Aperto in tribunale uno sportello dedicato
di Leonardo Grilli
Il vicesindaco Sassi: «L’obiettivo principale è intercettare precocemente i nuclei familiari a rischio»
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REGGIO EMILIA. In controtendenza rispetto a molte altre realtà, gli sfratti richiesti ed eseguiti a Reggio Emilia, città e provincia, continuano a salire. Numeri che preoccupano perché riguardano uno dei beni fondamentali per la vita di ogni famiglia: la casa.
Per questo motivo il Comune, con lo scopo di avvicinarsi il più possibile alle persone con questo tipo di difficoltà, ha attivato uno sportello di ascolto direttamente dentro al tribunale reggiano. Un modo per scoprire il più velocemente possibile i casi che necessitano l’intervento dell’amministrazione e dei servizi sociali.
«Da oltre un anno – spiega il vicesindaco nonché assessore al welfare Matteo Sassi – abbiamo avviato uno sportello dei servizi sociali nel palazzo di giustizia, frutto di una collaborazione fra Comune e tribunale innovativa in Italia. Il nostro obiettivo è quello di intercettare precocemente i nuclei familiari sotto sfratto nel momento stesso in cui si recano dal giudice per ricevere la notifica».
Un metodo molto più efficace rispetto a quanto accadeva in precedenza?
«La differenza fondamentalmente è questa. Prima erano le stesse famiglie che dovevano recarsi negli uffici dei servizi sociali per ricevere aiuto ma in queste situazioni la tempistica è fondamentale per poter intervenire nelle primissime fasi. In questo modo, con l’apertura di uno sportello in tribunale, hai più tempo per conoscere la famiglia, capire che risorse vanno messe in campo, creare un progetto ad hoc».
E i risultati, da quando è stato attivato il servizio, sono stati promettenti?
«Nel 2016 abbiamo intercettato 138 famiglie sfrattate di cui 63 erano già a carico dei servizi sociali. A questo numero vanno aggiunti i 105 a cui abbiamo sospeso lo sfratto emesso da Acer. Si tratta fondamentalmente di persone che abitano nell’edilizia pubblica e hanno maturato delle morosità che, su valutazione degli assistenti sociali, sono state sospese».
Nonostante la positività del progetto e degli obiettivi che si pone il dato degli oltre 500 sfratti in un anno resta allarmante.
«Sono numeri molto significativi dal punto di vista sociale. Se oggi dovessi valutare qual è il settore che nell’ambito delle politiche pubbliche richiede maggiori investimenti è indubbiamente quello della casa. Ogni euro investito in politiche di housing sociale è investito bene perché permette di lavorare sulla prevenzione dello scivolamento delle famiglie in condizioni di povertà e disagio estremo».
Ma basta a questo punto l’impegno a livello locale o serve qualcosa di più?
«In realtà servirebbe un intervento forte da parte dello stato che invece finanzia questo settore in modo discontinuo e soprattutto sottodimensionato. Il Comune di Reggio Emilia nel 2017 complessivamente metterà oltre un milione e 300mila euro di risorse proprie così ripartiti: circa 800mila euro in investimenti per il recupero di alloggi pubblici e oltre 500mila euro sotto forma di contributi e sussidi alle famiglie per il mantenimento dell’alloggio. È uno sforzo enorme per il Comune che d’altra parte non basta. Abbiamo bisogno di risorse nazionali».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Per questo motivo il Comune, con lo scopo di avvicinarsi il più possibile alle persone con questo tipo di difficoltà, ha attivato uno sportello di ascolto direttamente dentro al tribunale reggiano. Un modo per scoprire il più velocemente possibile i casi che necessitano l’intervento dell’amministrazione e dei servizi sociali.
«Da oltre un anno – spiega il vicesindaco nonché assessore al welfare Matteo Sassi – abbiamo avviato uno sportello dei servizi sociali nel palazzo di giustizia, frutto di una collaborazione fra Comune e tribunale innovativa in Italia. Il nostro obiettivo è quello di intercettare precocemente i nuclei familiari sotto sfratto nel momento stesso in cui si recano dal giudice per ricevere la notifica».
Un metodo molto più efficace rispetto a quanto accadeva in precedenza?
«La differenza fondamentalmente è questa. Prima erano le stesse famiglie che dovevano recarsi negli uffici dei servizi sociali per ricevere aiuto ma in queste situazioni la tempistica è fondamentale per poter intervenire nelle primissime fasi. In questo modo, con l’apertura di uno sportello in tribunale, hai più tempo per conoscere la famiglia, capire che risorse vanno messe in campo, creare un progetto ad hoc».
E i risultati, da quando è stato attivato il servizio, sono stati promettenti?
«Nel 2016 abbiamo intercettato 138 famiglie sfrattate di cui 63 erano già a carico dei servizi sociali. A questo numero vanno aggiunti i 105 a cui abbiamo sospeso lo sfratto emesso da Acer. Si tratta fondamentalmente di persone che abitano nell’edilizia pubblica e hanno maturato delle morosità che, su valutazione degli assistenti sociali, sono state sospese».
Nonostante la positività del progetto e degli obiettivi che si pone il dato degli oltre 500 sfratti in un anno resta allarmante.
«Sono numeri molto significativi dal punto di vista sociale. Se oggi dovessi valutare qual è il settore che nell’ambito delle politiche pubbliche richiede maggiori investimenti è indubbiamente quello della casa. Ogni euro investito in politiche di housing sociale è investito bene perché permette di lavorare sulla prevenzione dello scivolamento delle famiglie in condizioni di povertà e disagio estremo».
Ma basta a questo punto l’impegno a livello locale o serve qualcosa di più?
«In realtà servirebbe un intervento forte da parte dello stato che invece finanzia questo settore in modo discontinuo e soprattutto sottodimensionato. Il Comune di Reggio Emilia nel 2017 complessivamente metterà oltre un milione e 300mila euro di risorse proprie così ripartiti: circa 800mila euro in investimenti per il recupero di alloggi pubblici e oltre 500mila euro sotto forma di contributi e sussidi alle famiglie per il mantenimento dell’alloggio. È uno sforzo enorme per il Comune che d’altra parte non basta. Abbiamo bisogno di risorse nazionali».
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