Il garante: «Troppi suicidi nelle carceri»
Quattro casi, di cui uno alla Pulce, in sei giorni. Appello al ministero perché si lavori sulla prevenzione
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REGGIO EMILIA. Il Garante nazionale per i diritti delle persone detenute rinnova la sua preoccupazione per i suicidi in cella. «Dal 25 al 30 luglio sono stati 4 i detenuti che si sono tolti la vita, a Parma, Reggio Emilia, Roma e Ancona», sottolinea il Garante. In tutto, dall'inizio dell'anno, secondo i dati forniti dal Garante sono 32 i detenuti che si sono suicidati, in particolare uno in una Rems e un altro in esecuzione penale esterna.
«Un dato in crescita rispetto a quello dello scorso anno, che desta seria preoccupazione», spiega il Garante che ritiene che la situazione meriti un serio approfondimento «per perfezionare il sistema di prevenzione elaborato dal ministero della Giustizia con la direttiva del 3 maggio 2016».
Il Garante nazionale, in quanto titolare della tutela dei diritti delle persone detenute e, conseguentemente, di persona danneggiata dalle violazioni dei diritti protetti, ha già annunciato di voler intervenire come parte offesa nelle indagini relative ai casi di suicidio, per fornire il proprio contributo di conoscenza e per seguire gli accertamenti che saranno condotti.
L’ultimo suicidio registrato al carcere La Pulce risale al 26 luglio scorso. A togliersi la vita nella sua cella, impiccato con un lembo del suo lenzuolo, uno dei cinque carcerati che alcuni giorni prima avevano iniziato una sommossa all’interno dell’istituto penitenziario di Reggio Emilia. Un gesto, quello compiuto dal 28enne tunisino, arrivato alla vigilia del suo trasferimento in un’altra struttura disposto proprio a causa della sua condotta alla Pulce. Tutto era successo nella notte fra lunedì 24 e martedì 25 agosto. Poche ore prima il ragazzo, dopo aver distrutto assieme ad altri quattro carcerati i bagni di un’area comune del penitenziario, aveva minacciato gli agenti con armi rudimentali. Erano servite oltre tre ore di trattative per riportare lui e gli altri alla ragione. Il 28enne era quindi stato visitato in infermeria, ascoltato e tranquillizzato e gli era stato anche dato del tabacco per venire incontro alle sue esigenze.Tutto sembrava essere tornato alla normalità e il giovane, che sarebbe dovuto rimanere in galere fino al 2041 per un omicidio commesso in un’altra provincia, non dava segni di instabilità. Poi, verso mezzanotte, il suicidio.
«Un dato in crescita rispetto a quello dello scorso anno, che desta seria preoccupazione», spiega il Garante che ritiene che la situazione meriti un serio approfondimento «per perfezionare il sistema di prevenzione elaborato dal ministero della Giustizia con la direttiva del 3 maggio 2016».
Il Garante nazionale, in quanto titolare della tutela dei diritti delle persone detenute e, conseguentemente, di persona danneggiata dalle violazioni dei diritti protetti, ha già annunciato di voler intervenire come parte offesa nelle indagini relative ai casi di suicidio, per fornire il proprio contributo di conoscenza e per seguire gli accertamenti che saranno condotti.
L’ultimo suicidio registrato al carcere La Pulce risale al 26 luglio scorso. A togliersi la vita nella sua cella, impiccato con un lembo del suo lenzuolo, uno dei cinque carcerati che alcuni giorni prima avevano iniziato una sommossa all’interno dell’istituto penitenziario di Reggio Emilia. Un gesto, quello compiuto dal 28enne tunisino, arrivato alla vigilia del suo trasferimento in un’altra struttura disposto proprio a causa della sua condotta alla Pulce. Tutto era successo nella notte fra lunedì 24 e martedì 25 agosto. Poche ore prima il ragazzo, dopo aver distrutto assieme ad altri quattro carcerati i bagni di un’area comune del penitenziario, aveva minacciato gli agenti con armi rudimentali. Erano servite oltre tre ore di trattative per riportare lui e gli altri alla ragione. Il 28enne era quindi stato visitato in infermeria, ascoltato e tranquillizzato e gli era stato anche dato del tabacco per venire incontro alle sue esigenze.Tutto sembrava essere tornato alla normalità e il giovane, che sarebbe dovuto rimanere in galere fino al 2041 per un omicidio commesso in un’altra provincia, non dava segni di instabilità. Poi, verso mezzanotte, il suicidio.
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