«Urgono più interventi e controlli»
I frequentatori delle due zone stilano la lunga lista degli aspetti da migliorare
REGGIO EMILIA. Due parchi uniti dallo spaccio. I frequentatori de Il Diamante e Il Gelso sottolineano come il problema forse più grave delle due aree verdi è quello delle persone che contrabbandano sostanze stupefacenti.
«Ce ne sono tantissime – rimarca da Il Diamante Luciano Conti – li ho visti fino all’altra sera. Il fatto che nella parte della piazzola ci sono anche moltissimi topi».
Una visione confermata da altri frequentatori, che rimarcano aspetti critici di diverso tipo, tra cui gli scippi registrati in passato. «Sarebbe il caso di aggiungere altri punti luce», spiega per esempio Vicky Bausim, che per altre caratteristiche apprezza il Parco. Tra i lati positivi da lei notati figurano sia i giochi per i bambini sia i conigli, seppur non più presenti come una volta.
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Presso Il Gelso nessuno ha notato roditori, osservando però altri tipi di presenze. «La notte questa è zona di spaccio», segnala William Travaglioli. Insieme a una decina di ragazze e ragazzi, si sta allenando nella zona delle attrezzature sportive.
«Le sbarre spesso le dobbiamo sistemare noi con le viti – riconosce il giovane – e in generale mancano gli attrezzi. Più volte sono stati rubati. Manca anche un bagno. Per i ragazzi che giocano a calcio non è comodo. I maschi risolvono spesso dietro gli alberi, per le femmine non è così semplice.
Al verde del Parco si potrebbe dare un voto da 10, ma per i problemi si scende a 6». Salirebbe a 7, invece, Eugenia Ivanova. «Il Parco è molto bello, pieno di verde e panchine per leggere – rimarca Eugenia – ma l’illuminazione andrebbe aumentata».
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Chi chiede più interventi è Sabato Russo. «Gestisco l’area dei tappeti elastici – riprende Sabato – e posso dire che il parco è abbandonato. Il bagno non c’è, per andare al bar bisogna superare il sottopasso e recarsi dall’altra parte. Ho dovuto portare distributori automatici nelle casette, che ho dovuto mettere anch’io».
Il titolare mostra alcuni punti che ritiene nevralgici. Indica il sistema di videosorveglianza («Installata da noi, il Comune non fa niente», sostiene Sabato); mostra la sconnessione nel campo da calcio più piccolo («Sotto ci sono rottami, se qualcuno si fa male di chi è la colpa?», aggiunge). Denuncia «assenza di controlli» e di risposte da parte dell’amministrazione. «Ho aperto l’attività dal 19 marzo 2016 – prosegue Sabato – e ho dovuto fare tutto da me. Una volta sono passati anche agenti della Polizia Municipale e mi hanno fatto problemi per le panchine, che ho dovuto mettere da me. Sto ancora aspettando i cassonetti per la raccolta differenziata: nessuno fa mai niente». (g.f.)
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