Le perdite di Aqua pesano sui conti di Ccfs
di Enrico Lorenzo Tidona
La società di filtri per piscine ha messo insieme perdite milionarie, diventando terreno di scontro tra coop e soci privati
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REGGIO EMILIA. Fatturato fermo, perdite nella folta selva delle controllate, debiti eccessivi. Con dieci milioni di rosso a livello consolidato già nel 2015, Aqua spa di San Martino si è rivelata una spina bella grossa nel fianco del Ccfs. Quest’ultima, finanziaria che sostiene il mondo delle imprese della cooperazione rossa, è considerata una cassaforte grazie al miliardo di euro di raccolta fatta presso gli 800 soci. Già nel triennio 2012-2015, però, il Ccfs era stato costretto a svalutare partecipazioni per 30 milioni. Per il presidente del forziere, Lino Versace, (foto a lato), un bilancio in bianco e nero. Tra le svalutazioni più pesanti di Ccfs c’è proprio la controllata Aqua (produttrice di filtri per piscine con una selva di controllate estere e 30 milioni di fatturato circa) che, come spiegato nei giorni scorsi, è diventata il terreno di uno scontro in sede civile e penale su iniziativa del socio privato di minoranza, Giovanni Siligardi. In sede penale sono stati querelati alcuni tra gli uomini di vertice del sistema della finanza cooperativa, quasi tutti reggiani, che siedono nel forziere in cui si intrecciano destini tra impresa e politica, succo del mondo cooperativo. Tra i querelati per appropriazione indebita aggravata e truffa aggravata del danno di notevole entità» c’è quindi il presidente Versace di Ccfs, assessore al bilancio a Reggio quando era sindaco Antonella Spaggiari, quest’ultima poi passata dalla politica alla cooperazione e ora consigliere del cda di Aqua. Ci sono poi Claudio Ferrari (ex sindaco di Correggio e presidente del cda di Aqua spa, che ha operato tagli e risanamento), Giuseppe Davoli (consigliere del cda di Aqua spa e amministratore delegato di Ccfs Immobiliare ed ex consigliere comunale a Reggio sempre in epoca Spaggiari), Andrea Pedretti (consigliere del cda di Aqua spa) e Laura Bigi (liquidatore della Inno Tecs srl, presidente del cda di Ccfs Immobiliare e presidente del cda di Finanza Cooperativa). In ballo c’è anche una richiesta di risarcimento danni da parte di Siligardi, pari a 17,5 milioni di euro. Non proprio bruscolini, sui quali il Ccfs non intende cedere anche in forza di un arbitrato seguito alla citazione civile. La tesi di Siligardi è che la finanziaria cooperativa abbia sottratto risorse ad Aqua. Versace e i suoi concludono, invece, che il Ccfs ha agito al meglio evitando il default dell’azienda e dandole anzi la possibilità di ripartire. Un privato, Siligardi, estromesso dalla corazzata del Ccfs, il quale aveva registrato a fine dicembre 2015 un indebitamento finanziario netto complessivo pari a 34,5 milioni di euro in Aqua. Soldi contanti da mettere nell’azienda già pesantemente svalutata. Tutto è partito, come viene riportato nel bilancio del 2015, da risultati difformi rispetto a quelli messi a budget nell’era Siligardi, precedente ad dell’azienda. L’equilibrio economico non sembrava tale agli occhi del Ccfs, che ha quindi incaricato - «a fronte delle continue richieste di finanziamento» - una società di consulenza indipendente per un analisi storica dei dati di Aqua per ottenere una divisione attendibile e corretta delle aree di business al fine di predisporre un piano industriale tale da garantire equilibrio economico e finanziario alla società per gli esercizi futuri. «Il lavoro della società ha evidenziato fin da subito una situazione economica pesantemente negativa, in particolare nel settore sport e in diverse filiali estere, le quali manifestano tempi di pagamento delle forniture alla capogruppo di oltre un anno». Da lì l’estromissione di Siligardi dal management, messo all’indice da Fausto Fontanesi, uomo dei conti e ad del Ccfs, che ha gestito anche la pratica Aqua, e peraltro da poco uscito per lasciare la pratica in mano a Federico Regard. Fontanesi, infatti, è diventato direttore finanziario di Coop Alleanza 3.0, il colosso nato dalla fusione dei supermercati.
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