Il guadagno su 35 euro è 70 centesimi al giorno
di Enrico Lorenzo Tidona
Secondo i dati de L’Ovile, tolti i costi resta il 2 per cento di utile alla coop Forti gli investimenti sul settore profughi anche per la Dimora D’Abramo
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REGGIO EMILIA. Settanta centesimi al giorno: è quanto resta in cassa alle coop a fine giornata dopo aver accolto, dato da mangiare, aiutato e istruito ciascun profugo. Settanta centesimi che rappresentano il guadagno giornaliero sul budget di 35 euro pagato alle cooperative dallo Stato per i servizi di accoglienza. A tracciare la composizione della torta e il relativo utile, appena il 2%, è la cooperativa sociale L’Ovile, che gestisce l’accoglienza a Reggio Emilia attingendo dagli appalti della prefettura insieme alla Dimora d’Abramo. Le due cooperative bianche hanno conosciuto un boom dei ricavi sull’onda lunga dell’emergenza legata agli arrivi dei migranti, soprattutto dal continente africano. Anni di consolidata esperienza nell’accoglienza ha permesso alle cooperative bianche di diventare poli di sviluppo dei servizi per gli stranieri, con relativa esplosione dei fatturati, come raccontato nelle precedenti puntate della nostra inchiesta sulle cooperative di estrazione cattolica attive su Reggio e i loro rapporti con l’emergenza. L’Ovile, a fine 2016, ha dichiarato ricavi sull’accoglienza profughi pari a 852.243 euro. A dicembre dell’anno passato aveva in carico 144 migranti ospitati in 25 appartamenti. Il fatturato generato dai 35 euro offerti dallo Stato per ogni migrante - che scendono spesso attorno ai 34 nella proposta al ribasso sul bando - è destinato per il 35% alle spese del personale, per il 18% alle spese di vitto, per il 21% alle spese di alloggi e mezzi, per il 15% alle spese generali. Il 9%, invece, va al cosiddetto “pocket money”, vale a dire ai soldi contanti assegnati direttamente ai migranti accolti dalla coop per fare fronte alle piccole spese quotidiane. Scalati tutti i costi resta un residuale 2% che rappresenta l’utile. Si tratta, nel caso dell’Ovile, di 17mila euro. Soldi, questi, che la cooperativa reinveste «nella riprogettazione di tirocini rivolti ai profughi e in forme di accoglienza». Un ulteriore investimento che consolida quindi quello che la stessa coop, a bilancio, chiama “settore profughi”, il quale ha prodotto per L’Ovile il 27% dei ricavi del 2016, che hanno sfiorato i 10 milioni di euro facendole toccare il record storico. L’Ovile, per contro, ha rinunciato ad esempio al settore ristorazione, che probabilmente non era più interessante o sostenibile, come si presenta invece quello dell’ospitalità offerta dalla coop presieduta da Valerio Montanari. La Dimora d’Abramo, gestita al vertice da Luigi Codeluppi, ha addirittura raddoppiato il fatturato nel 2016 superando i 14 milioni di euro. Già nel 2015, visto l’alto potenzialità di richiesta del servizio accoglienza sulla base delle richieste della prefettura di Reggio Emilia, la coop aveva deciso di investire 760mila euro su progetti a favore dei migranti, grazie anche al «significativo accantonamento degli utili».
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