Il punto nascite alla ribalta di Invece Concita
CASTELNOVO MONTI. Grazie alla lettera di un’insegnante di Felina, la battaglia per il punto nascite dell’ospedale di Castelnovo Monti finisce su Repubblica, sulla seguitissima rubrica di Concita De...
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CASTELNOVO MONTI. Grazie alla lettera di un’insegnante di Felina, la battaglia per il punto nascite dell’ospedale di Castelnovo Monti finisce su Repubblica, sulla seguitissima rubrica di Concita De Gregorio “Invece Concita”. Il merito è della mail do Maria Grazia Viola, 61enne docente di lettere alle scuole superiori castelnovesi. «Mi dice che mai avrebbe pensato “di arrivare a vivere in un mondo così attento solo agli aspetti finanziari, in cui i diritti vengono regolarmente presentati come privilegi. A scuola vedo i ragazzi sempre più fragili e più spaesati. Penso che il più grave delitto commesso dalla mia generazione sia stato quello di far credere ai giovani che nulla può cambiare, che si devono adattare”», scrive la De Gregorio nell’articolo sul sito di Repubblica pochi giorni fa.
Nel prosieguo viene ripercorsa la storia del punto nascite del Sant’Anna sino alla richiesta di chiusura da parte della commissione regionale per i punti nascite sotto ai 500 nati annui, fra cui Castelnovo, e quella di deroga avanzata dalla Regione Emilia Romagna al ministero della Salute. La riflessione dell’insegnante si allarga rispetto alla questione sanitaria e coinvolge il futuro delle aree appenniniche. «Si parla con preoccupazione dello spopolamento delle aree marginali e queste sono le politiche? Un reparto maternità ha un fortissimo valore simbolico: se nessun bambino nasce più in montagna, perché viverci e lottare contro le scomodità?», si chiede l’insegnante.
La Violi pesca poi dalla propria esperienza professionale un parallelo su un altro taglio passato, quello delle scuole elementari periferiche: «Insegno da più di 30 anni e ricordo quando le scuole elementari furono chiuse nei piccoli paesi dicendo che i bambini nelle pluriclassi erano meno seguiti e stimolati. Non era vero: io insegnavo alle medie e i bambini provenienti dalle pluriclassi erano al livello degli altri, anzi, spesso più autonomi e più aperti – racconta la Violi –. Il risultato fu solo quello di risparmiare lo stipendio di qualche maestra e di vuotare i piccoli paesi: i bambini andavano a scuola nei centri più grandi e, per evitare disagi, le famiglie si trasferirono». (adr.ar.)
Nel prosieguo viene ripercorsa la storia del punto nascite del Sant’Anna sino alla richiesta di chiusura da parte della commissione regionale per i punti nascite sotto ai 500 nati annui, fra cui Castelnovo, e quella di deroga avanzata dalla Regione Emilia Romagna al ministero della Salute. La riflessione dell’insegnante si allarga rispetto alla questione sanitaria e coinvolge il futuro delle aree appenniniche. «Si parla con preoccupazione dello spopolamento delle aree marginali e queste sono le politiche? Un reparto maternità ha un fortissimo valore simbolico: se nessun bambino nasce più in montagna, perché viverci e lottare contro le scomodità?», si chiede l’insegnante.
La Violi pesca poi dalla propria esperienza professionale un parallelo su un altro taglio passato, quello delle scuole elementari periferiche: «Insegno da più di 30 anni e ricordo quando le scuole elementari furono chiuse nei piccoli paesi dicendo che i bambini nelle pluriclassi erano meno seguiti e stimolati. Non era vero: io insegnavo alle medie e i bambini provenienti dalle pluriclassi erano al livello degli altri, anzi, spesso più autonomi e più aperti – racconta la Violi –. Il risultato fu solo quello di risparmiare lo stipendio di qualche maestra e di vuotare i piccoli paesi: i bambini andavano a scuola nei centri più grandi e, per evitare disagi, le famiglie si trasferirono». (adr.ar.)
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