.

La maglietta 2017 è parte di una operazione simpatia. Riconquistare simpatia al Pd di Renzi. Il popolo del centrosinistra è infatti strano. Impiega un niente a trovare-elevare un leader e poi liquidarlo, a essere sensibile alla problematica differenza tra governance e arrogance. E’ sempre una questione di rappresentazione e abbigliamento. Pare trascorso un secolo da quando Renzi scendeva a Villalunga e a Festareggio, osannato e baciato, in divisa da capo social-giovanilista: camicia slim fit candida e cravatta nera.

 Sarà proprio Festareggio, in  programma al Campovolo dal 23 agosto al 17 settembre a chiudere la questione del guardaroba e delle colorazioni. Sarà la t-shirt di quella manifestazione gastro-politica, che vantava una connotazione unitaria, a dire l’ultima parola. Ad anticipare quale indumento indosserà il nuovo Pd. Perché Reggio Emilia è un laboratorio, una cucina. Qui si frigge lo gnocco e, può capitare, anche il partito.

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