Essere creativi? Non basta Il 65% ha un altro lavoro
di Gabriele Farina
In una ricerca commissionata dal Comune intervistate 85 persone dai 18 ai 38 anni L’analisi critica: «I reggiani hanno una mentalità chiusa e sperimentano poco»
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REGGIO EMILIA. I reggiani sono creativi, ma la loro dote spesso non basta per il sostegno economico. Chiedono più spazi condivisi e più ascolto, magari per evitare di dover fare i bagagli e andare alla ricerca di fortuna altrove.
Ecco una sintesi della ricerca “Fattore Creativo. Saperi, spazi e politiche per un’economia urbana qualificata”. Commissionata dall’amministrazione, è stata realizzata dai docenti dell’Università di Modena e Reggio Fabrizio Montanari e Damiano Razzoli.
La loro squadra ha intervistato 85 persone di età compresa tra i 18 e i 38 anni. Alla domanda “Ti mantiene l’attività creativa che svolgi?”, oltre sei su dieci (il 65%) rispondono di no, mentre il 35% sbarca il lunario con il proprio talento. Cosa fanno? Per lo più si occupano di musica e discografia (25%), sognando magari di calcare le orme di grandi artisti del nostro territorio. L’area grafica e videomaking guadagna il bronzo con il 17%, dietro l’arte figurativa e contemporanea (22%). Il sapere manuale o handmaking raggiunge il 10%, davanti ad architettura e scrittura (entrambi al 7%), teatro (4%) e danza (3%).
Se non possono vivere soltanto con la loro passione, gli intervistati si rifugiano in altre professioni e diventano commessi, baristi, babysitter e camerieri. Soprattutto i più giovani affiancano il loro impegno creativo allo studio. Parlando di titoli, un intervistato su due ha già una laurea nel cassetto. In cosa? Nel 75% nelle materie che continuano ad approfondire con le loro passioni. Il 40% del campione ha ottenuto un diploma, il 10% ha seguito laboratori o corsi inerenti alla propria attività creativa.
Cosa chiedono, dunque? Essenzialmente, sei punti. Innanzitutto, vorrebbero essere riconosciuti come artisti, con una loro credibilità; inoltre, hanno espresso il desiderio di creare legami per istituire una rete di creativi. Propongono di pensare a nuovi spazi condivisi e di rivedere la formazione, affinché il loro estro sia apprezzato. Infine, domandano un profondo cambiamento della mentalità cittadina. Nella ricerca si evidenzia infatti che “lo spirito del tempo reggiano è segnato da una mentalità chiusa, con poca sensibilità e disponibilità alla sperimentazione se non in modalità mainstream o istituzionalizzate”. Tutto ciò è visto come un ostacolo dal campione, consapevole della percezione (si legge ancora nel testo) “che il contatto diretto dei cittadini con il sistema artistico e creativo della città sia carente, risultato anche della mancanza percepita di luoghi di aggregazione e incontro culturale stabili, radicati, in cui produrre arte e creatività”.
Non è un caso che per molti intervistati non vi sia un luogo che li abbia valorizzati a pienamente, se non per i singoli progetti. I luoghi prediletti sono quelli comunali: teatri, musei e biblioteche (26%), Spazio Gerra (14%) e Officina delle Arti (12%). Il restante 48% è composto da spazi privati, circoli e associazioni.
I reggiani doc (nati e residenti nella città del Tricolore) sono 38 e rappresentano il 44,7% del campione di intervistati (85). Cinque (5,9%) sono nati nella nostra città per poi trasferirsi. Trenta sono nati fuori Reggio (35,3%), 12 sono pendolari (14,1%). La maggior parte di tutto il campione (ben 30) è nata tra il 1991 e il 1995, quindi al momento della rilevazione (effettuata tra ottobre e dicembre 2016) aveva tra i 21 e i 25 anni. Gli under 21 sono 7, mentre era pressoché identica la quota di coloro che sono nati nel periodo 1980-1985 (20) e quanti sono venuti al mondo tra il 1986 e il 1990 (19). In 9 sono nati prima del 1980.
