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In chat la "spiegasiòun" delle migrazioni epocali

Stefano Scansani
In chat la "spiegasiòun" delle migrazioni epocali

Su Facebook il dialogo-scontro tra il sindaco di Reggio Vecchi e il leghista Melato. In sette battute profughi, sicurezza, diamanti in Tanzania e alcol in zona stazione.

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REGGIO EMILIA. Non è la guerra dei mondi. Ma fornisce un’idea di come l’argomento dell’accoglienza dei profughi viene trattato in chat, cioè in un dialogo su Facebook. Gli interlocutori non sono di poco conto: da una parte il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi e dall’altra il responsabile immigrazione della Lega Nord reggiana Matteo Melato.

Nel dialogo digitato l’altra sera emergono da una parte e dall’altra tutti – ma proprio tutti – i posizionamenti etici e politici, i malintesi, gli attacchi e i contrattacchi che come siluri vengono sganciati sotto il tema dei barconi e delle migrazioni.

La Gazzetta ha scelto di pubblicare integralmente la conversazione appunto perché è una filigrana delle maniere di analizzare e affrontare l’argomento globale dell’accoglienza nel mondo piccolo (la definizione è letterariamente perfetta, essendo guareschiana).

È successo che martedì sera il sindaco ha postato sul suo profilo Facebook un commento alla stretta anti-alcol in zona stazione.

Vecchi ha scritto: “Avevamo promesso una svolta. E i risultati cominciano a vedersi. Nessuno discute che dove vi sono problemi vadano riconosciuti ed affrontati. Ma se vogliamo trovare la strada per la soluzione di problemi complessi sarebbe bene non perdere il primato della razionalità rispetto ad ogni altro legittimo giudizio istintivo e continuare un lavoro giorno per giorno tutti insieme. E sono certo che ce la faremo”.

Il primo cittadino di Reggio Emilia ha concluso: “La polizia municipale sta facendo un lavoro enorme. Grazie al comandante Poma e a tutta la polizia municipale. Proseguiamo la strada è quella giusta”.

D’un lampo il leghista Melato ha dichiarato la mobilitazione. Ha risposto a Vecchi con un’ulteriore domanda: “Chi ha causato problemi Sig. Sindaco?”. Il salvinista si riferiva alla concentrazione in zona stazione dei maggiori problemi di ordine pubblico con gli stranieri protagonisti, e alla loro prevenzione, perciò alle responsabilità del Comune. Da qui il battibecco che proponiamo negli screenshot.

Che cosa c’entra questa disputa con l’inchiesta? C’entra: esibisce nuda e cruda la postura dei partiti e le chiavi del dibattito politico sul grande calderone in cui si trovano immersi immigrazione, accoglienza, sicurezza, troppo-pieno, propagande e conflitti nostrani. Vi caldeggio la lettura della seguente analisi critica del confronto Vecchi-Melato. Cioè l’ermeneutica, che in reggiano stretto si traduce in spiegasiòun (così ci capiano tutti):

BIMBI E TROLL. Strano capovolgimento di tensione. Mentre il leghista aggancia il sindaco con un piglio neanche tanto leghista, il sindaco risponde con un dribbling. Dice a Melato di non fare il bambino. E gli dà una strigliata politica dall’alto della tradizione comunista-pidiessina-diessina-pidì: “Sei il segretario della Lega Nord non un troll”.

Quest’ultima creatura nel linguaggio Internet è un soggetto che interviene fuori tema e fa provocazione; nelle leggende nordiche è l’uomo dei boschi. Vecchi spara sul passato, tira fuori i diamanti della Tanzania, accusa Melato di difendere l’ex tesoriere Belsito.

PUNTI DEBOLI. Il sindaco mette all’angolo Melato il quale soltanto con i commenti successivi a strascico verrà difeso con il contrattacco contro Pd, accoglienza e governo.

APLOMB. Strano ma vero, tra i due a conservare maggiore aplomb istituzionale è proprio il leghista, che invece dovrebbe (sul tema) rumoreggiare, ruspare, mandare tutti a casa o a casa loro. E’ invece il primo cittadino a profittare, come se la domanda di Melato sul suo profilo Facebook fosse un’invasione militare, anzi no, digitale.

CORTESIE. “Le faccio i miei complimenti”, “Ti saluto cordialmente”, “La saluto anche io…”, “Vuoi un aiuto”. Le carinerie a doppio taglio che i due interlocutori si scambiano forniscono un’idea del clima.

SCHELETRI NORDISTI. Probabilmente sono i riferimenti al passato leghista (diamanti della Tanzanzia, l’ex tesoriere Belsito) a prendere in contropiede il formale Melato il quale, infatti, rileva che nelle affermazioni del sindaco non c’è formalità. Presa d’atto eccentrica per un uomo di prima fila lega locale. Pretende formalità, su Facebook

NERVI SCOPERTI. Il sindaco pare essere suscettibile al tema stazione, al problema migranti, all’allarme sicurezza. Ed è anche pronto e bene armato. Pure quando evoca che fu il ministro dell’Interno leghista-formale Maroni a sottoscrivere la Convenzione di Dublino che prevede sia il Paese d’arrivo quello che gestisce la richiesta d’asilo dei profughi (e quindi li accoglie e se li tiene).

Vecchi abbandona, qui, la comprensione retorica dell’”accogliamoli tutti” con un secco “regolarizzò in un colpo solo 800mila clandestini”. Per la prima volta il termine censuratissimo, bandito dalla lessicografia della sinistra e cattolico-progressita “clandestini” trapela come sinonimo di profughi. Lapsus?

ITALIANO IN BARCA. Mentre Vecchi sembra districarsi con il lessico, le abbreviazioni, i periodi brevi e finali ad effetto (c’è scuola di partito), Melato incespica nell’italiano con un esito straordinario. Dice al sindaco: “Io non capisco perche’ continua a parlare di altro. Mi sembra che la mia domanda e’ chiara…”. Lingua nordista?

INCOMPIUTA. Il dialogo tra Vecchi e Melato si tronca. Ma procede con l’intervento di diverse persone. Chi si stacca dalla discussione è proprio il titolare del profilo, il sindaco. A un certo punto Marzia Morini chiede: “Ma Vecchi è sparito?”.

Stefano Scansani

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