Gazzetta di Reggio

Reggio

Meno edilizia più profughi E i bianchi superano i rossi

di Enrico Lorenzo Tidona
Meno edilizia più profughi E i bianchi superano i rossi

Il primato nell’accoglienza delle coop cattoliche è frutto della tradizione Il duopolio Dimora-Ovile segna il passo rispetto alle consorelle di sinistra

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REGGIO EMILIA. La carità cristiana non vive più grazie alla sola elemosina dei fedeli. L’accoglienza dei poveri, da sempre prerogativa delle parrocchie, con l’insorgere dell’emergenza migranti si è tramutata in accoglienza strutturata di stranieri e sostenuta da appalti statali che solo a Reggio valgono 20 milioni l’anno. Campo in cui si è concretizzato un duopolio formato dalla Dimora D’Abramo e dall’Ovile, coop bianche ormai egemoni a Reggio Emilia nell’accoglienza profughi rispetto alle consorelle rosse, queste ultime tradizionalmente distanti dalle parrocchie e impegnate anche in altri settori, dai supermercati, all’edilizia ai servizi. Un cambio di prospettiva che sta alterando anche gli equilibri all’interno del mondo della cooperazione a Reggio Emilia, patria delle realtà mutualistiche e solidali dove coesistono quelle rosse di Legacoop e quelle bianche di Confcooperative (abili nel sociale ed egemoni nella filiera del Parmigiano Reggiano), messe sotto la lente in questa seconda puntato della nostra inchiesta sul business crescente dell’accoglienza.

Le coop rosse reggiane di derivazione socialista o comunista stanno perdendo peso specifico nello scacchiere economico e politico dopo la tragica scomparsa di alcuni colossi sotto il peso di debiti che per le sole Coopsette, Unieco, Cmr e Orion valgono passivi per circa due miliardi di euro. Uno smagrimento che sta facendo aumentare il peso specifico delle coop bianche di tradizione cattolica e votate al sociale, chiamate a occupare anche scranni strategici nelle amministrazioni locali.

La mappa delle coop sociali conta 95 realtà in provincia di Reggio Emilia, la cui maggioranza è bianca, quindi cattolica e legata a Confcooperative: piccole di dimensione ma assai numerose. Solo la Dimora d’Abramo e L’Ovile si occupano direttamente di accoglienza dei profughi. Sopra a loro, però, opera il consorzio Oscar Romero e dietro una filiera di realtà nate a livello solidaristico e che integrano ora i servizi necessari alla gestione dei migranti. Ecco all’allora che dietro all’Ovile (9,7 milioni di ricavi nel 2016) e alla Dimora (14,5 milioni) operano ad esempio la coop Madre Teresa, costola della Chiesa reggiana che accoglie donne sole con bambini, ora anche migranti. A questa si aggiungono il Centro di Solidarietà di Reggio, la Papa Giovanni XXIII e così via. Parliamo di attività solidaristiche specializzate, consolidate nel tempo e votate ora all’accoglienza degli stranieri. Uno snodo rilevante per le istituzioni reggiane che hanno aumentato la considerazione strategica di queste coop e dei loro rappresentanti, che seguono peralto una precedente prevalenza dei cattolici nel blocco del centrosinistra reggiano, dove i rossi ex Ds sembrano scolorare verso il bianco della Margherita. In grande spolvero c’è L’Ovile il cui ex direttore generale Daniele Marchi è stato nominato dal sindaco Luca Vecchi come nuovo assessore al bilancio di Reggio Emilia al posto di Francesco Notari, passato poco prima a capo del collegio sindacale dell’Ovile. Dalla Dimora d’Abramo ha preso il volo Mimmo Spadoni, attuale braccio destro del ministro Graziano Delrio, primo sindaco non comunista nella storia di Reggio. Spadoni è stato vice presidente della Dimora e direttore generale del Consorzio Oscar Romero. La politica reggiana ha la fortuna di poter contare su coop rodate in materia di accoglienza, verso le quali aumenta l’interesse in relazione anche al record dei fatturati. Basti pensare che fino al 2015 la coop bianca più grande per ricavi era L’Ovile, che ha toccato il suo record nel 2016 senza poter eguagliare però l’exploit della Dimora. Questa l’anno passato ha raddoppiato il fatturato sorpassando L’Ovile anche sull’onda del business crescente dell’accoglienza. Le due coop, però, più che farsi la guerra, cercano di collaborare visto che di spazi per aumentare il proprio peso ce ne sono ancora molti. Competitors esterni potrebbero affacciarsi ma l’entrata non è semplice e nessuno si è fatto ancora avanti, anche tra le grandi coop rosse. Le prime due piazze, in termini di ricavi, nella classifica delle 95 coop sociali reggiane, sono stabilmente nelle mani proprio di due coop sociali rosse, che non sembrano attratte dall’accoglienza ai migranti. La prima è Coopselios, colosso italiano, che nel 2016 ha messo insieme ricavi per 120 milioni, occupando 3.175 tra assistenza anziani, disabili e minori. La seconda è la coop sociale Ambra con quasi 25 milioni di ricavi e oltre 700 dipendenti.

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