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Pronto soccorso, mancano 25 operatori a Reggio Emilia e provincia

Pronto soccorso, mancano 25 operatori a Reggio Emilia e provincia

Mazzi, direttore al Santa Maria Nuova: «Facciamo l’impossibile per evitare disservizi». I sindacati: «La Regione ci ascolti»

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REGGIO EMILIA. «Finora siamo riusciti a evitare i disservizi, si fa l’impossibile perché non accadano». Nei pronto soccorso provinciali si vive una situazione di emergenza. Non riguarda semplicemente i destinatari delle cure dei professionisti del 118, attivi in modo tempestivo su pazienti in tutta la provincia; al contrario, riguarda gli stessi organici dei punti di pronto intervento territoriali.

Al loro interno mancano 25 professionisti: 10 medici e 15 infermieri. A settembre sarà presentata una richiesta d’intervento alla Regione, alla cui stesura stanno collaborando medici e sigle sindacali. Il loro appello è condiviso. La richiesta d’intervento vista in apertura non giunge da un sindacalista, ma da un camice bianco. A pronunciarla è il dottor Giorgio Mazzi, direttore del presidio ospedaliero provinciale Santa Maria Nuova.

Mazzi (Ausl): "Potenziamento prioritario". «Siamo consapevoli delle difficoltà di reperimento delle figure professionali necessari – ammette Mazzi – ma in questo momento la domanda di persone con specializzazione di emergenza-urgenza è superiore rispetto all’offerta». In pratica, servirebbero professionisti in più (25, appunto) per coprire al meglio il fabbisogno del territorio.

«È prioritario potenziare il settore – riprende il direttore del presidio – ma le risorse sono oggettivamente inferiori al fabbisogno. Le motivazioni sono diverse e non da ultimo c’è un turn over elevato. Ormai sta andando in pensione la generazione del boom economico e c’è un numero inferiore di reclutati. Sinora siamo riusciti a evitare disservizi, si fa l’impossibile perché non accada. Il personale del pronto soccorso interviene proprio per patologie tempo-dipendenti: una risposta adeguata è un cardine».

Un cardine che va rinforzato, come sostengono da tempo i sindacati. Rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil hanno partecipato a un incontro in Provincia sul tema. Al tavolo, oltre ai vertici dell’azienda, sindaci e amministratori dei Distretti coinvolti dai pronto soccorso.

I sindacati: "Aspettiamo interventi". I rappresentanti sindacali hanno accolto con favore «l’inserimento del tema della riorganizzazione dei pronto soccorso territoriali all’interno dell’agenda dei lavori per la definizione del Piano attuativo locale 2017 a partire da settembre», come si legge in una nota congiunta. Inoltre, le figure di Cgil, Cisl e Uil concordano sul potenziamento dell’area emergenza-urgenza, su cui “si dovrebbe avanzare specifica richiesta alla Regione».

«Sarà la Regione a chiedere un intervento a livello nazionale per migliorare, se non proprio risolvere, la situazione», commenta ancora Mazzi. Il terzo punto apprezzato dai sindacati è la rivisitazione dell’organizzazione delle auto mediche.

Il dirigente medico conferma che l’incontro con i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil è stato «costruttivo e senza polemiche», condividendo il desiderio di una rapida risoluzione della questione per garantire il miglior servizio possibile.

«Il nostro auspicio è che sulle problematiche dell’area delle emergenze urgenza, che ricordiamo essere la cartina di tornasole in termini di efficienza ed efficacia del funzionamento del nostro sistema sanitario provinciale, non vi siano più rinvii – riprendono i rappresentanti sindacali nella nota congiunta – ma che lo si affronti in modo concreto e condiviso con i professionisti che vi operano, in modo da garantire un servizio efficiente e sicuro ai cittadini in tutte le zone della provincia».

Cosa accadrà? I sindacati seguiranno ancora la vicenda, i professionisti faranno il massimo con le risorse disponibili di persone. «Come convenuto nell’incontro ci aspettiamo di essere convocati dopo l’estate per la discussione di tutto il nuovo Piano Attuativo Locale – concludono i rappresentanti sindacali – per una Sanità reggiana sempre più efficiente, vicina ai bisogni dei cittadini e che investa sempre di più nel territorio e valorizzi il lavoro delle persone».

Gabriele Farina

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