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Il garante incontra i carcerati

Il garante incontra i carcerati

Marighelli ieri alla Pulce. Malorni (Sappe): «Primo, potenziare gli organici» 

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REGGIO EMILIA. Marcello Marighelli, garante regionale dell'Emilia-Romagna per le persone private della libertà personale, ha fatto visita ieri mattina al carcere della Pulce. Per un'ora s'è incontrato con la maggior parte dei 350 detenuti riuniti nella sala comune. Poi s'è recato nei reparti per contattare quelli che vi erano rimasti. La visita è avvenuta dopo la rivolta compiuta dieci giorni fa da cinque nordafricani, uno dei quali il giorno dopo s'è suicidato. La grave criticità era stata affrontata trasferendo in altri istituti di pena i quattro rivoltosi. Marighelli, perciò, s'è trovato di fronte una situazione almeno apparentemente tranquilla. Nondimeno ha manifestato la volontà di dare ascolto ai carcerati, invitandoli anche a scrivergli missive.

Rimangono insoluti, peraltro, i problemi di fondo, che hanno spinto il garante nazionale Mauro Palma a sollecitare interventi urgenti volti a prevenire i sempre più frequenti casi di aggressione alle guardie e di suicidi, trentadue dall'inizio dell'anno, di cui sei avvenuti nelle carceri della nostra regione. Gli agenti, che subiscono direttamente sulla propria pelle le conseguenze del disservizio, chiedono in primo luogo il potenziamento degli organici. Se ne fanno portavoce i loro sindacati, che non possono proclamare lo sciopero, ma avanzano con forza le rivendicazioni e, non avendo ricevuto ancora risposte soddisfacenti, hanno interrotto le relazioni sindacali, preparandosi ad eventuali manifestazioni di piazza.

«A Reggio – riferisce Michele Malorni, segretario del Sappe, sindacato degli agenti di polizia penitenziaria – abbiamo un problema annoso di carenza dell'organico e di sovraffollamento. Mancano trenta agenti assistenti nel ruolo esecutivo, oltre a qualche sovrintendente e ispettore. L'amministrazione ha in programma l'apertura di due nuove sezioni, per i transessuali e i condannati a pene prolungate. Intanto i compiti di sorveglianza sono aggravati dal nuovo regime del carcere aperto, che spalanca le celle per almeno otto ore al giorno. E' un'innovazione che presuppone un senso di responsabilità di cui non tutti i detenuti sono dotati. Perciò si sta cercando di introdurre un reparto a gestione chiusa. Inoltre i nostri impegni sono aggravati dai trasferimenti degli imputati a Aemilia. Siamo costretti a continui straordinari, svolgendo anche tredici ore di servizio al giorno. Molti non fanno le ferie dal 2016. Abbiamo trovato un'ottima guida nel comandante Mauro Pellegrino, che ci ha aiutati a riacquistare fiducia. Chiediamo che la sua assegnazione diventi definitiva».(l.s.)



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