La Spadoni denuncia «Brescello è ostile agli eventi antimafia»
di Andrea Vaccari
Manifestazione delle Agende Rosse per ricordare Borsellino La deputata dei 5 Stelle: «Un paese ancora addormentato»
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BRESCELLO. Sono arrivati da diverse parti del Nord Italia, i partecipanti alla manifestazione che domenica mattina, in piazza Matteotti a Brescello, ha ricordato la strage di via D’Amelio, avvenuta 25 anni fa, nella quale persero la vita Paolo Borsellino e i componenti della sua scorta. Nell’occasione si sono ritrovati i gruppi del movimento “Agende Rosse”, quello di Reggio Emilia, “Rita Atria” di Bologna, “Attilio Manca” di Modena e Brescello, “Mauro Rostagno” di Mantova, “Emanuela Loi” – oltre ad alcuni iscritti provenienti anche dal Friuli – che hanno scelto la piazza principale del primo Comune sciolto per mafia in Emilia Romagna.
Nel corso della manifestazione, cui ha preso parte una quarantina di persone, sono stati ripercorsi gli ultimi giorni di Borsellino, letti diversi interventi e svolto anche una sorta di “silenzio” con i partecipanti che hanno sollevato in aria le agende rosse (in ricordo di quella del magistrato scomparsa dopo l’attentato).
Tra le persone presenti, anche la deputata del Movimento 5 Stelle Maria Edera Spadoni e il vicepresidente della Commissione antimafia al senato, Luigi Gaetti (M5S), oltre ai consiglieri grillini di Reggio Emilia e Montecchio Ivan Cantamessi e Mauro Caldini.
Proprio l’onorevole Spadoni, dal suo profilo Facebook, fornisce una personale lettura della giornata, sottolineando l’atteggiamento ostile nel quale si è svolta la manifestazione. «A Brescello c'ero anche io. Le Agende Rosse ricordavano Paolo Borsellino e mi sembrava importante che ci fossero anche rappresentanti delle istituzioni. Però pochi brescellesi: un paese addormentato. Mentre si ricordava Borsellino, mi hanno riferito che esponenti della Pro loco chiedevano di allontanarsi dal tendone della piazza. Non volevano che “rubassimo” l’ombra del loro tendone. Alle 11.25, gente che si avvicinava e iniziava a guardare l’orologio, come a dire “alle 11.30 smammate che l’autorizzazione al suolo pubblico ce l’avete solo fino a quell'ora”. Tutto questo è assurdo. Assurdo che a pochi chilometri da Reggio Emilia durante un evento di questo genere ci sia un clima così pesante. Assurdo che l'atmosfera sia così ostile. Assurdo il silenzio assordante delle istituzioni. Io ce la metto tutta per cambiare la mia terra. Ma il disinteresse da parte della gente è la cosa che mi uccide di più. Vedere gli anziani giocare a scopone nei bar come se fosse un giorno come un altro. Noncuranti del vivere nell’unico paese in Emilia Romagna commissariato per mafia. Ti fa sentire ogni giorno più sola e desiderosa di andartene il prima possibile. Io ce la metto tutta, ma tante persone devono ricominciare, o forse iniziare, ad alzare la testa».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Nel corso della manifestazione, cui ha preso parte una quarantina di persone, sono stati ripercorsi gli ultimi giorni di Borsellino, letti diversi interventi e svolto anche una sorta di “silenzio” con i partecipanti che hanno sollevato in aria le agende rosse (in ricordo di quella del magistrato scomparsa dopo l’attentato).
Tra le persone presenti, anche la deputata del Movimento 5 Stelle Maria Edera Spadoni e il vicepresidente della Commissione antimafia al senato, Luigi Gaetti (M5S), oltre ai consiglieri grillini di Reggio Emilia e Montecchio Ivan Cantamessi e Mauro Caldini.
Proprio l’onorevole Spadoni, dal suo profilo Facebook, fornisce una personale lettura della giornata, sottolineando l’atteggiamento ostile nel quale si è svolta la manifestazione. «A Brescello c'ero anche io. Le Agende Rosse ricordavano Paolo Borsellino e mi sembrava importante che ci fossero anche rappresentanti delle istituzioni. Però pochi brescellesi: un paese addormentato. Mentre si ricordava Borsellino, mi hanno riferito che esponenti della Pro loco chiedevano di allontanarsi dal tendone della piazza. Non volevano che “rubassimo” l’ombra del loro tendone. Alle 11.25, gente che si avvicinava e iniziava a guardare l’orologio, come a dire “alle 11.30 smammate che l’autorizzazione al suolo pubblico ce l’avete solo fino a quell'ora”. Tutto questo è assurdo. Assurdo che a pochi chilometri da Reggio Emilia durante un evento di questo genere ci sia un clima così pesante. Assurdo che l'atmosfera sia così ostile. Assurdo il silenzio assordante delle istituzioni. Io ce la metto tutta per cambiare la mia terra. Ma il disinteresse da parte della gente è la cosa che mi uccide di più. Vedere gli anziani giocare a scopone nei bar come se fosse un giorno come un altro. Noncuranti del vivere nell’unico paese in Emilia Romagna commissariato per mafia. Ti fa sentire ogni giorno più sola e desiderosa di andartene il prima possibile. Io ce la metto tutta, ma tante persone devono ricominciare, o forse iniziare, ad alzare la testa».
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