Rapina all’Allianz, in due ai domiciliari
Il blitz il 14 febbraio scorso: un bandito puntò la pistola contro un finto cliente, ma questo in realtà era un complice
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CAMPAGNOLA . La rapina alla compagna assicurativa Allianz di Campagnola lo scorso 14 febbraio non è stata realizzata da un uomo solo. Il bandito che ha puntato l’arma su un cliente non era solo. Anzi, il complice era proprio quel cliente capace di una sceneggiata per spaventare la vera vittima del colpo e confondere le acque. I carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Guastalla, grazie anche alle indagini della scientifica, hanno identificato e arrestato i due. Il gip del tribunale di Reggio Emilia, accogliendo le richieste della Procura, ha messo ai domiciliari Salvatore Iacono, 20 anni, originario di Cinquefrondi (Reggio Calabria) e residente a Fabbrico, e Antonino Neri, 33 anni, originario di Melito Porto Salvo (Reggio Calabria) e abitante a Reggiolo.
Quel giorno, alle 16.30, un giovane sconosciuto entrò nell’agenzia a volto scoperto con il pretesto di chiedere informazioni per una polizza auto. Mentre l’impiegata era intenta a parlare con il finto cliente, entrò anche un bandito a volto coperto che, impugnando una pistola, intimò all’impiegata di consegnare i soldi, puntando l’arma sul collo del giovane che la donna credeva un cliente.
«Il volto del rapinatore era coperto da uno scaldacollo alzato fino al naso e un cappello abbassato sulla fronte», è stato il racconto dell’assicuratrice rapinata, Simonetta Pettenati, 35 anni. La donna non provò a reagire perché il bandito, un italiano senza particolare accento, fece subito capire le sue intenzioni. «Ha puntato la pistola sulla schiena del cliente che, terrorizzato, si è accucciato sulla sedia: minacciava di sparargli e mi guardava gridando “dammi i soldi, dammi i soldi”». La donna rispose che non aveva denaro perché aveva appena aperto l’ufficio, perciò il rapinatore, dopo aver frugato nei cassetti e in una cassetta di sicurezza usata per il resto, dovette accontentarsi di pochi spiccioli: 35 euro. Insoddisfatto del bottino, il rapinatore cercò di prendere la borsa dell’impiegata, che venne spintonata nel tentativo di impedirglielo. Poi il bandito uscì dileguandosi, seguito dal presunto cliente.
Le indagini dattiloscopiche svolte sulle impronte digitali rilevate sulla cassetta di sicurezza, maneggiata dal rapinatore armato senza guanti, hanno permesso di accertare che corrispondevano all’anulare del 33enne Neri. Successivi riscontri hanno consentito di stabilire che il cliente presente al momento della rapina altri non era che il complice.
Una messinscena ben riuscita, allo scopo di terrorizzare l’assicuratrice. La fedina penale dei responsabili, però, non ha giocato a loro favore. (am.p.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Quel giorno, alle 16.30, un giovane sconosciuto entrò nell’agenzia a volto scoperto con il pretesto di chiedere informazioni per una polizza auto. Mentre l’impiegata era intenta a parlare con il finto cliente, entrò anche un bandito a volto coperto che, impugnando una pistola, intimò all’impiegata di consegnare i soldi, puntando l’arma sul collo del giovane che la donna credeva un cliente.
«Il volto del rapinatore era coperto da uno scaldacollo alzato fino al naso e un cappello abbassato sulla fronte», è stato il racconto dell’assicuratrice rapinata, Simonetta Pettenati, 35 anni. La donna non provò a reagire perché il bandito, un italiano senza particolare accento, fece subito capire le sue intenzioni. «Ha puntato la pistola sulla schiena del cliente che, terrorizzato, si è accucciato sulla sedia: minacciava di sparargli e mi guardava gridando “dammi i soldi, dammi i soldi”». La donna rispose che non aveva denaro perché aveva appena aperto l’ufficio, perciò il rapinatore, dopo aver frugato nei cassetti e in una cassetta di sicurezza usata per il resto, dovette accontentarsi di pochi spiccioli: 35 euro. Insoddisfatto del bottino, il rapinatore cercò di prendere la borsa dell’impiegata, che venne spintonata nel tentativo di impedirglielo. Poi il bandito uscì dileguandosi, seguito dal presunto cliente.
Le indagini dattiloscopiche svolte sulle impronte digitali rilevate sulla cassetta di sicurezza, maneggiata dal rapinatore armato senza guanti, hanno permesso di accertare che corrispondevano all’anulare del 33enne Neri. Successivi riscontri hanno consentito di stabilire che il cliente presente al momento della rapina altri non era che il complice.
Una messinscena ben riuscita, allo scopo di terrorizzare l’assicuratrice. La fedina penale dei responsabili, però, non ha giocato a loro favore. (am.p.)
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