Gazzetta di Reggio

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Caldo record e la siccità non dà tregua

di Luciano Salsi
Caldo record e la siccità non dà tregua

Dalle rilevazioni Arpa, sarà l’estate più afosa dal 1983. Morìa di pesci nel laghetto di Parco Ottavi. Stop prelievi all’Enza

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REGGIO EMILIA. I servizi meteorologici sono concordi. Ci attende un inizio d'agosto infernale, con temperature di 40-41 gradi mai misurate finora sul nostro territorio. Si può solo sperare che gli esperti si sbaglino, ma l'impiego dei satelliti, dei calcolatori e di sofisticati modelli teorici purtroppo riduce al minimo la probabilità dell'errore nelle previsioni a breve termine. È colpa dell'anticiclone Lucifero, che mantiene sul Mediterraneo occidentale, dal Marocco alla Sardegna al Nord Italia, una gigantesca bolla d'aria torrida, allontanando al di là delle Alpi le fresche e umide correnti atlantiche apportatrici della pioggia di cui avremmo un grande bisogno. Lo stabilizzarsi dell'alta pressione estiva sulle nostre regioni non è una novità, ma il riscaldamento globale ne accentua la durata e le conseguenze, che si fanno sentire aggravando lo stato di siccità dovuto alle scarse precipitazioni in inverno e primavera.

L'agricoltura pedecollinare è ormai in ginocchio dopo che, per la prima volta nei settant'anni della sua esistenza, la traversa di Cerezzola è stata chiusa al prelievo di acqua per l'irrigazione della media val d'Enza. All'inizio della scorsa settimana una perturbazione aveva sfiorato la nostra provincia, abbassando il termometro a quei 30 gradi che dovrebbero rappresentare la norma. Poi, però, abbiamo assistito a una progressiva risalita. Non sono bastati a rinfrescarci neppure i temporali che fra sabato e domenica hanno colpito l'Emilia occidentale e la fascia litoranea del Po, fra Boretto e Guastalla. Ieri in città si è passati da una minima di 22 a una massima di 34 gradi. Nei prossimi giorni le notti continueranno ad essere afose, con temperature non inferiori a 23-24 gradi. Nel pomeriggio si toccheranno 36-37 gradi già oggi, di 39 domani e di 40 o 41 da giovedì a domenica. Si potrebbero superare i primati trentennali del 29 luglio 1983 quando si arrivò a una massima assoluta di 40,2 gradi, e del 15 agosto 1988, quando se ne misurarono 39. In seguito Lucifero potrebbe concederci un po' di respiro, ma il sole continuerà a martellare sulla testa di chi trascorre a casa il periodo che precede il Ferragosto. Anche se il termometro scenderà di qualche grado, la mancanza di precipitazioni aggraverà la sofferenza dell'agricoltura. E non solo. Basta fare due passi a Parco Ottavi per notare una morìa di pesci nel laghetto.

«Sulla base delle disposizioni dell'Arpa – riferisce Paola Zanetti, direttrice dell'area Ambiente e gestione idraulica del Consorzio di bonifica dell'Emilia centrale – a fine giugno avevamo sospeso il prelievo di acqua dell'Enza dalla traversa di Cerezzola per preservare il deflusso minimo vitale del torrente. Rispetto alla portata massima di 4.200 litri al secondo ne lasciavamo prelevare circa 50 litri, in deroga alla sospensiva, per i prati stabili e le altre colture più bisognose d'irrigazione. Venerdì scorso abbiamo interrotto anche questo piccolo flusso, che serviva ad irrigare un prato alla volta. La situazione era molto critica già a fine maggio. Ora possiamo sperare solo nella pioggia». Dalla traversa di Cerezzola parte il canale maestro dell'Enza. A Fontaneto il 40% dell'acqua viene dirottata verso la provincia di Parma, che consuma 9 dei 15 milioni complessivi di metri cubi utilizzati ogni anno per l'irrigazione. Nel Reggiano sono bagnati i territori di San Polo, Montecchio, Bibbiano, Cavriago, Quattro Castella e Sant'Ilario. E anche la valle del Secchia incomincia a soffrire: «Fino a giugno - riferisce Paola Zanetti - questo fiume ci ha consentito prelievi normali. La portata, però, è calata in luglio e la settimana scorsa siamo stati costretti ad emanare la stessa sospensiva disposto per l'Enza. Si può attingere un po’ d'acqua in deroga solo per le necessità più urgenti. Tuttavia sono rimasti nell'invaso di Castellarano solo 600mila metri cubi, che basteranno per una decina di giorni. Poi si dovrà interrompere il flusso. L'area interessata è però meno estesa rispetto alla val d'Enza. L'acqua del Po, infatti, viene fatta risalire fino a Roncadella, Sabbione e Fogliano. Per fortuna la portata del grande fiume sulla riva reggiana non è calata al punto da impedire l'irrigazione di tutta la pianura a nord della via Emilia». «Dobbiamo fare i conti - riferisce Antenore Cervi, presidente della Confederazione italiana agricoltori - con un'annata eccezionale. Non s'era mai verificato un periodo così prolungato di precipitazioni scarse o nulle, a cui s'aggiunge il danno del caldo. Gli agricoltori dell'alta pianura ora sono costretti ad attingere dai pozzi l'acqua di falda che serve anche per dissetare gli animali. I costi energetici sono rilevanti. La Regione è disposta a finanziare la diga di Vetto, ma non si possono aspettare dieci anni. È a rischio la produzione del Parmigiano Reggiano». Le uniche notizie confortanti riguardano l'acqua potabile. «Il suo approvvigionamento - assicura Iren - non è in pericolo nel territorio reggiano, dove non si verifica lo stato d'emergenza decretato per Piacenza e Parma. Qui l'interconnessione degli acquedotti consente di fare affluire l'acqua dove ce n'è più bisogno».



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