L’addio a Mattia «Sei il migliore»
di Gabriele Farina
Chiesa di Sant’Anselmo gremita per abbracciare il nuotatore Tra i presenti Paltrinieri. Scozzoli: «Il pensiero va ai genitori»
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REGGIO EMILIA. Una stella cadente, un fratello che lascia un segno indelebile nei cuori. Così gli amici di lunga data salutano Mattia Dall’Aglio, il nuotatore reggiano di 24 anni morto domenica scorso nella piscina modenese dei Vigili del Fuoco, la società con cui si allenava.
Mattia indossa la maglia bianca della squadra con il simbolo dei pompieri e i pantaloni rossi, gli stessi che aveva con sé durante le tante premiazioni ricevute. In testa, ha la cuffia della Nazionale, da lui raggiunta nel 2015 con le Universiadi in Corea del Sud.
Dalla Nazionale giungono tanti amici ad abbracciarlo sin dal primo momento della cerimonia in via Terezin, sede della camera mortuaria. C’è Gregorio Paltrinieri, campione italiano, europeo, olimpico e mondiale, ma soprattutto amica da tempo di Mattia, di cui è un anno più piccolo. Presente con la fidanzata e i genitori, Greg non vuole mancare nonostante debba tornare nel pomeriggio a Roma.
C’è Fabio Scozzoli, che ancora una volta ricorda con dolore il valore del compagno-amico con cui aveva diviso due anni d’esperienza all’Imola Nuoto. «Ci sentivamo spesso, ma non ci vedevamo da più di un mese – racconta il secondo – un ultimo saluto mi avrebbe fatto piacere. I miei pensieri vanno sicuramente ai suoi genitori: credo che rimanere senza un figlio sia il peggio che ti possa capitare».
Gianluca Dall’Aglio e Fabrizia Ferrari, papà e mamma di Mattia, ringraziano e abbracciano i presenti con la forza, silenziosa e tenace, che in tanti riconoscono al figlio. «Dentro la vasca era uno che non molla mai, che ride e scherza sempre – prosegue Scozzoli – proprio com’era fuori. Era determinato e spensierato. Si godeva la vita, era un giocherellone. Il ricordo più bello con lui sono le vacanze a Gallipoli».
Ci sono giovani promesse del nuoto come Alessia Polieri e come i tanti compagni della Reggiana Nuoto (con cui ha esordito il giovane) e dei Vigili del Fuoco, che indossano la maglia bianca della società.
All’uscita dalla camera mortuaria, la sirena di un’autopompa suona a lutto. L’emozione è tanta e qualcuno si sente poco bene. Mirko Merighi, presidente dell’associazione sportiva Amici del nuoto (che gestisce l’impianto modenese), uno dei due indagati d’ufficio, ha un malore.
Quando la vettura che trasporta il corpo del giovane arriva davanti alla chiesa di Sant’Anselmo di Lucca, in località Buco del Signore, non lontano da doveva viveva l’azzurro, lo attendono centinaia e centinaia di persone. La parrocchia è già gremita e fuori diversi gruppi si fanno forza per poter assistere alla cerimonia.
Mattia entra in chiesa scortato dagli amici di sempre: Scozzoli e altri nuotatori, ma anche semplici amici, compagni di serate e di uscite. I loro volti sono segnati dal dolore, i loro cuori si pongono una semplice domanda: perché?
Un quesito che il sacerdote celebrante, don Giancarlo Simonazzi, rivolge direttamente a Dio. «Perché hai tolto la vita a una persona così giovane? – domanda Simonazzi, parroco della chiesa di Sant’Anselmo – Aiutaci a comprendere il tuo progetto d’amore».
Il sacerdote guida una cerimonia fuori dall’ordinario, così come era il valore di Mattia nelle parole che riecheggiano nella chiesa. L’omelia è sostituita da una riflessione collettiva, che riunisce i pensieri dei genitori, degli amici e dello stesso sacerdote.
