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«Il rogo? Abbiamo l’alibi»

«Il rogo? Abbiamo l’alibi»

Amato e Valerioti: «Stavamo tentando un furto al market»

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REGGIO EMILIA. Ancora forti contrasti nell’aula-bunker sull’incendio doloso dell’auto dell’imprenditore Michele Colacino che avvenne la notte del 14 novembre 2011.

Per la Dda agirono Alfredo Amato e Gabriele Valerioti, per conto del boss Nicolino che con quelle fiamme voleva colpire Romolo Villirillo (amico di Colacino e con lui pure in rapporti professionali) che si sarebbe appropriato di denaro della cosca. Una ricostruzione su cui il maresciallo dei carabinieri Danilo Melegari – richiamato a deporre – ha aggiunto che quella notte il telefonino di Amato intercettato agganciò una cella posta a circa 200 metri dal rogo, mentre i tabulati telefonici pongono anche Valerioti in zona. Entrambi gli imputati dicono di avere un alibi: erano insieme nell’area perché stavano tentando un furto nel supermercato Sigma. Tesi difensiva che il maresciallo ha voluto scardinare sentendo il titolare del supermercato, che ha smentito il tentato furto del 14 novembre, collocando cinque mesi prima (in giugno) l’assalto alla cassaforte del market, anche se ha pure ricordato che dopo quel furto notò dei buchi fatti con un trapano che lasciano intendere un nuovo tentativo per rubare. Il titolare del Sigma sarà sentito più avanti, comunque l’avvocato Franco Beretti (tutela Amato) ha smentito che la cella agganciata dal cellulare del suo assistito fosse vicina al rogo, ritenendo che sia la stessa che si attiva telefonando nei pressi del supermercato. E Valerioti ha aggiunto che quella notte rubarono un furgone («Va cercata la denuncia di furto») per poi piazzarlo dietro al Sigma. Nuovi accertamenti in vista sulla cella agganciata e sul furto del furgone. (t.s.)

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