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Profughi, a Reggio Emilia fatturati record per le coop “bianche”

di Enrico Lorenzo Tidona
Profughi, a Reggio Emilia fatturati record per le coop “bianche”

Da onlus a grandi società: le coop hanno chiuso bilanci ai massimi storici. La Dimora d’Abramo ha raddoppiato gli affari nel 2016 mentre L’Ovile ha varato un aumento di capitale, troppo esiguo ormai rispetto ai ricavi

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REGGIO EMILIA. L’accoglienza dei profughi nasce dalla solidarietà delle cooperative ma la storia l’ha trasformata giocoforza in un business. Non ce ne vogliano le coop sociali: il loro impegno è ormai tramandato con atti concreti ma il boom degli incassi è riportato nei loro bilanci. Documenti trasparenti, che descrivono nei particolari l’impegno nelle opere di solidarietà verso i più deboli. Un impegno divenuto peraltro una specializzazione per alcune realtà reggiane, che gestiscono un’emergenza crescente - l’arrivo dei migranti - e raggiungono così volumi d’affari record.

La Dimora d’Abramo è la prima della classe in materia, come rilevato dalla coop stessa, per volontà del presidente Luigi Codeluppi, che ha diffuso tempestivamente quest’anno i numeri del 2016. Nel giro di un anno il fatturato della coop è addirittura raddoppiato, passando dai 7,5 milioni del 2015 ai 14,5 milioni del 2016. Un picco frutto non solo del vasto servizio di accoglienza dei migranti, ma dal quale trae parte consistente della crescita segnata in questi anni.

L’Ovile, invece, seconda realtà in provincia, è una coop in forte crescita grazie «soprattutto alla fusione con la Coop Il Villaggio e al settore profughi», come viene riportato a bilanci. I ricavi del 2016 dell’Ovile sono di circa 10 milioni di euro, +18% sugli 8,5 milioni del 2015. L’accoglienza genera il 27% degli introiti della coop, seconda solo ai servizi per l’ambiente (35%), mentre il restante 38% è suddiviso tra educazione, pulizie, agricoltura, laboratori e poco altro. Una polarizzazione verso il «settore profughi», quello a più alta capacità di sviluppo, come è evidente agli amministratori stessi dell’Ovile, che mantiene un utile esiguo - 50mila euro - e lamenta un capitale sociale ormai esiguo rispetto al giro d’affari raggiunto. Il rischio, come per tutte le imprese, è che si venga a formare un gigante con i piedi di argilla. Il rafforzamento è necessario per il presidente Valerio Maramotti, che ha quindi proposto a ciascun socio di passare da 50 euro medi di quota sociale a una media di 300 euro. Per i soci lavoratori si tratterebbe di versare una tranche di 60 euro seguita da trattenute mensili di 10 euro al mese in busta paga. «Dopo approfondita e animata discussione», riporta il verbale dell’assemblea, «la proposta viene approvata all’unanimità».

L’ascesa dell’Ovile nello scacchiere delle coop bianche e in quello politico locale è cosa nota, certificato dai buoni risultati e dal posizionamento in un comparto a forte incidenza sociale. Maramotti nel 2016 ha assunto la presidenza del Consorzio Oscar Romero, corazzata che racchiude il coro delle coop bianche di impronta cattolica anche in materia di appalti. Sempre nel 2016 è stato necessario un avvicendamento nella direzione dopo che il dg Daniele Marchi, di fede politica renziana, è stato scelto dal sindaco Luca Vecchi per diventare l’assessore al bilancio di Reggio Emilia. Un posto tecnico/politico lasciato vacante dopo l’uscita dell’alto renziano Francesco Notari, che poco prima di alzarsi dallo scranno di assessore-chiave dei conti pubblici del comune capoluogo, si è seduto come presidente del collegio sindacale proprio dell’Ovile. L’aumento del peso di queste realtà è evidente anche negli attivi. La Dimora d’Abramo continua ad investire su personale e strutture. Conta 167 dipendenti (di cui 110 sull’accoglienza dei richiedenti asilo) e progetti di sviluppo sostanziosi: poche settimane fa si è aggiudicata all’asta l’ex vetreria di viale Olimpia, che dovrà ristrutturare e preparare per accogliere uffici, laboratori e servizi alle persone. Il bilancio 2016 della Dimora resta cospicuo anche nell’ultimo rigo, dove riporta un utile di 1 milione di euro (portato a riserva per il futuro), 100mila euro in più rispetto all’anno precedente. Anche qui livelli mai raggiunti che sono segno di salute e che in passato hanno alzato polemiche, anche da alcuni preti della Dimora, ma che ora sembrano definitivamente sopite.

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