“Pluto”, ovvero come curare e sconfiggere la ludopatia
Il progetto dell'associazione Papa Giovanni XXIII per chi chiede aiuto
QUATTRO CASTELLA. Mettersi in gioco per passare dalla ludopatia alla cura. È la sfida della comunità terapeutica Pluto di Puianello, gestita dall’associazione centro sociale Papa Giovanni XXIII.
I volontari mettono a disposizione una struttura residenziale per chi si vuole liberare dalla dipendenza del gioco d’azzardo. Le persone (solitamente al massimo sette) sono ospitate per un periodo compreso tra le due settimane e i tre mesi. Sono sia uomini sia donne e hanno un’età media compresa tra i 40 e i 45 anni.
Tra il 2013 e il 2016 s’è registrato un moltiplicarsi di casi per cui l’associazione ha dovuto aprire una sede nel Modenese.
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In genere, le persone accolte hanno avuto problemi legati alle slot machine, ma ci sono stati casi di persone che hanno avuto difficoltà a resistere ai gratta e vinci e alle scommesse sportive. Giungono sia dal Reggiano sia da altre parti dell’Emilia Romagna.
Qualcuno di loro giunge da fuori regione. «Il percorso si sviluppa soprattutto con i gruppi terapeutici ma ci sono anche colloqui individuali e attività con lo psicoterapeuta – spiega Matteo Iori, presidente della Papa Giovanni XXIII –. Abbiamo creato laboratori specifici legati al teatro e a varie forme di arte per far loro esprimere i disagi».
Un compito che non sempre risulta facile. «C’è molta vergogna – riprende Iori – perché spesso, soprattutto in Italia, il gioco d’azzardo è visto come un vizio, non come una malattia. Ciò comporta un giudizio morale importante, per cui diventa difficile richiedere aiuto».
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