Quando i pensieri cessano, cessa anche qualsiasi suono. Come desiderio degli amici, alle 10.26 scende il silenzio in chiesa. Nel mondo dello sport è un’abitudine consolidata restare sessanta secondi senza fiatare, in segno di rispetto. Per Mattia, i minuti di silenzio diventano tre e sono vissuti con commozione da tutti i presenti, grandi e piccoli.
Il corpo di Mattia è poi benedetto con l’acqua, elemento caro al nuotatore, e l’incenso. Un atleta dei Vigili del Fuoco accompagna il rito e bacia la bara, prima che altri pompieri suonino il Silenzio di ordinanza con la tromba e due bandiere (una del gruppo Menegola, l’altra del corpo dei Vigili del Fuoco) inclinate verso il basso.
Quando nella chiesa tornano a sentirsi le parole, non c’è nulla né di rituale né di scontato. I primi ad avvicinarsi al microfono sono gli amici di sempre. Si sostengono l’un l’altro per avere la forza di terminare il lungo e commosso messaggio all’amico, chiamato con affetto «stella cadente».
Dopo di loro, è la volta del Gruppo sportivo dei Vigili del Fuoco. Caterina Brighi e Matteo Beretta si alternano nei pensieri per il «fratello-amico» di cui si sentono (con i compagni) eredi nella missione di andare avanti. Non sarà facile e lo sanno, ma come diceva Mattia, citando un celebre spot, «nulla è impossibile».
Don Simonazzi si augura che Mattia possa andare verso al Signore non nuotando, come era solito fare, ma camminando sull’acqua. «Sei e rimani sempre nei nostri cuori», assicura il parroco.
Il canto del Magnificat precede l’uscita della bara dalla chiesa. Mattia è sorretto ancora dagli amici, che si fermano davanti al sagrato. Alla loro destra c’è la banda, che fa risuonare le note dell’inno di Mameli. Come quando un atleta azzurro sale sul gradino più alto del podio, ma questa volta nessuno ha voglia di cantare. Parte l’applauso, poi è tempo di salutare Mattia e Merighi si fa sorreggere pur di abbracciare per l’ultima volta l’atleta prima del viaggio. Un amico si avvicina a Mattia e gli ricorda ancora: «Sei il migliore».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Mattia indossa la maglia bianca della squadra con il simbolo dei pompieri e i pantaloni rossi, gli stessi che aveva con sé durante le tante premiazioni ricevute. In testa, ha la cuffia della Nazionale, da lui raggiunta nel 2015 con le Universiadi in Corea del Sud.
Dalla Nazionale giungono tanti amici ad abbracciarlo sin dal primo momento della cerimonia in via Terezin, sede della camera mortuaria. C’è Gregorio Paltrinieri, campione italiano, europeo, olimpico e mondiale, ma soprattutto amica da tempo di Mattia, di cui è un anno più piccolo. Presente con la fidanzata e i genitori, Greg non vuole mancare nonostante debba tornare nel pomeriggio a Roma.
C’è Fabio Scozzoli, che ancora una volta ricorda con dolore il valore del compagno-amico con cui aveva diviso due anni d’esperienza all’Imola Nuoto. «Ci sentivamo spesso, ma non ci vedevamo da più di un mese – racconta il secondo – un ultimo saluto mi avrebbe fatto piacere. I miei pensieri vanno sicuramente ai suoi genitori: credo che rimanere senza un figlio sia il peggio che ti possa capitare».
Gianluca Dall’Aglio e Fabrizia Ferrari, papà e mamma di Mattia, ringraziano e abbracciano i presenti con la forza, silenziosa e tenace, che in tanti riconoscono al figlio. «Dentro la vasca era uno che non molla mai, che ride e scherza sempre – prosegue Scozzoli – proprio com’era fuori. Era determinato e spensierato. Si godeva la vita, era un giocherellone. Il ricordo più bello con lui sono le vacanze a Gallipoli».
