Luglio da record, e il peggio deve arrivare
di Luciano Salsi
Il meteorologo dell’Università, Luca Lombroso: «Adesso ci aspetta una delle più intense e durature ondate di caldo»
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REGGIO EMILIA. È sempre più rovente l’alito infuocato con cui Lucifero ci tormenta. L’anticiclone africano battezzato con questo nome infernale ieri ha fatto salire la temperatura a quasi 37 gradi. La stazione di Unimore, al dipartimento di ingegneria dell’ex-San Lazzaro, ha misurato una minima di 17,2 gradi e una massima di 36,6. Il termometro di Reggio Emilia Meteo, al liceo Moro, ha oscillato invece fra i 22,7 e i 35,7 gradi. Neppure in montagna l'aria era fresca. A Febbio si è passati da una minima di 18 a una massima di 32.
Si prevede che entro domani Lucifero farà superare la soglia dei 40 e per cinque o sei giorni non allenterà la presa. Purtroppo i pronostici dei servizi meteorologici si stanno avverando. In questo inizio d’agosto, che statisticamente è il periodo più caldo dell’anno insieme alla seconda metà di luglio, probabilmente saranno superati i primati delle estati più torride, a causa del riscaldamento globale da tempo diagnosticato dagli scienziati come la febbre di cui l’intero pianeta sta soffrendo. Una conferma viene dal bilancio del mese appena trascorso, che risulta essere il sesto più caldo degli ultimi 187 anni, sulla base delle rilevazioni effettuate dall’Osservatorio geofisico dell'Università di Modena e Reggio. Gli strumenti collocati presso il dipartimento di ingegneria, nell’ex-San Lazzaro, hanno misurato una punta massima di 37,3 gradi e una temperatura media di 26,2, superiore di 2,4 gradi rispetto alla media mensile di 23,8 calcolata dall’Arpa nell’arco di 30 anni. I cinque mesi di luglio più caldi sono stati, nell’ordine, quelli del 2015 (circa 29 gradi), 2012, 1983, 2006 e 2016 (26,5 gradi). La punta più elevata (40,2 gradi) è stata registrata il 29 luglio 1983, ma le stagioni mediamente più calde si concentrano nel nostro secolo, a riprova del cambiamento climatico in atto.
«Come si nota – commenta il meteorologo Luca Lombroso, responsabile dell’osservatorio di Unimore – l'unico caso precedente al terzo millennio, di mesi di luglio più caldi dell’attuale, è stato quello del 1983. Ora questo primato potrebbe essere insidiato dalle massime raggiungibili nei primi giorni d'agosto».
Il quadro di riferimento, quindi, è cambiato. Le temperature medie degli ultimi quindici anni sono sensibilmente superiori a quelle del ventesimo secolo.
«Il ripetersi di questi episodi – spiega Lombroso – ci pone di fronte a una nuova normalità, ben evidenziata da come è cambiata la media di riferimento. Quando iniziai a lavorare in Osservatorio, nel 1987, la temperatura media climatica (calcolata sui 30 anni 1951-1980) era di 24 gradi per luglio. Ora, sul periodo 1981-2010, siamo saliti a 25,7. Dal 2000 al 2016 abbiamo misurato una media ancora più alta, 26,5 gradi». Un'anomalia ancora più marcata si riscontra per il mese di giugno, che quest'anno è risultato molto più caldo del solito. Basti dire che nella nostra Reggio Emilia Meteo ha rilevato il 23 una punta di 36,5 gradi, superiore alla massima di 36,2 riscontrata in luglio, il giorno 7. La temperatura media, poi, è stata di ben 25,3 gradi, 4,2 in più rispetto alla media trentennale di 21,1 gradi. Il riscaldamento è stato accompagnato dalla siccità. In giugno in città si erano misurati circa 40 millimetri di pioggia, una quantità inferiore alla media, scesi poi in luglio ad appena 9,1 millimetri rispetto ai 40 che cadevano mediamente in questo mese.
