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Quell'istmo tra Bruxelles e il Sahara

Stefano Scansani
Quell'istmo tra Bruxelles e il Sahara

La Domenica, l'editoriale del direttore Stefano Scansani, sull'emergenza immigrazione e sulla situazione italiana, fra Bruxelles e Africa

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REGGIO EMILIA. Con chi ha a che fare l’Italia? A nord con le rigidità e la decadenza dell’Unione europea. A sud con l’attività delle organizzazioni non governative, ancora più a sud col disastro libico, e più profondamente a sud con una migrazione epocale.

Siamo precisamente protratti fra Bruxelles e il Sahara. Con un gap: là sopra nessuno ci sente, e da sotto arrivano tutti. Allora, bisogna darci per vinti che il nostro Paese è un istmo, una linguetta di terra stretta, strettissima. Una passerella intercontinentale, che fa il suo dovere missionario.

L’ha tratteggiato Romano Prodi sul Messaggero qualche giorno fa: «Più osservo le evoluzioni del quadro politico ed economico in cui oggi si trova ad operare l’Italia più mi viene spontaneo paragonare il suo ruolo a quello della Croce Rossa Internazionale».

L’ex premier ha scritto che questo «non è proprio il compito di uno Stato sovrano che dovrebbe operare in un clima di solidarietà europea».

Prodi ha messo così a fuoco il suo pensiero sui migranti dalla Libia: «Vengono raccolti dalle navi appartenenti a tanti paesi europei ma che, come avviene per i feriti nei conflitti bellici, vengono tutti portati all’ospedale della Croce Rossa, cioè in Italia».

Prodi ha concluso: «E, come è il caso della Croce Rossa, quando si parla delle trattative di pace, l'Italia viene regolarmente esclusa perché le cose importanti si trattano in un piano superiore».

L’Italia è un istmo. Per la forza storica e strumentalmente riconosciuta della sua vocazione umanitaria, ne resta compressa. Depressa. Al di là delle leggi del mare e degli sviluppi dell’inchiesta su navi ong, salvataggi e scafisti, non credo esista altro esempio di azione umanitaria con trasbordo di vite in via automatica.

Pendolaristica. Con consegna a domicilio italiano. Solo italiano. Dove sussiste un analogo passaggio di uomini, donne e bambini, dal non governativo al governativo?

Ho il dubbio che questa situazione confusa, questa prassi nel canale di Sicilia, abbia preso l’istmo in ostaggio. E come al solito chi governa deve fare i salti mortali diplomatici per venirne fuori. Per non tradire, appunto, la nostra credenziale internazionale, stagliata da Prodi. Crocerossini per forza.

In questo ruolo di politica assistenziale non potremo mai accedere al piano superiore della politica internazionale. Anche il governo nega che la missione inaugurata l’altra notte con l’impiego di una flotta sia militare, bensì (ci risiamo) di assistenza alle autorità libiche.

Assistenza, solidarietà, aiuto, supporto, italiani brava gente, sono elementi che mimetizzano la nostra infinita debolezza politica, e provano ad esorcizzare qualsiasi contraccolpo da parte del generale Haftar che da Tobruk ci vuole bombardare; e del rispuntato Saif al Islam figlio di Gheddafi che ci accusa di voler tornare “al colonialismo fascista”. E ancora, soltanto venerdì il numero due del governo di Tripoli Al-Mejbari ha chiesto a tutte le forze nazionali di superare le divisioni interne e a lottare contro questo nuovo “tentativo di rioccupazione” della Libia.

Ma anche i nostri cugini non scherzano: la neo-grandeur francese di Macron mira a praticare il sorpasso strategico in Libia dove ci sono gas e petrolio, e più a meridione i giacimenti di uranio per le sue centrali nucleari.
In questa crisi mondiale è possibile parafrasare la battuta di Metternich: l’Onu è un’espressione geografica, e i paesi della Ue hanno un atteggiamento di restaurazione delle sovranità.

L’ospedale da campo Italia è nella retrovia di un conflitto economico mondiale, che stringe l’Africa. La Libia è rotta in quattro e divisa in due. Di qua gli interessi italiani, di là quelli francesi, ma anche egiziani e poi russi.
Il continente nero è diventato una preda di materie prime per la Cina in espansione. Le vittime? Tutte qui.

Con quella contabilità di profughi e per profugo della quale – nel nostro territorio – pressoché ogni giorni forniamo gli aggiornamenti come nell’inchiesta in tre puntate di questa settimana; contabilità della quale il magma politico pre-elettorale fa strumento di propaganda e conflitto.

Per chiudere, permettetemi un ritorno alla passione lessicale italiana, cioè al significato del termine geografico istmo. Vuol dire passaggio, lingua di terra fra due mari che serve di passaggio fra due continenti. Serve.

Stefano Scansani
s.scansani@gazzettadireggio.it
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