Ci sono giovani promesse del nuoto come Alessia Polieri e come i tanti compagni della Reggiana Nuoto (con cui ha esordito il giovane) e dei Vigili del Fuoco, che indossano la maglia bianca della società.
All’uscita dalla camera mortuaria, la sirena di un’autopompa suona a lutto. L’emozione è tanta e qualcuno si sente poco bene. Mirko Merighi, presidente dell’associazione sportiva Amici del nuoto (che gestisce l’impianto modenese), uno dei due indagati d’ufficio, ha un malore.
Quando la vettura che trasporta il corpo del giovane arriva davanti alla chiesa di Sant’Anselmo di Lucca, in località Buco del Signore, non lontano da doveva viveva l’azzurro, lo attendono centinaia e centinaia di persone. La parrocchia è già gremita e fuori diversi gruppi si fanno forza per poter assistere alla cerimonia.
Mattia entra in chiesa scortato dagli amici di sempre: Scozzoli e altri nuotatori, ma anche semplici amici, compagni di serate e di uscite. I loro volti sono segnati dal dolore, i loro cuori si pongono una semplice domanda: perché?
Un quesito che il sacerdote celebrante, don Giancarlo Simonazzi, rivolge direttamente a Dio. «Perché hai tolto la vita a una persona così giovane? – domanda Simonazzi, parroco della chiesa di Sant’Anselmo – Aiutaci a comprendere il tuo progetto d’amore».
Il sacerdote guida una cerimonia fuori dall’ordinario, così come era il valore di Mattia nelle parole che riecheggiano nella chiesa. L’omelia è sostituita da una riflessione collettiva, che riunisce i pensieri dei genitori, degli amici e dello stesso sacerdote.
Quando i pensieri cessano, cessa anche qualsiasi suono. Come desiderio degli amici, alle 10.26 scende il silenzio in chiesa. Nel mondo dello sport è un’abitudine consolidata restare sessanta secondi senza fiatare, in segno di rispetto. Per Mattia, i minuti di silenzio diventano tre e sono vissuti con commozione da tutti i presenti, grandi e piccoli.
Il corpo di Mattia è poi benedetto con l’acqua, elemento caro al nuotatore, e l’incenso. Un atleta dei Vigili del Fuoco accompagna il rito e bacia la bara, prima che altri pompieri suonino il Silenzio di ordinanza con la tromba e due bandiere (una del gruppo Menegola, l’altra del corpo dei Vigili del Fuoco) inclinate verso il basso.
Quando nella chiesa tornano a sentirsi le parole, non c’è nulla né di rituale né di scontato. I primi ad avvicinarsi al microfono sono gli amici di sempre. Si sostengono l’un l’altro per avere la forza di terminare il lungo e commosso messaggio all’amico, chiamato con affetto «stella cadente».
Dopo di loro, è la volta del Gruppo sportivo dei Vigili del Fuoco. Caterina Brighi e Matteo Beretta si alternano nei pensieri per il «fratello-amico» di cui si sentono (con i compagni) eredi nella missione di andare avanti. Non sarà facile e lo sanno, ma come diceva Mattia, citando un celebre spot, «nulla è impossibile».
Don Simonazzi si augura che Mattia possa andare verso al Signore non nuotando, come era solito fare, ma camminando sull’acqua. «Sei e rimani sempre nei nostri cuori», assicura il parroco.
Il canto del Magnificat precede l’uscita della bara dalla chiesa. Mattia è sorretto ancora dagli amici, che si fermano davanti al sagrato. Alla loro destra c’è la banda, che fa risuonare le note dell’inno di Mameli. Come quando un atleta azzurro sale sul gradino più alto del podio, ma questa volta nessuno ha voglia di cantare. Parte l’applauso, poi è tempo di salutare Mattia e Merighi si fa sorreggere pur di abbracciare per l’ultima volta l’atleta prima del viaggio. Un amico si avvicina a Mattia e gli ricorda ancora: «Sei il migliore».
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