Gazzetta di Reggio

Reggio

Confiscati oltre 4 milioni di beni a Bonini e Ambrisi

Confiscati oltre 4 milioni di beni a Bonini e Ambrisi

Operazione “Intoccabili”: altri guai per il castellaranese e il casalagrandese La guardia di finanza sequestra 33 immobili, una società, 4 auto, titoli e quote 

2 MINUTI DI LETTURA





CASTELLARANO. Trentatré unità immobiliari tra case e terreni a Sassuolo, Casalgrande, Castellarano e Nardò (Lecce), una società, 4 auto, titoli bancari e quote societarie. È questa l’insieme di beni per il valore di 4 milioni e 362mila euro confiscati dalla guardia di finanza di Modena nell’ambito dell’Operazione Intoccabili. I finanzieri del Comando provinciale di Modena hanno eseguito il provvedimento di confisca del patrimonio mobiliare e immobiliare già sequestrato nel marzo del 2016. Appartiene a quelli che secondo la Procura di Modena sono i membri di un «pericoloso sodalizio criminale» che opera nelle provincie di Modena e Reggio e, in particolare, nel distretto ceramico tra i comuni di Sassuolo, Fiorano, Casalgrande e Castellarano.

Il provvedimento, disposto dal tribunale di Modena e attuato dai militari del nucleo di polizia tributaria di Modena, giunge al termine del procedimento di prevenzione instaurato dalla Procura di Modena. Sui parla della ormai famosa indagine “Intoccabili” condotta dai sostituti procuratori Marco Niccolini e Claudia Natalini; indagine conclusa e che presto giungerà al vaglio di un giudice.

La confisca giunge al termine di complesse indagini di polizia economico-finanziaria, avviate ad inizio 2015 e culminate con l’esecuzione delle ordinanze restrittive. All’esito delle indagini, è emerso come Adamo Bonini (casalgrandese) e Rocco Ambrisi (castellaranese), per i quali è stata riconosciuta la «pericolosità sociale in ragione delle attività delittuose» – sono accusati di usura e estorsione – siano riusciti ad accumulare, direttamente o attraverso alcuni stretti familiari, un significativo patrimonio mobiliare ed immobiliare.

Un patrimonio del tutto incongruente rispetto alla propria capacità contributiva e a quella dei propri congiunti. Questa sproporzione, unita alla acclarata pericolosità criminale dei predetti, ha permesso di procedere, dapprima secondo il “Codice Antimafia” con il sequestro e, oggi, con la confisca dell’intero patrimonio, anche indirettamente riconducibile ai due indagati. In merito, con il provvedimento di confisca è stata confermata la sussistenza di un profilo di «pericolosità protratta nel tempo e declinata essenzialmente secondo moduli estorsivi e, comunque, intimidatori». L’indagine riguarda alcuni casi di piccoli imprenditori che volevano aprire attività e locali a Sassuolo e dintorni. Secondo l’accusa, Bonini forniva denaro in prestito con tassi di interesse molto elevati, mentre Ambrisi li minacciava. Nell’inchiesta, ma non per questo provvedimento, sono coinvolti tre carabinieri, un ufficiale e due sottufficiali. Questi ultimi, allora in servizio nella polizia giudiziaria, sono accusati di aver ottenuto piccoli prestiti e favori da Bonini quando lavoravano con l’ex pm Giuseppe Tibis.

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google