L’altra Villalunga La festa dei volontari tra tortelli e grigliate
di Adriano Arati
Sono i protagonisti dietro le quinte della festa del Pd «Lavoro e divertimento, ma manca un’idea di partito»
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CASALGRANDE. Passione e voglia di fare qualcosa «per un obiettivo comune» rafforzate da energie giovani. Ma anche rimpianti per l’idealismo del passato e per i tanti compagni che hanno mollato. La festa Pd di Villalunga è, per qualità e durata, uno dei principali eventi dell’estate reggiana e una delle principali manifestazioni politiche emiliano-romagnole con numeri che superano quelle di tanti capoluoghi di provincia.
Se si esce dalla rossa Emilia, poi, il confronto con la forza d’urto di Villalunga è ancora più impietoso. La chiave del successo, oltre a una macchina organizzativa di livello eccellente, è l’altissimo numero di volontari coinvolti: più di 500 persone che per quasi venti giorni dedicano riposo e ferie a grigliare, cucinare, servire tavoli, pulire e gestire parcheggi. Attività impegnative che in un’estate torrida come questa diventano ancora più faticose. Eppure, Villalunga attira tanti ragazzi e ragazze giovani, che quasi cancellano l’amarezza per gli addii di tanti volontari, nati e cresciuti nel Pci e ora lontani dal Pd in anni di scissioni e polemiche continue.
«Ci sono tanti giovani: c’è un bel ricambio ma un po’ di amarezza per gli addii», racconta Ivan, da 27 anni volontario prima alle feste di Salvaterra e poi di Villalunga. «Il divertimento c’è ancora, ma una volta era ancora meglio, c’erano ideali e attaccamento al partito. Oggi è più la festa di Villalunga che la festa del partito, oggi ognuno ha una sua idea diversa, non c’è l’idea di un partito unico – spiega –. Ci sono tanti ragazzi, della mia squadra storica da 18 siamo rimasti in 6, ma ne abbiamo persi tanti per motivi di ideali. Non è il massimo, ma almeno abbiamo risorse nuove». Nei giorni scorsi, anche il clima torrido non ha aiutato: «Quelli sono i momenti più tristi, c’è un caldo enorme e la gente non viene. È triste che ci sia poca gente in giro, il caldo non aiuta». Vero, anche se Villalunga, tutto sommato, è una delle realtà che meno sta pagando il conto in questo senso.
Un’altra veterana è Mirella, da dieci anni impegnata nel ristorante tradizionale. «Ho visto tante persone passare, anche se gli anziani e i volontari storici rimangono il punto di riferimento, lavorano tantissimo e sono una certezza», sottolinea. E le forze giovani? «Ci sono, soprattutto fra i camerieri, c’è sempre un ricambio di ragazze e ragazzi. Il coinvolgimento funziona per amicizie, per via della scuola, per le compagnie. Magari un anno ci sono, poi spariscono e poi ritornano. C’è sempre un ricambio». Tanto movimento e tanto impegno: «Si lavora moltissimo ma ci si diverte tanto. C’è la condivisione di valori per un obiettivo comune e questo ti fa andare avanti anche quando ci sono delle giornate impegnative. E ce ne sono spesso, di giornate simili. È stancante ma bello: la festa è lunga e i volontari fissi sono messi alla prova, specialmente gli anziani sentono il peso della lunghezza dell’evento».
Quello che salva è lo spirito comune: «fare volontariato è fare qualcosa che non ti pesa, che serva per fare qualcosa di utile, qualcosa che aiuti il prossimo», è la versione di Claudio Torri del Falò, uno dei locali più frequentati e più impegnativi per i volontari, con le sue carni alla brace e il fuoco da tenere costantemente alto. «Lo stare insieme è la prima cosa, altrimenti avremmo già mollato. Invece ci sono tanti ragazzi che per quindici giorni danno tutto: anima e corpo».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Se si esce dalla rossa Emilia, poi, il confronto con la forza d’urto di Villalunga è ancora più impietoso. La chiave del successo, oltre a una macchina organizzativa di livello eccellente, è l’altissimo numero di volontari coinvolti: più di 500 persone che per quasi venti giorni dedicano riposo e ferie a grigliare, cucinare, servire tavoli, pulire e gestire parcheggi. Attività impegnative che in un’estate torrida come questa diventano ancora più faticose. Eppure, Villalunga attira tanti ragazzi e ragazze giovani, che quasi cancellano l’amarezza per gli addii di tanti volontari, nati e cresciuti nel Pci e ora lontani dal Pd in anni di scissioni e polemiche continue.
«Ci sono tanti giovani: c’è un bel ricambio ma un po’ di amarezza per gli addii», racconta Ivan, da 27 anni volontario prima alle feste di Salvaterra e poi di Villalunga. «Il divertimento c’è ancora, ma una volta era ancora meglio, c’erano ideali e attaccamento al partito. Oggi è più la festa di Villalunga che la festa del partito, oggi ognuno ha una sua idea diversa, non c’è l’idea di un partito unico – spiega –. Ci sono tanti ragazzi, della mia squadra storica da 18 siamo rimasti in 6, ma ne abbiamo persi tanti per motivi di ideali. Non è il massimo, ma almeno abbiamo risorse nuove». Nei giorni scorsi, anche il clima torrido non ha aiutato: «Quelli sono i momenti più tristi, c’è un caldo enorme e la gente non viene. È triste che ci sia poca gente in giro, il caldo non aiuta». Vero, anche se Villalunga, tutto sommato, è una delle realtà che meno sta pagando il conto in questo senso.
Un’altra veterana è Mirella, da dieci anni impegnata nel ristorante tradizionale. «Ho visto tante persone passare, anche se gli anziani e i volontari storici rimangono il punto di riferimento, lavorano tantissimo e sono una certezza», sottolinea. E le forze giovani? «Ci sono, soprattutto fra i camerieri, c’è sempre un ricambio di ragazze e ragazzi. Il coinvolgimento funziona per amicizie, per via della scuola, per le compagnie. Magari un anno ci sono, poi spariscono e poi ritornano. C’è sempre un ricambio». Tanto movimento e tanto impegno: «Si lavora moltissimo ma ci si diverte tanto. C’è la condivisione di valori per un obiettivo comune e questo ti fa andare avanti anche quando ci sono delle giornate impegnative. E ce ne sono spesso, di giornate simili. È stancante ma bello: la festa è lunga e i volontari fissi sono messi alla prova, specialmente gli anziani sentono il peso della lunghezza dell’evento».
Quello che salva è lo spirito comune: «fare volontariato è fare qualcosa che non ti pesa, che serva per fare qualcosa di utile, qualcosa che aiuti il prossimo», è la versione di Claudio Torri del Falò, uno dei locali più frequentati e più impegnativi per i volontari, con le sue carni alla brace e il fuoco da tenere costantemente alto. «Lo stare insieme è la prima cosa, altrimenti avremmo già mollato. Invece ci sono tanti ragazzi che per quindici giorni danno tutto: anima e corpo».
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