Gazzetta di Reggio

Reggio

«Distinguere i canali d’accoglienza»

di Chiara Cabassa
«Distinguere i canali d’accoglienza»

Ibattici sul flusso migratorio: «Chi scappa dalle guerre deve avere la priorità» 

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REGGIO EMILIA. «Premesso che il salvataggio in mare è un dovere morale, rimane il problema di come gestire il flusso dei profughi e la loro accoglienza. Partendo dalle cause e non dai sintomi». Roberta Ibattici, responsabile dell’organizzazione e dell’innovazione all’interno dell’esecutivo del Pd, fino al 2005 ha lavorato in Bosnia nelle aree segnate dalla pulizia etnica. Certo, da allora quando i richiedenti asilo erano pochissimi, i flussi migratori sono sostanzialmente e numericamente cambiati. E per questo, sostiene Ibbatici «le strategie da mettere in campo devono essere diverse». «Si tratta – spiega Ibattici – di interrompere un circuito illegale che si autoalimenta. La maggior parte di coloro che sbarcano sulle spiagge italiane sono migranti economici partiti dai loro Paesi spinti da una volontà di riscatto e poi passati loro malgrado attraverso un tritacarne che neppure immaginavano. Ecco, bisogna agire nei loro Paesi, metterli in guardia dai pericoli dei viaggi illegali: dal Senegal, dove si è avviato un lavoro di sensibilizzazione, gli arrivi sono diminuiti». Questo non significa, però, dire no alla migrazione economica. «Si tratta piuttosto – prosegue Ibattici – di trovare un sistema alternativo per gestire quel tipo di migrazione. È necessario cioè creare canali legali per evitare lo sfruttamento. Con giovani che, arrivati in Italia pieni di speranze, si trovano magari per due anni e mezzo in quel limbo che li porta direttamente allo stato di clandestini». «E con il rischio – prosegue l’esponente del Pd – di non riuscire ad accogliere chi avrebbe la priorità provenendo da una zona di guerra e avendo diritto alla protezione internazionale. Si tratta, nei fatti, di distinguere due canali d’accoglienza».

Quanto al codice del ministro Minniti rigettato da Medici senza Frontiere, Ibattici non si sorprende. «Medici senza Frontiere è sempre stata una Ong molto gelosa della propria indipendenza. Si muove in luoghi pericolosi e giustamente mantiene un’assoluta neutralità rispetto ai diversi Paesi. Non a caso non riceve fondi né dai governi né dalle organizzazioni internazionali. Diversa la vocazione di Save The Children che, come la maggior parte delle Ong, opera in collaborazione con i governi locali da cui riceve fondi. Due mentalità diverse, entrambe da rispettare, e due scelte di fronte al codice Minniti opposte ma coerenti con le rispettive storie.



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