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Ancora polemiche sul costo dei tesserini per i funghi

Ancora polemiche sul costo dei tesserini per i funghi

VENTASSO. Continua a far discutere il nuovo regolamento per la raccolta funghi nel territorio dell’Unione montana Appennino. Il Gruppo micologico e naturalistico “R. Franchi” di Reggio ha inviato una...

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VENTASSO. Continua a far discutere il nuovo regolamento per la raccolta funghi nel territorio dell’Unione montana Appennino. Il Gruppo micologico e naturalistico “R. Franchi” di Reggio ha inviato una lettera aperta indirizzata anche ai sindaci della provincia di Reggio, alla stessa Provincia e alla Regione. «Non nascondiamo il nostro sconcerto di fronte al nuovo regolamento per la raccolta dei funghi che, rispetto agli anni scorsi, contiene radicali differenze, soprattutto sui costi dei permessi di raccolta e sulla divisione territoriale della loro validità. A nostro giudizio sono delle forzature frutto di una visione della problematica “Funghi” in chiave solamente economicistica che rende palese una logica di “respingimento” e non di attrazione turistica verso i territori della montagna».

I passaggi più critici della lettera sono proprio in relazione ai prezzi. «Non è vero che il costo di 180 euro del permesso stagionale sia inferiore alle zone “limitrofe”. Il costo è maggiore solo nei territori dell’Unione dei comuni Sillano-Giuncugnano (Alta Garfagnana, provincia di Lucca) il cui prezzo stagionale è 200 euro (mentre il permesso giornaliero ne costa 10 contro i 12 della zona reggiana) e nella Riserva di Albareto in Provincia di Parma (250 euro). Nella Riserva di Borgotaro il costo è di 180 ma negli altri territori del parmense i prezzi sono sempre inferiori: nell’Unione montana Appennino Parma est si pagano 150 euro, nell’Alto Appennino Modenese 90, nell’Alta Lunigiana 70. Anche il permesso turistico annuale in tutta la Regione Toscana costa solo 100 euro».

Al Gruppo micologico e naturalistico replica l’assessore alla Forestazione dell’Unione dei comuni dell’Appennino: «Il nuovo regolamento non “respinge” i raccoglitori di funghi – sostiene Aronne Ruffini –. La logica della regolamentazione e delle nuove tariffe nasce all’interno di un dibattito in giunta dell’Unione nel quale si è prospettata una nuova visione nella gestione del territorio boschivo, dei prodotti del sottobosco e dell’uso del territorio, che parte dal coinvolgimento, dalla valorizzazione e responsabilizzazione dei consorzi forestali, organismi volontari che se ben utilizzati possono diventare in futuro i veri strumenti operativi sul territorio».

«È stata quindi stipulata e sottoscritta una convenzione tra l’Unione e il Consorzio di secondo grado (Consorzio alto Appennino Reggiano) che raggruppa i vari consorzi forestali, nonché gli usi civici, che ha il compito di gestire la raccolta dei funghi, la vendita dei permessi e attuare i controlli nell’anno 2017 – prosegue ancora Ruffini –. Se la scelta darà i risultati sperati, i consorzi forestali diventeranno in futuro i punti di riferimento per la gestione e valorizzazione delle risorse forestali nonché la tutela e conservazione del territorio. Saranno in capo a loro i piani di assestamento nonché la realizzazione di opere di regimazione idraulico-forestale e di manutenzione della viabilità rurale e forestale di cui il nostro territorio ha estremo bisogno. Sotto l’aspetto tecnico, in futuro è necessario dotare il Consorzio Appennino Reggiano di specifiche figure professionali che supportino il Consorzio e l’Unione montana su base scientifica e tecnica relativamente alle problematiche che dovessero sorgere. Ma per fare tutto questo occorrono risorse economiche, e la vendita dei permessi è una possibilità. Letto in questa logica credo che l’aumento dei permessi possa essere accettato da tutti».

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