Recuperato il mulino di Gazzano
Quello di Villa Minozzo è uno dei più antichi dell’Appennino, oggi la riapertura
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VILLA MINOZZO . Torna a nuova vita il mulino a motore di Gazzano, uno dei primi montati nella montagna reggiana oltre 90 anni fa.
Oggi è in programma l’inaugurazione della rinnovata sala del mulino di Gazzano, la frazione villaminozzese nell’alta valle del Dolo. L’appuntamento è alle 17 nel cortile della borgata di Casa Vannucci, a fianco dell’ambulatorio medico, per il taglio del nastro alla presenza dei referenti degli usi civici, del presidente del Parco Nazionale Fausto Giovanelli e del sindaco Luigi Fiocchi.
La storia di queste attrezzature, alcune d’epoca e altre rinnovate, viaggia alla pari con la storia del crinale appenninico. Il vecchio mulino ad acqua di San Pietro funziona dal 1600; nel 1928 perde senso con la creazione della piccola diga sul Dolo, con la centrale operativa a Fontanaluccia nel modenese, e gran parte dell’invaso nella reggiana Gazzano, al di là del “confine” tracciato proprio dal torrente Dolo. Anche il mulino originario viene sommerso dalle acque, e grazie alle risorse ottenute dalla diga, si apre sempre nel 1928 la nuova struttura per macinare: tre piccole attrezzature in legno e ingranaggi alimentati all’epoca da un modernissimo motore Marelli. A Gazzano arrivano agricoltori e produttori di cereali e castagne da tanti paesi dei due versanti e il mulino diventa uno dei riferimenti del paese, proseguendo l’attività sino alla metà degli anni ’70, quando viene chiuso. Nel 1998 gli usi civici, oggi presieduti da Liberto Verdi, iniziano un percorso per ristrutturare e risistemare il piccolo complesso: ora il percorso è giunto al termine.
Grazie a un contributo del Parco nazionale, è stata finanziata la riparazione dei vecchi strumenti, tre piccoli mulini per produrre macinatura partendo da castagne, grano e granoturco. Il vecchio motore è stato sostituito da un altro di recente fabbricazione e il reperto originale rimane ora in mostra, anche se la stessa Marelli sarebbe interessata a riaverlo per il proprio museo industriale.
Oggi ci sarà l’inaugurazione seguita dai primi test e nel 2018 si punta a produrre la prima “nuova” farina. «Dopo aver sistemato gli impianti manca solo l’illuminazione e qualche altro ritocco, dopo potremo iniziare a macinare –, raccontano dagli usi civici di Gazzano –. Già tante persone ci hanno chiesto informazioni, anche perché ormai di mulini in montagna ne sono rimasti pochissimi. Soprattutto per le castagne ci sono difficoltà a trovarne. È stata una impresa lunga ma siamo contenti di essere pronti; intanto faremo le prime prove grazie al nuovo motore». (adr.ar.)
Oggi è in programma l’inaugurazione della rinnovata sala del mulino di Gazzano, la frazione villaminozzese nell’alta valle del Dolo. L’appuntamento è alle 17 nel cortile della borgata di Casa Vannucci, a fianco dell’ambulatorio medico, per il taglio del nastro alla presenza dei referenti degli usi civici, del presidente del Parco Nazionale Fausto Giovanelli e del sindaco Luigi Fiocchi.
La storia di queste attrezzature, alcune d’epoca e altre rinnovate, viaggia alla pari con la storia del crinale appenninico. Il vecchio mulino ad acqua di San Pietro funziona dal 1600; nel 1928 perde senso con la creazione della piccola diga sul Dolo, con la centrale operativa a Fontanaluccia nel modenese, e gran parte dell’invaso nella reggiana Gazzano, al di là del “confine” tracciato proprio dal torrente Dolo. Anche il mulino originario viene sommerso dalle acque, e grazie alle risorse ottenute dalla diga, si apre sempre nel 1928 la nuova struttura per macinare: tre piccole attrezzature in legno e ingranaggi alimentati all’epoca da un modernissimo motore Marelli. A Gazzano arrivano agricoltori e produttori di cereali e castagne da tanti paesi dei due versanti e il mulino diventa uno dei riferimenti del paese, proseguendo l’attività sino alla metà degli anni ’70, quando viene chiuso. Nel 1998 gli usi civici, oggi presieduti da Liberto Verdi, iniziano un percorso per ristrutturare e risistemare il piccolo complesso: ora il percorso è giunto al termine.
Grazie a un contributo del Parco nazionale, è stata finanziata la riparazione dei vecchi strumenti, tre piccoli mulini per produrre macinatura partendo da castagne, grano e granoturco. Il vecchio motore è stato sostituito da un altro di recente fabbricazione e il reperto originale rimane ora in mostra, anche se la stessa Marelli sarebbe interessata a riaverlo per il proprio museo industriale.
Oggi ci sarà l’inaugurazione seguita dai primi test e nel 2018 si punta a produrre la prima “nuova” farina. «Dopo aver sistemato gli impianti manca solo l’illuminazione e qualche altro ritocco, dopo potremo iniziare a macinare –, raccontano dagli usi civici di Gazzano –. Già tante persone ci hanno chiesto informazioni, anche perché ormai di mulini in montagna ne sono rimasti pochissimi. Soprattutto per le castagne ci sono difficoltà a trovarne. È stata una impresa lunga ma siamo contenti di essere pronti; intanto faremo le prime prove grazie al nuovo motore». (adr.ar.)
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