Bocciati i parcheggi «Una trovata ridicola»
di Leonardo Grilli
Abbiamo chiesto ai reggiani cosa pensano dei diciotto nuovi stalli La maggioranza non li apprezza, pochi quelli che li trovano davvero utili
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REGGIO EMILIA. «Per dirla alla Paolo Villaggio, buonanima, sono una cagata pazzesca». È questo il pensiero, fra l’ironico e l’adirato, che meglio sintetizza il sentire comune dei reggiani sui nuovi parcheggi decisi dall’amministrazione. Diciotto stalli gratuiti in via Emilia San Pietro, fruibili solo ai titolari di un permesso per accedere alla ztl, che stanno sollevando numerose polemiche per come sono stati disegnati: a cavallo fra il marciapiede e il manto stradale. Una scelta che ha scontentato molti e creato diversi malumori sia sui social, con pagine Facebook inondate da decine di commenti, che in politica, con la Lega Nord che ha annunciato un’interrogazione in consiglio comunale proprio su questo argomento.
Così, per capire se il malumore sia diffuso non solo sulle tastiere e in Sala del Tricolore, ieri siamo andati a intervistare i diretti interessati: i passanti e i residenti di via Emilia San Pietro. E abbiamo scoperto che, almeno questa volta, il disappunto online corrisponde a quello della vita reale. In una domenica mattina plumbea, umida e afosa, fra chi cammina all’ombra dei portici e chi siede ai tavolini sperando nel fresco portato dall’annunciata pioggia pomeridiana, la maggioranza delle opinioni che abbiamo raccolto sono state, quantomeno, critiche.
«Mi chiedo che fine abbia fatto la sicurezza dei ciclisti – racconta Clelia mentre, in bici, si dirige verso un ortofrutta – non interessa più al Comune? Riducendo così tanto lo spazio nella ciclopedonale siamo costretti ad andare in strada rischiando di essere investiti visto quanto è stretta. Perché certo, c’è il limite dei 30, ma pochi lo rispettano». C’è chi poi, come Paolo, si ricorda quando il Comune aveva allargato quello stesso marciapiede che ora viene “tagliato”. «Io non capisco. Il plateatico ampliato con la pietra di Luserna, molto costosa, era stato progettato per permettere alle attività commerciali di fare delle distese e per i mercatini periodici. Ora all’improvviso tornano indietro perché hanno capito che non è stata una trovata efficace. E i soldi pubblici spesi in precedenza, sfregiati dai disegni di questi diciotto parcheggi? Chi ce li ridà». Sempre critico, ma con quel pathos un po’ burbero e ironico tipico dei reggiani, anche Massimiliano.
«Ho lavorato proprio qui in via Emilia San Pietro da quando avevo vent’anni e ho smesso di studiare presto ma penso non ci voglia un diploma per capire che, dicendola come Paolo Villaggio, sono una cagata pazzesca».
Di «trovata ridicola, quasi uno scherzo» parla invece Annamaria e la quasi totalità degli altri intervistati, circa una ventina. Ma, come sempre, l’opinione pubblica non è mai completamente concorde. E c’è stato anche chi ha apprezzato i nuovi stalli.
Come Andrea, con cui parliamo proprio mentre scende dall’auto appena parcheggiata: «Piuttosto che creare degli ibridi inutili fra marciapiede e pista ciclabile, a quel punto meglio i posteggi. Che i ciclisti vadano sulla strada come previsto e che si faccia rispettare il limite dei trenta chilometri all’ora. In questo modo secondo me si favoriscono anche i commercianti, un cliente lascia la macchina davanti al negozio e poi riparte».
Altra voce dissonante, infine, è quella di Sofia: «Bene i parcheggi, non si può pensare sempre ai ciclisti. E allora gli anziani? O chi ha le borse della spesa? In centro storico non ci abiterebbe più nessuno se si ragionasse in questo modo, non sarà il massimo esteticamente ma pazienza».
Così, per capire se il malumore sia diffuso non solo sulle tastiere e in Sala del Tricolore, ieri siamo andati a intervistare i diretti interessati: i passanti e i residenti di via Emilia San Pietro. E abbiamo scoperto che, almeno questa volta, il disappunto online corrisponde a quello della vita reale. In una domenica mattina plumbea, umida e afosa, fra chi cammina all’ombra dei portici e chi siede ai tavolini sperando nel fresco portato dall’annunciata pioggia pomeridiana, la maggioranza delle opinioni che abbiamo raccolto sono state, quantomeno, critiche.
«Mi chiedo che fine abbia fatto la sicurezza dei ciclisti – racconta Clelia mentre, in bici, si dirige verso un ortofrutta – non interessa più al Comune? Riducendo così tanto lo spazio nella ciclopedonale siamo costretti ad andare in strada rischiando di essere investiti visto quanto è stretta. Perché certo, c’è il limite dei 30, ma pochi lo rispettano». C’è chi poi, come Paolo, si ricorda quando il Comune aveva allargato quello stesso marciapiede che ora viene “tagliato”. «Io non capisco. Il plateatico ampliato con la pietra di Luserna, molto costosa, era stato progettato per permettere alle attività commerciali di fare delle distese e per i mercatini periodici. Ora all’improvviso tornano indietro perché hanno capito che non è stata una trovata efficace. E i soldi pubblici spesi in precedenza, sfregiati dai disegni di questi diciotto parcheggi? Chi ce li ridà». Sempre critico, ma con quel pathos un po’ burbero e ironico tipico dei reggiani, anche Massimiliano.
«Ho lavorato proprio qui in via Emilia San Pietro da quando avevo vent’anni e ho smesso di studiare presto ma penso non ci voglia un diploma per capire che, dicendola come Paolo Villaggio, sono una cagata pazzesca».
Di «trovata ridicola, quasi uno scherzo» parla invece Annamaria e la quasi totalità degli altri intervistati, circa una ventina. Ma, come sempre, l’opinione pubblica non è mai completamente concorde. E c’è stato anche chi ha apprezzato i nuovi stalli.
Come Andrea, con cui parliamo proprio mentre scende dall’auto appena parcheggiata: «Piuttosto che creare degli ibridi inutili fra marciapiede e pista ciclabile, a quel punto meglio i posteggi. Che i ciclisti vadano sulla strada come previsto e che si faccia rispettare il limite dei trenta chilometri all’ora. In questo modo secondo me si favoriscono anche i commercianti, un cliente lascia la macchina davanti al negozio e poi riparte».
Altra voce dissonante, infine, è quella di Sofia: «Bene i parcheggi, non si può pensare sempre ai ciclisti. E allora gli anziani? O chi ha le borse della spesa? In centro storico non ci abiterebbe più nessuno se si ragionasse in questo modo, non sarà il massimo esteticamente ma pazienza».
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