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Reggio Emilia, così vengono spesi i 35 euro per richiedente asilo

Leonardo Grilli
Reggio Emilia, così vengono spesi i 35 euro per richiedente asilo

Dai pasti ai servizi, fino ai beni di prima necessità e al “pocket money”. Sulla gestione dei richiedenti asilo parte la nuova inchiesta della Gazzetta

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REGGIO EMILIA. Alleanze e reti di cooperative che gestiscono circa 1.700 richiedenti asilo in tutta la provincia di Reggio Emilia. Fondi dello Stato per oltre venti milioni di euro l’anno. Bilanci in grado di produrre nel caso di quella corazzata che è la Dimora d’Abramo, utili da un milione di euro e fatturati dieci volte maggiori.

Ma come funziona davvero il sistema dell’accoglienza reggiano? Quali sono le regole che lo tengono in piedi, le trame che ne tessono i contorni? Quante sono le coop “bianche” a Reggio e come sono bilanciate fra loro?

E se nel loro dibattito/dialogo dalla festa Pd di Villalunga sia il ministro Graziano Delrio che il sindaco Luca Vecchi hanno difeso a spada tratta le cooperative sociali nostrane («Luce sulla Dimora? Non ce n’è bisogno»), è proprio per rispondere a queste domande che, in un sistema a tratti farraginoso per le maglie della burocrazia, la Gazzetta di Reggio comincia una nuova inchiesta a puntate.

Spiegando per prima cosa come devono essere spesi dai gestori del servizio di accoglienza i circa 35 euro al giorno che eroga lo Stato per singolo richiedente asilo. È tutto scritto nel capitolato tecnico in allegato al bando emesso dalla Prefettura reggiana. Le spese iniziano fin dall’arrivo dei profughi nel nostro territorio.

Alle cooperative infatti spetta il ricevimento degli ospiti nell’arco delle 24 ore – anche nei giorni festivi – la registrazione (dati anagrafici, nazionalità, entrata, data della dimissione, tempi di permanenza) e la produzione di un report giornaliero da inviare alla Prefettura. Ed è più o meno in questi momenti che viene fornita loro una ricarica telefonica fino a un massimo di 15 euro.

Poi cominciano le prime difficoltà: quelle linguistiche. Sempre ai gestori è fatto carico il pagamento di mediatori in grado di coprire tutti gli idiomi parlati dai migranti accolti e la creazione di appositi corsi di lingua italiana.
Obbligatorio anche garantire assistenza sociale, psicologica e sanitaria nei confronti degli ospiti, compresi i trasporti e l’iscrizione al Servizio sanitario nazionale, e organizzare attività di svago, educative e di avviamento al lavoro.

Si passa, infine, a questioni più pratiche: vitto e alloggio. La sistemazione del migrante deve essere differenziata sulla base di sesso, etnia e paesi di provenienza, garantendo l’unità dei nuclei familiari entro il primo grado di parentela. Responsabilità delle cooperative è poi quella dei pasti, ponendo la massima cura nel proporre menù non in contrasto con i principi religiosi e le abitudini alimentari degli ospiti.

A partire dalla colazione che deve essere composta da una bevanda calda a scelta (latte, caffè, the) fette biscottate, marmellata o miele o in alternativa biscotti. Pranzo e cena propongono invece un primo e un secondo piatto, frutta o yogurt o, due volte a settimana, dolce monoporzione, pane e acqua minerale.

Per la vita dentro l’alloggio al richiedente asilo viene fornito tutto il necessario – dalle coperte ai cuscini – e un kit igienico composto da dentifricio, spazzolino, pettine, sapone liquido, shampoo e carta igienica. Infine a ogni migrante viene garantito un “pocket money” giornaliero che va da 2,50 euro a testa fino a un massimo di 7,50 euro per nucleo familiare.

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