Lo stop del Quirinale rimbalza su Reggio
dalla prima
Lo scontro tra Minniti e Delrio conduce alle radici dossettiane dell’ex sindaco E domani sera la festa regionale Pd porta il ministro degli Interni a Villalunga
3 MINUTI DI LETTURA
Poi la marcia di Delrio nella Margherita, la sua partecipazione al Partito popolare, all’associazione “Giorgio La Pira”, l’incontro con l’altro cattolico, ma alla toscana, Matteo Renzi e la carriera governativa. La matrice francescana è sacrosanta.
E quando Delrio ieri ha detto a Repubblica «Non sono contro il codice per le organizzazioni non governative, ma se bisogna salvare vite serve la nave più vicina» ha sfoderato la sua sensibilità originaria. Che ora va raggrumando identità di pensiero al centro e a sinistra, e ben si separa dal centro e dalle destre.
È necessario tornare a Reggio per auscultare il clima che sta nel governo, perché proprio domani sera alla Festa regionale del Pd di Villalunga è atteso il ministro degli Interni Minniti, portabandiera del rigore. Proprio nella terra di Delrio. Ancora Minniti compare nel programma di Festareggio, al Campovolo, nella serata del 24 agosto.
Domani, in riva al Secchia potrebbe essere disputato quel derby evocato da Alfano, i cui esiti sono stati scongiurati dagli interventi del presidente della Repubblica (elogiativo) e del premier Gentiloni (di mediazione).
Interventi comunque a supporto e a favore dell’azione di Minniti. Di spegnimento delle frizioni nel governo.
Sulla blindatura del responsabile degli Interni il reggiano Delrio non fa una piega e indica leggi del mare, quelle internazionali, quelle dell’umanità, da rispettare. Quanto la guardia costiera, che per il guazzabuglio italiano delle competenze, fa capo al ministero delle Infrastrutture.
Ma quella di Delrio, come qualcuno spiega in Comune a Reggio, è innanzi tutto una sensibilità. E chissà, forse anche una linea armonica molto ampia, appunto francescana. L’aggettivo rimanda al santo di Assisi che si ritrova nel dossettismo, ma anche al Papa del quale sono noti spirito e appelli all’accoglienza totale.
La presa di posizione di Delrio nel Consiglio dei Ministri di lunedì (con la fragorosa assenza di Minniti) è stata anticipata da alcuni fatti.
Ad esempio per Famiglia Cristiana ci sarebbe un legame tra l’indagine sulla nave dell’Ong tedesca Iuventa e l’operazione anti-migranti portata avanti da “Generazione identitaria”, il gruppo di destra che ha lanciato la campagna Defend Europe contro lo sbarco sulle coste italiane. Poi le affermazioni di Mario Giro, nientepopodimeno vice ministro degli Esteri (esponente della Comunità di Sant’Egidio, dunque del mondo molto influente del volontariato), riportate dalla Stampa: le nostre navi continueranno ad accogliere i migranti; riportare i migranti in Libia vuol dire riportarli all’inferno; anche l’estremismo umanitario va compreso davanti alla tragedia che sta avvenendo.
Questa linea procede anche nella gerarchia ecclesiastica. L’altro giorno su Repubblica l’arcivescovo di Ferrara Giancarlo Perego, già direttore della Fondazione Migrantes della Cei: «Chi fa i salvataggi non solo va difeso ma anche lodato. Se non partiamo da qui tutto resta senza senso». Ecco perché il cattolico di centrodestra governativa Alfano ha parlato di derby tra il rigore e l’umanità, confronto che in un paese come il nostro, di cultura e sentimento, può diventare deflagrante. È già deflagrante, se appena si pensa che la crisi libica e l’immensa problematica delle navi delle organizzazioni non governative e dei loro carichi di esseri umani stanno mettendo in difficoltà il governo, squassando l’esecutivo. Se così non fosse il presidente Mattarella non avrebbe espresso il pieno sostegno a Minniti - che lunedì era lì per lì per dimettersi - richiamando all’ordine le anime cattoliche del Pd. Di rimbalzo a Reggio Emilia.
Stefano Scansani
©RIPRODUZIONE RISERVATA
E quando Delrio ieri ha detto a Repubblica «Non sono contro il codice per le organizzazioni non governative, ma se bisogna salvare vite serve la nave più vicina» ha sfoderato la sua sensibilità originaria. Che ora va raggrumando identità di pensiero al centro e a sinistra, e ben si separa dal centro e dalle destre.
È necessario tornare a Reggio per auscultare il clima che sta nel governo, perché proprio domani sera alla Festa regionale del Pd di Villalunga è atteso il ministro degli Interni Minniti, portabandiera del rigore. Proprio nella terra di Delrio. Ancora Minniti compare nel programma di Festareggio, al Campovolo, nella serata del 24 agosto.
Domani, in riva al Secchia potrebbe essere disputato quel derby evocato da Alfano, i cui esiti sono stati scongiurati dagli interventi del presidente della Repubblica (elogiativo) e del premier Gentiloni (di mediazione).
Interventi comunque a supporto e a favore dell’azione di Minniti. Di spegnimento delle frizioni nel governo.
Sulla blindatura del responsabile degli Interni il reggiano Delrio non fa una piega e indica leggi del mare, quelle internazionali, quelle dell’umanità, da rispettare. Quanto la guardia costiera, che per il guazzabuglio italiano delle competenze, fa capo al ministero delle Infrastrutture.
Ma quella di Delrio, come qualcuno spiega in Comune a Reggio, è innanzi tutto una sensibilità. E chissà, forse anche una linea armonica molto ampia, appunto francescana. L’aggettivo rimanda al santo di Assisi che si ritrova nel dossettismo, ma anche al Papa del quale sono noti spirito e appelli all’accoglienza totale.
La presa di posizione di Delrio nel Consiglio dei Ministri di lunedì (con la fragorosa assenza di Minniti) è stata anticipata da alcuni fatti.
Ad esempio per Famiglia Cristiana ci sarebbe un legame tra l’indagine sulla nave dell’Ong tedesca Iuventa e l’operazione anti-migranti portata avanti da “Generazione identitaria”, il gruppo di destra che ha lanciato la campagna Defend Europe contro lo sbarco sulle coste italiane. Poi le affermazioni di Mario Giro, nientepopodimeno vice ministro degli Esteri (esponente della Comunità di Sant’Egidio, dunque del mondo molto influente del volontariato), riportate dalla Stampa: le nostre navi continueranno ad accogliere i migranti; riportare i migranti in Libia vuol dire riportarli all’inferno; anche l’estremismo umanitario va compreso davanti alla tragedia che sta avvenendo.
Questa linea procede anche nella gerarchia ecclesiastica. L’altro giorno su Repubblica l’arcivescovo di Ferrara Giancarlo Perego, già direttore della Fondazione Migrantes della Cei: «Chi fa i salvataggi non solo va difeso ma anche lodato. Se non partiamo da qui tutto resta senza senso». Ecco perché il cattolico di centrodestra governativa Alfano ha parlato di derby tra il rigore e l’umanità, confronto che in un paese come il nostro, di cultura e sentimento, può diventare deflagrante. È già deflagrante, se appena si pensa che la crisi libica e l’immensa problematica delle navi delle organizzazioni non governative e dei loro carichi di esseri umani stanno mettendo in difficoltà il governo, squassando l’esecutivo. Se così non fosse il presidente Mattarella non avrebbe espresso il pieno sostegno a Minniti - che lunedì era lì per lì per dimettersi - richiamando all’ordine le anime cattoliche del Pd. Di rimbalzo a Reggio Emilia.
Stefano Scansani
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
