il furto al nido di cavriago
Dà l’allarme, perquisito Poi tutto si chiarisce
CAVRIAGO. «Da cinque anni ho iniziato un percorso di fede in Dio e di cambiamento e da un anno ho lasciato la casa della mia famiglia. Sono un artigiano, pago le tasse, vivo come tutti gli altri. Ma...
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CAVRIAGO. «Da cinque anni ho iniziato un percorso di fede in Dio e di cambiamento e da un anno ho lasciato la casa della mia famiglia. Sono un artigiano, pago le tasse, vivo come tutti gli altri. Ma il mio passato mi perseguita». A parlare così un 25enne, di etnia sinti, che lunedì ha chiamato il 112 quando ha sentito dei rumori vicino all’asilo di Cavriago e ha di fatto sventato il furto (di cui si parla nell’articolo a lato). Il giovane racconta di essersi trovato sospettato di complicità nel furto, anche se poi tutta la vicenda si è chiarita.
«Stavo salendo sulla mia auto verso le 22, dopo essere stato a cena in un’abitazione vicino all’asilo, quando ho visto un movimento sospetto – dice il 25enne – e allora ho subito telefonato per dare l’allarme. Purtroppo, quando sono arrivati i carabinieri non sono stato creduto, sono finito in caserma fino alle 2.20 di notte, mi hanno perquisito e hanno perquisito anche la mia auto. Credevano fossi un complice». A pesare sono stati i precedenti dell’artigiano e il fatto che fosse di etnia sinti come gli arrestati: circostanze che hanno spinto le forze dell’ordine ad eseguire accertamenti più approfonditi.
«Da ragazzo ho fatto degli errori, piccole cose che ora a pensarci mi viene da piangere – racconta il 25enne – ma poi ho cambiato vita. Non è la prima volta che vengo coinvolto in vicende alle quali sono estraneo. Nell’aprile scorso ci fu un’operazione contro le truffe e vennero denunciati dei sinti di Cavriago. Nonostante fossi uscito di casa già da alcune settimane, sono stato accusato di far parte di questa banda; dicevano che avevo nascosto parte della refurtiva. Poi le indagini si sono chiuse e mi è stato comunicato che non sono più accusato. Vorrei lasciarmi alle spalle tutto questo perché ho un figlio piccolo, una moglie e lavoro come artigiano, anche grazie ad alcune persone che mi hanno aiutato a trovare un lavoro».
Il 25enne racconta la sua storia non per puntare il dito contro qualcuno ma per lanciare un messaggio: «Vorrei che il cambiamento delle persone fosse apprezzato e incentivato: io mi sono innamorato di Dio e non tornerò indietro, altri nelle mie condizioni potrebbero non essere così forti». (j.d.p.)
«Stavo salendo sulla mia auto verso le 22, dopo essere stato a cena in un’abitazione vicino all’asilo, quando ho visto un movimento sospetto – dice il 25enne – e allora ho subito telefonato per dare l’allarme. Purtroppo, quando sono arrivati i carabinieri non sono stato creduto, sono finito in caserma fino alle 2.20 di notte, mi hanno perquisito e hanno perquisito anche la mia auto. Credevano fossi un complice». A pesare sono stati i precedenti dell’artigiano e il fatto che fosse di etnia sinti come gli arrestati: circostanze che hanno spinto le forze dell’ordine ad eseguire accertamenti più approfonditi.
«Da ragazzo ho fatto degli errori, piccole cose che ora a pensarci mi viene da piangere – racconta il 25enne – ma poi ho cambiato vita. Non è la prima volta che vengo coinvolto in vicende alle quali sono estraneo. Nell’aprile scorso ci fu un’operazione contro le truffe e vennero denunciati dei sinti di Cavriago. Nonostante fossi uscito di casa già da alcune settimane, sono stato accusato di far parte di questa banda; dicevano che avevo nascosto parte della refurtiva. Poi le indagini si sono chiuse e mi è stato comunicato che non sono più accusato. Vorrei lasciarmi alle spalle tutto questo perché ho un figlio piccolo, una moglie e lavoro come artigiano, anche grazie ad alcune persone che mi hanno aiutato a trovare un lavoro».
Il 25enne racconta la sua storia non per puntare il dito contro qualcuno ma per lanciare un messaggio: «Vorrei che il cambiamento delle persone fosse apprezzato e incentivato: io mi sono innamorato di Dio e non tornerò indietro, altri nelle mie condizioni potrebbero non essere così forti». (j.d.p.)
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