Curioni: «Servono spazi aperti e più stimoli»
L'assessore a Educazione e Creatività indica i passi da seguire
REGGIO EMILIA. Manca una infrastruttura relazionale urbana capace di alimentare una vera atmosfera creativa reggiana». La fotografia scattata dalla ricerca dei docenti dell’Università di Modena e Reggio Fabrizio Montanari e Damiano Razzoli trova conferma nelle parole di Raffaella Curioni, assessore a Educazione e Creatività.
«Bisogna mettere in rete i creativi, creare occasioni di stimolo e confronto anche con il mercato del lavoro, favorire l’incontro tra creativi e pubblico – aggiunge Curioni – per legare i processi di consumo culturale ai processi di produzione culturale. Servono spazi e luoghi aperti, diffusi, aggregativi, produttivi e soprattutto in relazione tra loro. Una rete creativa di luoghi, persone, progetti, attività formative e performative per creare aggregazione basata sull’arte».
D’altra parte, riprende l’assessore, «Reggio Emilia è una città con una buona sensibilità alla dimensione creativa che però si realizza prevalentemente attraverso pratiche e luoghi informali». Serve un maggiore impegno e Curioni assicura che l’amministrazione risponderà presente all’appello. «Nei prossimi mesi lavoreremo sui luoghi e sulle identità, sui meccanismi di rete, sulle competenze e la formazione – anticipa l’assessore – attraverso un ingaggio partecipativo di tutti coloro che vorranno esserne parte».
Un impegno confermato anche dal sindaco Luca Vecchi. «Siamo chiamati ad allargare il modello con un’innovazione a 360° – ribadisce Vecchi – in cui la creatività, con le sue caratteristiche di libertà e informalità e il suo bisogno di essere facilitata, è elemento molto importante. Stiamo attuando i nostri programmi declinando l'innovazione in tre direttrici: la rigenerazione urbana, l'innovazione sociale accanto a quella tecnologica, la creatività».
Per il primo cittadino si tratta di un cambiamento di modello da “città del fare” a “città del creare”, con il primo che rappresenta un aspetto fondamentale dell’identità reggiana. «Servono anche spazi, luoghi di incontro, scambio ed espressione», garantisce infine Vecchi. (g.f.)
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