attentato
«Non credo siano stati i fascisti»
di Gabriele Farina
Giovanni Lindo Ferretti rilancia l’ipotesi della pista palestinese
2 MINUTI DI LETTURA
REGGIO EMILIA . «Non concordo con il pensiero della maggioranza dei bolognesi, non credo che l’attentato del 2 agosto sia opera di fascisti italiani». Giovanni Lindo Ferretti torna a tirare fuori la pista palestinese, parlando della strage della stazione. Il cantante e scrittore, che martedì era a Bologna per l’inaugurazione della mostra della fotografa reggiana Federica Troisi “Illumina le tenebre”, è stato interpellato sull’imminente commemorazione della strage. «Mi dispiace non essere in sintonia con la mia città, quella in cui ho vissuto di più. Quando è successo il 2 agosto io ero ancora un bolognese di adozione, ma io non ci ho mai creduto», riportano le pagine di Repubblica.
Per Ferretti la strada giusta è il famoso lodo palestinese spesso citato da Francesco Cossiga. L’esplosione sarebbe una rappresaglia dei militanti palestinesi, inferociti con i servizi e il governo italiano per una violazione dell’accordo di “mano libera” concesso negli anni ‘70 in cambio dell’assenza di attentati sul suolo nazionale.
«In quel momento i palestinesi avevano dei problemi con lo Stato italiano e il fatto che non siano state fatte indagini su tre o quattro personaggi in quei giorni a Bologna mi convince oltremisura. Se almeno si fossero fatte le indagini».
E non manca la puntura alla Bologna e all’Italia di sinistra e antifascista: «Non parlo più di questi argomenti. Tutte le persone che conosco e a cui voglio bene non lo vogliono nemmeno sentire. Questa città si è fatta un punto di onore nel rivendicare una necessità di antifascismo militante 50 anni dopo l’epopea fascista e ha avuto un’occasione meravigliosa», commenta infine malizioso. (adr.ar.)
Per Ferretti la strada giusta è il famoso lodo palestinese spesso citato da Francesco Cossiga. L’esplosione sarebbe una rappresaglia dei militanti palestinesi, inferociti con i servizi e il governo italiano per una violazione dell’accordo di “mano libera” concesso negli anni ‘70 in cambio dell’assenza di attentati sul suolo nazionale.
«In quel momento i palestinesi avevano dei problemi con lo Stato italiano e il fatto che non siano state fatte indagini su tre o quattro personaggi in quei giorni a Bologna mi convince oltremisura. Se almeno si fossero fatte le indagini».
E non manca la puntura alla Bologna e all’Italia di sinistra e antifascista: «Non parlo più di questi argomenti. Tutte le persone che conosco e a cui voglio bene non lo vogliono nemmeno sentire. Questa città si è fatta un punto di onore nel rivendicare una necessità di antifascismo militante 50 anni dopo l’epopea fascista e ha avuto un’occasione meravigliosa», commenta infine malizioso. (adr.ar.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