Tre i concetti chiave che lanciano per poter proseguire la loro missione a Reggio: ascolto partecipato, coinvolgimento nella realizzazione dei processi, necessità di pensare al futuro.(g.f.)
Ecco una sintesi della ricerca “Fattore Creativo. Saperi, spazi e politiche per un’economia urbana qualificata”. Commissionata dall’amministrazione, è stata realizzata dai docenti dell’Università di Modena e Reggio Fabrizio Montanari e Damiano Razzoli.
La loro squadra ha intervistato 85 persone di età compresa tra i 18 e i 38 anni. Alla domanda “Ti mantiene l’attività creativa che svolgi?”, oltre sei su dieci (il 65%) rispondono di no, mentre il 35% sbarca il lunario con il proprio talento. Cosa fanno? Per lo più si occupano di musica e discografia (25%), sognando magari di calcare le orme di grandi artisti del nostro territorio. L’area grafica e videomaking guadagna il bronzo con il 17%, dietro l’arte figurativa e contemporanea (22%). Il sapere manuale o handmaking raggiunge il 10%, davanti ad architettura e scrittura (entrambi al 7%), teatro (4%) e danza (3%).
Se non possono vivere soltanto con la loro passione, gli intervistati si rifugiano in altre professioni e diventano commessi, baristi, babysitter e camerieri. Soprattutto i più giovani affiancano il loro impegno creativo allo studio. Parlando di titoli, un intervistato su due ha già una laurea nel cassetto. In cosa? Nel 75% nelle materie che continuano ad approfondire con le loro passioni. Il 40% del campione ha ottenuto un diploma, il 10% ha seguito laboratori o corsi inerenti alla propria attività creativa.
Cosa chiedono, dunque? Essenzialmente, sei punti. Innanzitutto, vorrebbero essere riconosciuti come artisti, con una loro credibilità; inoltre, hanno espresso il desiderio di creare legami per istituire una rete di creativi. Propongono di pensare a nuovi spazi condivisi e di rivedere la formazione, affinché il loro estro sia apprezzato. Infine, domandano un profondo cambiamento della mentalità cittadina. Nella ricerca si evidenzia infatti che “lo spirito del tempo reggiano è segnato da una mentalità chiusa, con poca sensibilità e disponibilità alla sperimentazione se non in modalità mainstream o istituzionalizzate”. Tutto ciò è visto come un ostacolo dal campione, consapevole della percezione (si legge ancora nel testo) “che il contatto diretto dei cittadini con il sistema artistico e creativo della città sia carente, risultato anche della mancanza percepita di luoghi di aggregazione e incontro culturale stabili, radicati, in cui produrre arte e creatività”.
Non è un caso che per molti intervistati non vi sia un luogo che li abbia valorizzati a pienamente, se non per i singoli progetti. I luoghi prediletti sono quelli comunali: teatri, musei e biblioteche (26%), Spazio Gerra (14%) e Officina delle Arti (12%). Il restante 48% è composto da spazi privati, circoli e associazioni.
I reggiani doc (nati e residenti nella città del Tricolore) sono 38 e rappresentano il 44,7% del campione di intervistati (85). Cinque (5,9%) sono nati nella nostra città per poi trasferirsi. Trenta sono nati fuori Reggio (35,3%), 12 sono pendolari (14,1%). La maggior parte di tutto il campione (ben 30) è nata tra il 1991 e il 1995, quindi al momento della rilevazione (effettuata tra ottobre e dicembre 2016) aveva tra i 21 e i 25 anni. Gli under 21 sono 7, mentre era pressoché identica la quota di coloro che sono nati nel periodo 1980-1985 (20) e quanti sono venuti al mondo tra il 1986 e il 1990 (19). In 9 sono nati prima del 1980.
Tre i concetti chiave che lanciano per poter proseguire la loro missione a Reggio: ascolto partecipato, coinvolgimento nella realizzazione dei processi, necessità di pensare al futuro.(g.f.)
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