«Ora – avverte Lombroso – ci aspetta una nuova ancora più intensa ondata di caldo, che sarà non solo la maggiore del 2017, ma anche una delle più forti e durature di sempre, paragonabile alla fase acuta dell'estate 2003, a inizio agosto, e a quella del 1983. Le cause sono da ricercare in tre concomitanze: la prima di climatologia statistica (siamo nel periodo solitamente più caldo dell'anno), la seconda di meteorologia sinottica, con l'ormai noto anticiclone africano, fino a 15 anni fa raro, che si espande a tutto il Mediterraneo centro-orientale, infine i cambiamenti climatici, a cui non si può, a rigore, ascrivere direttamente l'evento, ma che aumentano la probabilità, la frequenza e l'intensità delle ondate di caldo».
Si prevede che entro domani Lucifero farà superare la soglia dei 40 e per cinque o sei giorni non allenterà la presa. Purtroppo i pronostici dei servizi meteorologici si stanno avverando. In questo inizio d’agosto, che statisticamente è il periodo più caldo dell’anno insieme alla seconda metà di luglio, probabilmente saranno superati i primati delle estati più torride, a causa del riscaldamento globale da tempo diagnosticato dagli scienziati come la febbre di cui l’intero pianeta sta soffrendo. Una conferma viene dal bilancio del mese appena trascorso, che risulta essere il sesto più caldo degli ultimi 187 anni, sulla base delle rilevazioni effettuate dall’Osservatorio geofisico dell'Università di Modena e Reggio. Gli strumenti collocati presso il dipartimento di ingegneria, nell’ex-San Lazzaro, hanno misurato una punta massima di 37,3 gradi e una temperatura media di 26,2, superiore di 2,4 gradi rispetto alla media mensile di 23,8 calcolata dall’Arpa nell’arco di 30 anni. I cinque mesi di luglio più caldi sono stati, nell’ordine, quelli del 2015 (circa 29 gradi), 2012, 1983, 2006 e 2016 (26,5 gradi). La punta più elevata (40,2 gradi) è stata registrata il 29 luglio 1983, ma le stagioni mediamente più calde si concentrano nel nostro secolo, a riprova del cambiamento climatico in atto.
«Come si nota – commenta il meteorologo Luca Lombroso, responsabile dell’osservatorio di Unimore – l'unico caso precedente al terzo millennio, di mesi di luglio più caldi dell’attuale, è stato quello del 1983. Ora questo primato potrebbe essere insidiato dalle massime raggiungibili nei primi giorni d'agosto».
Il quadro di riferimento, quindi, è cambiato. Le temperature medie degli ultimi quindici anni sono sensibilmente superiori a quelle del ventesimo secolo.
«Il ripetersi di questi episodi – spiega Lombroso – ci pone di fronte a una nuova normalità, ben evidenziata da come è cambiata la media di riferimento. Quando iniziai a lavorare in Osservatorio, nel 1987, la temperatura media climatica (calcolata sui 30 anni 1951-1980) era di 24 gradi per luglio. Ora, sul periodo 1981-2010, siamo saliti a 25,7. Dal 2000 al 2016 abbiamo misurato una media ancora più alta, 26,5 gradi». Un'anomalia ancora più marcata si riscontra per il mese di giugno, che quest'anno è risultato molto più caldo del solito. Basti dire che nella nostra Reggio Emilia Meteo ha rilevato il 23 una punta di 36,5 gradi, superiore alla massima di 36,2 riscontrata in luglio, il giorno 7. La temperatura media, poi, è stata di ben 25,3 gradi, 4,2 in più rispetto alla media trentennale di 21,1 gradi. Il riscaldamento è stato accompagnato dalla siccità. In giugno in città si erano misurati circa 40 millimetri di pioggia, una quantità inferiore alla media, scesi poi in luglio ad appena 9,1 millimetri rispetto ai 40 che cadevano mediamente in questo mese.
«Ora – avverte Lombroso – ci aspetta una nuova ancora più intensa ondata di caldo, che sarà non solo la maggiore del 2017, ma anche una delle più forti e durature di sempre, paragonabile alla fase acuta dell'estate 2003, a inizio agosto, e a quella del 1983. Le cause sono da ricercare in tre concomitanze: la prima di climatologia statistica (siamo nel periodo solitamente più caldo dell'anno), la seconda di meteorologia sinottica, con l'ormai noto anticiclone africano, fino a 15 anni fa raro, che si espande a tutto il Mediterraneo centro-orientale, infine i cambiamenti climatici, a cui non si può, a rigore, ascrivere direttamente l'evento, ma che aumentano la probabilità, la frequenza e l'intensità delle ondate di caldo».
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