Moria di pesci nei fiumi in secca Legambiente: «A rischio il barbo»
di Luca Tondelli
Casina, la situazione più critica si registra nei corsi d’acqua Tassobbio, in località Ariolo, e Campola Ferrarini: «Tra le vittime dell’emergenza idrica c’è anche il pesce autoctono. Intervenga la Regione»
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CASINA . Mentre si continua a discutere sulla necessità di nuovi invasi per poter stoccare delle “scorte” di acqua tra l’Appennino e la collina, una fase di sofferenza acuta dei torrenti viene evidenziata dalla moria di pesci causata dall’abbassamento del loro livello. A segnalare questa situazione molto grave è Clizia Ferrarini, di Legambiente Val d’Enza, in particolare per la situazione dei torrenti Tassobbio e Campola.
«La siccità sta colpendo pesantemente anche la fauna locale – spiega la Ferrarini – in particolar modo a risentirne sono i pesci che, senza via di fuga, si ritrovano intrappolati nelle poche pozze rimaste, aspettando invano l'acqua. Questa lenta e silenziosa agonia purtroppo sta mietendo già numerose vittime. Basta recarsi sul Tassobio, in località Ariolo, e si vedono accanto a pesci vivi, altri agonizzanti e altri ancora che sono già morti».
La Ferrarini correda queste parole con una serie di immagini purtroppo molto chiare. «Sulla Campola – prosegue – la situazione è anche peggiore: il tratto da Vezzano a Votigno è quasi completamente asciutto e qua e là vi sono rare pozze che emanano fetore di pesci morti. Questa situazione era ampiamente prevedibile in quanto a nessuno dovrebbe sfuggire il fatto che le precipitazioni sono da mesi in netto calo, se non assenti». Cosa accadrà? «Se non si interverrà il futuro – riprende Ferrarini – per la popolazione ittica reggiana, potrà diventare devastante. Non solo il Tassobio e la Campola paiono colpiti dalla moria, ma le segnalazioni ci indicano eventi similari anche in altri corsi d'acqua. A questo punto abbiamo un dubbio: l'ente competente, cioè la Regione, sta gestendo la situazione? Sta prendendo provvedimenti? Sta organizzando campagne di recupero? Ci sembra di ricordare che in passato venissero eseguite».
Conclude Ferrarini: «Ricordiamo che è in corso un progetto Life, che vede impegnati milioni di euro, per salvare il barbo, un pesce autoctono (il progetto europeo Life Barbie, per la reintroduzione del barbo canino e del barbo plebeio, gestito dal Parco nazionale dell’Appennino, ndr), ora non si fa nulla di fronte a questa moria più che prevedibile? Eppure, tra i cadaveri ci saranno anche dei barbi. È in corso un controllo sui prelievi dai corsi d'acqua? C'è qualcuno che sta monitorando la situazione? Si sta gestendo il flusso minimo vitale? Speriamo che gli enti competenti intervengano con urgenza e che non rimangano sordi di fronte all'agonia e morte di centinaia di esseri viventi».
Purtroppo per questi torrenti non si tratta dei primi casi che portano a moria di pesci. In passato però c'erano stati episodi legati a sversamenti di inquinanti, in particolare nel Tassobbio: alcuni anni fa ci fu quella che fu individuata come una immissione di liquami, che causò la morte di diversi pesci. Dietro quell'episodio quindi vi era un chiaro fattore umano, ma anche in questo caso è possibile ipotizzarlo, anche se in maniera meno diretta: i cambiamenti climatici dovuti all'inquinamento, o prelievi idrici per uso agricolo con scarsa attenzione per la sopravvivenza dell'ecosistema fluviale.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
«La siccità sta colpendo pesantemente anche la fauna locale – spiega la Ferrarini – in particolar modo a risentirne sono i pesci che, senza via di fuga, si ritrovano intrappolati nelle poche pozze rimaste, aspettando invano l'acqua. Questa lenta e silenziosa agonia purtroppo sta mietendo già numerose vittime. Basta recarsi sul Tassobio, in località Ariolo, e si vedono accanto a pesci vivi, altri agonizzanti e altri ancora che sono già morti».
La Ferrarini correda queste parole con una serie di immagini purtroppo molto chiare. «Sulla Campola – prosegue – la situazione è anche peggiore: il tratto da Vezzano a Votigno è quasi completamente asciutto e qua e là vi sono rare pozze che emanano fetore di pesci morti. Questa situazione era ampiamente prevedibile in quanto a nessuno dovrebbe sfuggire il fatto che le precipitazioni sono da mesi in netto calo, se non assenti». Cosa accadrà? «Se non si interverrà il futuro – riprende Ferrarini – per la popolazione ittica reggiana, potrà diventare devastante. Non solo il Tassobio e la Campola paiono colpiti dalla moria, ma le segnalazioni ci indicano eventi similari anche in altri corsi d'acqua. A questo punto abbiamo un dubbio: l'ente competente, cioè la Regione, sta gestendo la situazione? Sta prendendo provvedimenti? Sta organizzando campagne di recupero? Ci sembra di ricordare che in passato venissero eseguite».
Conclude Ferrarini: «Ricordiamo che è in corso un progetto Life, che vede impegnati milioni di euro, per salvare il barbo, un pesce autoctono (il progetto europeo Life Barbie, per la reintroduzione del barbo canino e del barbo plebeio, gestito dal Parco nazionale dell’Appennino, ndr), ora non si fa nulla di fronte a questa moria più che prevedibile? Eppure, tra i cadaveri ci saranno anche dei barbi. È in corso un controllo sui prelievi dai corsi d'acqua? C'è qualcuno che sta monitorando la situazione? Si sta gestendo il flusso minimo vitale? Speriamo che gli enti competenti intervengano con urgenza e che non rimangano sordi di fronte all'agonia e morte di centinaia di esseri viventi».
Purtroppo per questi torrenti non si tratta dei primi casi che portano a moria di pesci. In passato però c'erano stati episodi legati a sversamenti di inquinanti, in particolare nel Tassobbio: alcuni anni fa ci fu quella che fu individuata come una immissione di liquami, che causò la morte di diversi pesci. Dietro quell'episodio quindi vi era un chiaro fattore umano, ma anche in questo caso è possibile ipotizzarlo, anche se in maniera meno diretta: i cambiamenti climatici dovuti all'inquinamento, o prelievi idrici per uso agricolo con scarsa attenzione per la sopravvivenza dell'ecosistema fluviale.
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